IL PRIMO MODELLO 3D SULLE CAVE DEI MOAI DELL’ISOLA DI PASQUA
Situata nel mezzo del Pacifico meridionale, a migliaia di chilometri dal continente più vicino, l’Isola di Pasqua (Rapa Nui) è uno dei luoghi abitati più remoti della Terra. Visitarla e ammirare le cave in cui sono state create le sue iconiche statue moai era ed è sempre complicato,
E’ possibile esplorare Rano Raraku, una delle principali cave dell’Isola di Pasqua, comodamente seduti in poltrona grazie al lavoro di un team di ricerca, che include docenti e ricercatori della Binghamton University e ha creato il primo modello 3D ad alta risoluzione della cava, offrendo uno scorcio dell’isola, comprese quasi 1.000 delle sue iconiche statue moai.
Secondo Carl Lipo, docente di antropologia alla Binghamton University e autore principale di un nuovo articolo su PLOS One, la cava dell’Isola di Pasqua ha tutto ciò che si possa immaginare sulla costruzione dei moai, dove hanno svolto la maggior parte delle loro attività. È sempre stata un tesoro di informazioni e patrimonio culturale, ma è notevolmente poco documentata.
Il nuovo modello consente ai visitatori di ingrandire le immagini di vari elementi della cava, sia dall’alto che dal basso, offrendo viste che non si potrebbero ammirare nemmeno raggiungendo Rapa Nui. La cava stessa si trova in un cratere vulcanico troppo ripido e accidentato per essere attraversato in sicurezza.
Lipo ha affermato che il modello 3D apre le porte a cose che non erano mai state possibili individure: 1) fornisce ai ricercatori una replica tridimensionale che possono studiare e 2) consente a tutti di visitare l’isola.
Nell’ottobre 2023, un incendio boschivo ha devastato la cava, sollevando preoccupazioni sul futuro del sito. Quando Lipo e il suo team sono arrivati per condurre ricerche nel gennaio 2024, un gruppo della comunità dell’isola ha chiesto ai ricercatori se potevano documentare la cava nel caso in cui fosse stata danneggiata in modo permanente.
I ricercatori, tra cui Thomas Pingel e Kevin Heard del Dipartimento di Geografia di Binghamton, hanno colto al volo l’opportunità. Hanno effettuato circa 30 voli con droni, scattando 22.000 foto della cava con incrementi di 30 metri. Utilizzando un software, le immagini sono state unite nel modello 3D risultante, un processo che ha richiesto mesi di elaborazione.
Pingel afferma quanto la qualità di questo modello sia di gran lunga superiore a quanto si potesse realizzare anche solo un paio di anni fa, e la possibilità di condividere un modello così dettagliato in un modo accessibile dal computer di chiunque è notevole.
Utilizzando il nuovo modello 3D, i ricercatori hanno esaminato i siti di 30 diversi “laboratori” nella cava. Esaminando la struttura dell’attività estrattiva, dove le tecniche di scavo differivano da sito a sito, i ricercatori hanno scoperto, in linea con le tracce già conosciute, che l’isola era composta da più gruppi indipendenti che lavoravano simultaneamente e non da una gestione centralizzata.
Secondo Lipo, i laboratori separati si allineano perfettamente ai diversi gruppi di clan che lavorano intensamente nei loro ambiti specifici e si vede chiaramente dove operavano i diversi laboratori.
Sebbene questa teoria non sia necessariamente nuova, secondo Lipo è notevole vedere confermate con tracce visibili le informazioni finora conosciute.
Considerando la capacità degli individui di spostare statue giganti, non servono molte altri individui per realizzarle, collegando tutti i tasselli tra il numero di persone necessarie per spostare le statue, il numero di luoghi di estrazione, la tipologia delle lavorazioni di estrazione e poi la suddivisione sociale delle comunità.
In futuro, i ricercatori utilizzeranno il modello 3D per ulteriori analisi della cava. Lipo spera inoltre che il modello venga utilizzato da tutti, dai ricercatori ai normali fruitori: quanto ottenuto è un panorama incredibile di cose che meriterrebbe una visita in situ.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Università di Binghamton


