IL GUERRIERO DI CAPESTRANO COME NON L’AVETE MAI VISTO

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Sulla rivista FERA-JOURNAL sono stati pubblicati i risultati del recente lavoro di archeometria e remote sensing applicato alle sculture italiche che ha coinvolto anche il “nostro” Nevio Pompuledio, il Guerriero di Capestrano!

Il Guerriero di Capestrano è una delle opere più imponenti dell’arte italica, fondamentale per descrivere un contesto storico, quello dell’Età del Ferro della penisola, dal quale si sono sviluppate le popolazioni che danno oggi vita al coacervo palinsesto di genti italiche.

Datata alla prima metà del VI sec. a. C., la statua è stata rinvenuta nei pressi di Capestrano (AQ) nel lontano 1934 e, recentemente, un progetto, il Progetto ARS, che nasce dalla collaborazione fra la Direzione Regionale Musei Abruzzo, il CAAM (Centro di Atenne di Archeometria e Microanalisi) dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara  e il progetto europeo EuroTeCH-Erasmus + per la ricontestualizzazione delle sculture preromane dall’Abruzzo, ha brillantemente unito agli strumenti di ricerca tradizionali l’impiego di protocolli diagnostici all’avanguardia, grazie ad analisi archeomatiche e archeometriche non invasive.

Inoltre, su Sketchfab è possibile visualizzare l’accurato modello 3D del Guerriero di Capestrano realizzato da un team multidisciplinare che ha preso in considerazioni parecche delle sculture fondamentali dell’Abruzzo pre romano.

La statua del Guerriero di Capestrano, la scultura più famosa e simbolo della regione Abruzzo, risulta senz’altro la più nota di questa produzione artistica e culturale e, nonostante fosse anche la più investigata, ha riservato sorprendenti risultati e continua a riservare sorprese e novità.

Gli studiosi confermano che alle analisi dirette eseguite sono associati dei protocolli archeometrici di tipo non invasivo, che possano essere di supporto ai risultati. Tra le analisi non invasive, l’utilizzo della fluorescenza e diffrattomeria portatili supportati da analisi chimico-quantitative con i dati della microscopia digitale, l’utilizzo del remote sensing e delle analisi autoptiche. Molto utile, per capire lo stato di conservazione di ciascun reperto, è anche la diagnostica di dettaglio, sia di tipo diretto, che attraverso l’utilizzo di telecamera ad infrarosso termico e all’analisi degli spettri di riflettanza del laser scanner.

Il team conferma che gli esiti del progetto sono molto differenziati, dalla schedatura alla pubblicazione scientifica, dai modelli 3D per motivi analitici a quelli per una fruizione museale anche da remoto, dalla ricontestualizzazione culturale delle sculture a possibili virtual tour che possano arrivare anche ad un pubblico di non addetti ai lavori per incuriosirlo e spingerlo a visitare i musei che le ospitano.

 

Daniele Mancini

Per ulteriori info: FERA-JOURNAL

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