Gli scavi archeologici preventivi condotti presso il futuro sito dell’Ospedale Municipale di Costanza (Romania) hanno portato alla luce un importante gruppo di sepolture di epoca romana e due eccezionali reperti: un raro umbone da parata e un’iscrizione greca che documenta un’associazione religiosa nell’antica Tomis, il luogo di esilio del poeta Ovidio.

Le scoperte sono state effettuate dagli archeologi del Museo Nazionale di Storia e Archeologia di Costanza (MINAC) durante le ricerche condotte in vista dei lavori di costruzione volti a migliorare l’efficienza energetica del complesso ospedaliero.

Gli scavi hanno portato alla luce 34 tombe risalenti al III-IV secolo d.C., parte della necropoli dell’antica città di Tomis: fondata come colonia greca nel VI secolo a.C. e annessa all’Impero romano nel 29 a.C. durante il regno di Augusto, Tomis si sviluppò in seguito in un importante centro urbano sulla costa occidentale del Mar Nero. All’inizio del IV secolo d.C. era diventata la capitale della provincia della Scizia Minore e un importante snodo del commercio marittimo.

Le indagini archeologiche sono state rese necessarie dalla normativa sulla tutela del patrimonio culturale, poiché il complesso ospedaliero si trova all’interno dei confini della necropoli imperiale di Tomis e all’interno della zona di tutela del monumento paleocristiano noto come Tomba dell’Orante (IV secolo d.C.). Gli scavi sono stati condotti da un team del MINAC in due fasi (settembre-ottobre 2025 e gennaio-febbraio 2026), dopo il completamento dei lavori preliminari sul sito, quali demolizione, ricollocazione dei servizi e bonifica superficiale.

La ricerca ha dovuto affrontare anche notevoli sfide logistiche. Il deterioramento delle condizioni strutturali di uno degli edifici ospedalieri esistenti, classificato nella categoria di rischio sismico più elevata, ha creato condizioni di lavoro pericolose e ha richiesto la sospensione temporanea e la riorganizzazione dei lavori archeologici per garantire la sicurezza del team di ricerca.

Nonostante questi vincoli, gli scavi hanno portato alla luce una sezione della necropoli notevolmente ben conservata. Le sepolture includono diverse tombe a catacomba utilizzate per sepolture multiple per lunghi periodi di tempo. Ad alcune di queste camere funerarie sotterranee si accedeva tramite scale in eccellenti condizioni. Molte tombe contenevano corredi funerari importanti tra cui gioielli, ornamenti personali, vasi di vetro, monete e un gran numero di anfore di ceramica importate dal Nord Africa, a testimonianza dei vivaci rapporti commerciali della Tomis romana.

Tra le scoperte, due oggetti si distinguono per la loro rarità e importanza storica. Uno è un’iscrizione in lingua greca che sembra originariamente far parte di un sarcofago o monumento funerario risalente al III secolo d.C. Un’analisi preliminare suggerisce che l’iscrizione si riferisca a un’associazione religiosa attiva a Tomis in quel periodo.

Altrettanto notevole è la scoperta di un umbone, l’elemento centrale sporgente di uno scudo, appartenente a uno scudo cerimoniale o da parata. Oggetti di questo tipo sono estremamente rari nella documentazione archeologica: la sua presenza in un contesto funerario potrebbe indicare la sepoltura di un individuo associato al prestigio militare o a uno status elitario.

Questi risultati contribuiscono in modo significativo alla comprensione della vita sociale, religiosa e culturale dei Tomis romana. Evidenziano inoltre l’importanza della ricerca archeologica preventiva nella salvaguardia e nella documentazione del patrimonio culturale durante lo sviluppo urbano moderno.

Il Museo Nazionale di Storia e Archeologia di Costanza continua a svolgere il suo lavoro in stretta collaborazione con le autorità locali e nel pieno rispetto della legislazione nazionale sul patrimonio culturale. Attraverso la ricerca continua, la collaborazione istituzionale e competenze specialistiche, il museo rimane impegnato a proteggere il patrimonio archeologico di Costanza e a garantire che l’antico passato della città rimanga parte integrante della sua identità culturale.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Museo Nazionale di Storia  e Archeologia di Costanza