LE SETTE MERAVIGLIE DELL’ANTICHITA’: IL TEMPIO DI ARTMEMIDE A EFESO
Nel 1863, nell’ambito di una corsa senza quartiere da parte dei direttori dei musei europei per acquisire i resti più spettacolari del mondo classico, il The British Museum iniziò a sponsorizzare gli scavi a Efeso.

© The Trustees del The British Museum
Gli archeologi del museo avevano già trovato frammenti del Mausoleo di Alicarnasso nel 1856: un’altra meraviglia sarebbe stata sicuramente un grande fiore all’occhiello per loro. Diverse fonti antiche menzionano il Tempio di Artemide, tra cui lo storico romano del I secolo d.C. Plinio il Vecchio, che nomina l’architetto dell’edificio, risalente al IV secolo a.C., e si meraviglia delle imprese ingegneristiche necessarie per costruire un edificio interamente in marmo lungo 136 metri e largo quasi 68 metri.
Plinio sottolinea anche le colonne del tempio alte 18 metri, 36 delle quali avevano basi ricoperte di rilievi scolpiti. Solo due secoli dopo, l’edificio da lui descritto era scomparso. Nel 1869, erano passati quasi due millenni dall’ultima volta che qualcuno aveva visto il Tempio di Artemide. Quell’anno, il team del The British Museum, guidato dall’ingegnere archeologo dilettante John Turtle Wood, scoprì numerose sculture ed elementi architettonici del tempio, tra cui una delle sue famose basi di colonne decorate.
Da allora, sono stati riportati alla luce solo il muro del santuario, le fondamenta del tempio e il suo enorme altare. Senza altro materiale in situ, è stato difficile per gli archeologi comprendere l’aspetto della struttura. Utilizzando descrizioni di scrittori greci e romani, monete antiche e studi di templi simili, un team guidato dall’ingegnere Ahmet Denker dell’Università Bilgi di Istanbul ha creato un modello 3D del tempio come poteva apparire nel IV secolo a.C.
Gli ingegneri hanno creato una struttura notevole non solo per le sue dimensioni, ma anche per il suo numero dispari di colonne. Oltre alle 21 colonne lungo ciascun lato del tempio, c’erano otto colonne sulla parte anteriore e nove su quella posteriore. Gli spazi più ampi tra le colonne sulla facciata permettevano ai visitatori di rimanere sbalorditi dall’enorme statua di Artemide all’interno.
Altre caratteristiche uniche del tempio includono le basi delle colonne scolpite; tre insolite aperture nel frontone del tempio che potrebbero essere state destinate a far entrare la luce della luna, essendo Artemide la dea della luna; e le spirali dipinte dei capitelli che hanno ispirato tutti gli edifici di ordine ionico successivi.
Denker ritiene che la tecnologia digitale permette di sperimentare diverse idee in 3D e di immaginare il tempio e i suoi dintorni in un modo che non è possibile con disegni 2D o da altre fonti: è l’unico modo in cui si immagina come sarebbe stato visitare questo straordinario monumento.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: The Archaeological Exploration of Sardis


