I VIGNETI ROMANI DEI FRANCESI

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Una ricerca dell’Università di New York è riuscita a scoprire che una varietà di uva ancora utilizzata nella produzione di vino nei vigneti della Francia oggi può essere fatta risalire a 2000 anni fa, da un’antica pianta madre.

Con l’aiuto di un ampio database genetico di viti moderne, i ricercatori sono stati in grado di testare e confrontare 28 semi archeologici provenienti da siti francesi risalenti all’età del ferro, all’epoca romana e al periodo medievale.

Utilizzando metodi analoghi al DNA antico usati nel tracciare antenati umani, un team di ricercatori provenienti dal Regno Unito, dalla Danimarca, dalla Francia, dalla Spagna e dalla Germania e dagli Stati Uniti, ha tracciato connessioni genetiche tra semi provenienti da diversi siti archeologici e i collegamenti alle varietà di uva moderne.

È stato a lungo sospettato che alcune varietà di uva coltivate oggi, in particolare tipi ben noti come il Pinot Nero, abbiano una esatta corrispondenza genetica con piante coltivate 2000 anni fa o più, ma fino ad oggi non è stato possibile di testare geneticamente un lignaggio, ininterrotto, di quell’età

Nathan Wales, dell’Università di York, ritiene che dal campione di semi di uva sono state rinvenute 18 distinte firme genetiche, tra cui un insieme di semi geneticamente identici provenienti da due siti romani separati da oltre 600 km e risalenti a 2000 anni fa.

Secondo Wales, questi legami genetici, che includevano una stretta relazione con le varietà coltivate nei vigneti delle regioni alpine odierne, dimostrano le competenze dei viticoltori nel corso della storia nella gestione dei loro vigneti con tecniche moderne, come la riproduzione asessuata attraverso la raccolta di talee, le piante rigeneranti.

Un seme d’uva archeologico scavato da un sito medievale a Orléans, nel centro della Francia, inoltre, era geneticamente identico al Savagnin Blanc. Ciò significa che la varietà è cresciuta nei vigneti per almeno 900 anni.

Questa varietà, da non confondere con il Sauvignon Blanc, si pensa sia stata popolare per un certo numero di secoli, ma non è così comunemente consumata come vino oggi al di fuori della sua regione.

L’uva si trova ancora in crescita nella regione del Massiccio del Giura, in Francia, dove viene usata per produrre costose bottiglie di Vin Jaune, così come in alcune parti dell’Europa centrale, dove spesso si chiama Traminer.

Sebbene quest’uva non sia così ben conosciuta oggi, una pianta geneticamente identica a quella di 900 anni fa, suggerisce che questo vino era speciale, abbastanza speciale per i coltivatori di uva per tenerlo d’occhio lungo secoli di cambiamenti nei regimi politici e nei progressi agricoli.

Jazmin Ramos-Madrigal, ricercatrice dell’Università di Copenaghen, sostiene che le ricerche indurrebbero a pensare che la maggior parte di questi semi archeologici provenga da viti da pasto, potenzialmente utilizzate per la vinificazione a causa dei forti legami genetici con le viti del vino.

I grappoli utilizzati per il vino sono generalmente piccoli, dalla buccia spessa, piene di semi e piene di zuccheri e altri composti come acidi, fenoli e aromi, ottimi per fare il vino ma non altrettanto da mangiare direttamente dalla vite. Questi semi antichi, però, non avevano un forte legame genetico con le uve da tavola moderne.

La Ramos-Madrigal sostiene che sulla base degli scritti dell’autore e naturalista romano, Plinio il Vecchio e altri autori romani, sappiamo che i romani avevano una conoscenza avanzata della vinificazione e designato nomi specifici per diversi vitigni, ma finora è stato impossibile collegare i loro nomi latini alle moderne varietà. Oggi, grazie agli studi genetici, si ha l’opportunità di conoscere esattamente cosa stavano coltivando i Romani nei loro vigneti.

Se dai semi romani i ricercatori non sono riusciti a trovare una corrispondenza genetica identica con i semi moderni, hanno trovato rapporti molto stretti con due importanti famiglie di uve utilizzate per produrre vino di alta qualità.

Questi includono la famiglia Syrah-Mondeuse Blanche, Syrah è una delle uve più coltivate al mondo oggi, e la Mondeuse Blanche, che produce un vino di alta qualità di prodotto regionale protetto in Savoia, così come la famiglia Pinot-Savagnin, il Pinot Nero “re delle uve da vino”.

Secondo Wales è piuttosto anticonvenzionale tracciare un lignaggio genetico ininterrottamente per centinaia di anni dal passato. Invece di esplorare modelli ampi negli antenati genetici, come nella maggior parte dei progetti di DNA antichi, i ricercatori hanno dovuto pensare come scienziati forensi e trovare una corrispondenza perfetta nel database.

Le grandi banche di dati genetici provenienti da colture moderne e l’ottimizzazione dei metodi paleogenomici hanno notevolmente migliorato la capacità di analizzare la storia di questo e di altri importanti frutti.

Per l’industria del vino di oggi, sicuramente, questi risultati potrebbero gettare nuova luce sul valore di alcune varietà di uva; anche se oggi non sono popolari, un tempo potrebbero essere stati molto apprezzati dagli amanti del vino passati e, per questo, meritano uno sguardo più attento.

Terminata questa prima fase di ricerca, gli studiosi sperano di trovare ulteriori prove archeologiche che potrebbero mandarli indietro nel tempo e rivelare nuove varietà di vino.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: NATURE PLANTS

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