INDIVIDUATI RESTI DI EDIFICI RESIDENZIALI NEL CASTRUM ROMANO DI NOVAE, BULGARIA
Gli archeologi dell’Università di Varsavia che stanno effettuando scavi nella fortezza romana di Novae, in Bulgaria, hanno portato alla luce una residenza monumentale che potrebbe aver ospitato il comandante della Legio I Italica.
Novae si trova sulla riva meridionale del Danubio, nella Bulgaria settentrionale, e divenne un importante centro militare romano e il castrum divenne la base permanente della Legio I Italica, fondata nel I secolo d.C.
Dal 1960, archeologi polacchi e bulgari conducono scavi a Novae e, attualmente, diverse squadre di ricerca polacche stanno lavorando in diverse aree del sito.
Nel corso dell’ultima campagna di scavi, gli archeologi dell’Università di Varsavia hanno riportato alla luce 3000 metri quadrati di un grande complesso residenziale. Secondo Piotr Dyczek, direttore del Centro di ricerca sull’antichità dell’Europa sudorientale presso l’Università di Varsavia, l’edificio era molto probabilmente il pretorio, ovvero la residenza del legato legionario che comandava la legione.
Tra le prove a sostegno di questa interpretazione vi sono i resti di un vasto complesso termale privato. Sebbene i castra legionari romani solitamente disponessero di terme comuni per i soldati, strutture termali private di queste dimensioni sarebbero state associate a individui di notevole prestigio.
L’edificio era inoltre riccamente decorato. Gli archeologi hanno rinvenuto intonaci dipinti, pavimenti elaborati realizzati con mattoni multicolori, frammenti di mobili in bronzo, statuette e ceramiche di alta qualità.
Se l’identificazione come pretorio venisse confermata, la scoperta potrebbe offrire agli archeologi una rara opportunità di studiare un esempio esteso di residenza di un comandante legionario.
Sebbene l’organizzazione generale delle fortezze legionarie romane sia ben nota, molti esempi superstiti si trovano sotto insediamenti moderni. Di conseguenza, gli edifici interpretati come residenze dei comandanti sono spesso noti solo attraverso resti frammentari.
Tra i reperti di Novae si trova una piccola statuetta di bronzo raffigurante Priapo. Solo pochi altri esemplari comparabili sono noti nella regione del Basso Danubio. Gli archeologi hanno inoltre scoperto la testa del dio Mitra, due altari con iscrizioni, uno dei quali conserva un’iscrizione quasi completa, e parte di una testa di marmo associata a un ritratto imperiale ufficiale. Un’altra scoperta insolita è un puntale a forma di pigna, un oggetto raramente rinvenuto lungo il basso Danubio.
La presenza di oggetti legati alle tradizioni religiose orientali ed egizie potrebbe indicare che alcuni dei soldati di stanza a Novae avevano precedentemente prestato servizio o viaggiato in regioni più a est dell’Impero Romano.
Gli scavi hanno inoltre portato alla luce testimonianze relative agli Avari, una popolazione nomade che giunse in Europa nel VI secolo d.C. I ricercatori hanno identificato diverse strutture semi-sotterranee caratteristiche, dotate di forni o focolari. Una di queste, insolitamente grande, potrebbe essere appartenuta a un leader locale, mentre diverse abitazioni più piccole misuravano solo circa cinque metri quadrati.
Un orecchino avaro rinvenuto durante gli scavi è particolarmente significativo, poiché i ricercatori affermano che si tratti del primo esemplare di questo tipo scoperto nella Bulgaria settentrionale.
I resti potrebbero contribuire al dibattito archeologico tuttora in corso riguardo ai movimenti e agli insediamenti delle popolazioni avare a sud del Danubio durante la tarda antichità.
I livelli idrici insolitamente bassi del Danubio hanno inoltre permesso agli archeologi di effettuare sopralluoghi in aree normalmente sommerse dal fiume. Il team ha documentato i resti architettonici esposti, insieme a frammenti di ceramica e tegole romane.
I ricercatori sperano che le prove rinvenute lungo le rive del fiume possano aiutare a determinare l’ubicazione dell’antico porto di Novae, che rimane uno dei principali interrogativi irrisolti riguardanti la fortezza romana.
L’identificazione del porto fornirebbe nuove prove su come Novae venisse rifornita e collegata alle più ampie reti militari e commerciali che operavano lungo il confine danubiano di Roma.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: PAP


