sabato, 11 Aprile 2026
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GRAFFITI DI VISITATORI INDIANI NELLE TOMBE DELLA VALLE DEI RE

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Circa 2.000 anni fa, un visitatore della Valle dei Re in Egitto incise il suo nome, Cikai Korran, otto volte in antico tamil, una lingua indiana. Il prolifico tagger si unì a molti altri nel lasciare decine di iscrizioni in antiche lingue indiane sulle tombe egizie, come riportato dagli studiosi in una recente conferenza accademica.

Le nuove scoperte si aggiungono alle crescenti tracce tracce della presenza di popolazioni provenienti dall’Asia meridionale nell’antico Egitto.

Crediti immagine: Timothee Sassolas

Secondo i ricercatori, sebbene i primi egittologi avessero notato queste iscrizioni e in alcuni casi le avessero registrate, non sapevano in quale lingua fossero e non erano in grado di tradurle.

Come parte di una nuova indagine, gli studiosi hanno datato le iscrizioni indiane tra il I e il III secolo d.C., quando l’Egitto era una provincia dell’Impero romano e la Valle dei Re era una vwera e propria meta turistica.

Ingo Strauch, docente presso il Dipartimento di Studi slavi e dell’Asia meridionale presso l’Università di Losanna in Svizzera, che ha contribuito a identificare molti dei testi, durante la presentazione tenuta alla conferenza.

I visitatori della Valle dei Re scrivevano o incidevano testi sulle pareti delle tombe, spesso aggiungendo il loro nome e talvolta ulteriori informazioni sulla loro identità. I ​​visitatori provenienti dall’India non facevano eccezione.

Uno dei testi sanscriti fu scritto da un uomo di nome Indranandin, che sosteneva di essere un “messaggero del re Kshaharata”. Secondo Strauch, la dinastia Kshaharata governò parte dell’India durante il I secolo d.C. e non è chiaro quale specifico re Kshaharata fosse al servizio del messaggero. Poiché l’Egitto era governato dall’Impero Romano, Indranandin potrebbe aver attraversato la Valle dei Re durante il suo viaggio verso Roma.

Strauch ritiene che sia possibile che Indranandin sia arrivato in nave a Berenice,sulla costa orientale dell’Egitto, forse insieme ad altri indiani, e da lì abbia proseguito verso l’entroterra fino alla Valle dei Re, tuttavia non è noto se in seguito abbia proseguito il viaggio fino a Roma.

Cikai Korran, autore di otto iscrizioni in cinque diverse tombe, secondo i ricercatori avrebbe inciso frasi in tamil che si traducono in “Cikai Korran venne qui e vide“.

Charlotte Schmid , ricercatrice presso la Scuola Francese dell’Estremo Oriente che ha anche identificato molti dei testi, ritiene che Korran tendeva a scrivere le sue iscrizioni in alto. Nella tomba di Ramses IX (che regnò tra il 1126 e il 1108 a.C. circa), Korran scrisse la sua iscrizione a 5-6 metri sopra l’ingresso della tomba e Schmid osserva che non è chiaro come sia arrivato così in alto.

In una tomba appartenuta a due faraoni del Nuovo Regno, Tausert e Setnakhte, gli studiosi hanno scoperto che Korran lasciò la sua firma anche all’ingresso della tomba. Questo è l’unico graffito trovato su questa tomba, il che suggerisce che, al tempo in cui Korran si trovava in Egitto, l’interno della tomba fosse chiuso. Ciononostante, egli riuscì a trovare l’ingresso e a lasciare la sua iscrizione.

Non è chiaro chi fosse Korran. La lingua in cui scriveva suggerisce che provenisse dall’India meridionale, ma poco altro si può sapere con certezza. Schmid ha osservato che Korran avrebbe potuto essere un capo, un mercenario o un mercante, tra le altre possibilità.

Anche il motivo per cui Korran scrivesse il suo nome così spesso e cercasse di scriverlo così in alto non è chiaro.

Secondo Kasper Grønlund Evers, uno studioso indipendente che ha studiato il commercio antico a lunga distanza, ritiene che le nuove scoperte di Strauch e Schmid, insieme a reperti vecchi e più recenti provenienti dai porti romani di Myos Hormos e Berenike sul Mar Rosso, sono esattamente il tipo di tracce delle visite di mercanti Tamil e dell’India occidentale che gli archeologi non sono mai riusciti a documentare in precedenza su questa scala.

Alexandra von Lieven, docente di egittologia all’Università di Münster, ritiene che questi testi appena scoperti dimostrano non solo la semplice presenza degli indiani in Egitto, ma anche il loro attivo interesse per la cultura del territorio e ulteriori ricerche potrebbero portare al ritrovamento di altre iscrizioni in lingua indiana in altri siti in Egitto, come i templi.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

 

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