GLADIATORI, STORIA E ORIGINI – seconda parte

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Prosegue la mia rassegna sui gladiatori, gli “eroi” idolatrati dalle folle romane. Buona lettura.

I gladiatori che hanno continuato a vivere, combattere e vincere nelle arene, hanno avuto maggiori possibilità di farsi un nome nei ricchi circuiti romani. È interessante notare come questi atleti fossero curati anche da uno staff specializzato presente nelle scuole dei gladiatori, rispecchiando così il trattamento moderno di atleti e sportivi famosi.

Dall’altro lato, però, le scuole stesse erano chiuse da recinzioni e possenti muri, per evitare evasioni, e all’interno dei locali erano adottate severe misure di sicurezza: dal divieto di usare o allenarsi con armi affilate, sostitute con surrogati in legno per l’addestramento, alla continua presenza di guardie private al servizio del lanista. Inoltre, quando si verificava un incidente con ferite accidentali durante le sessioni di allenamento, i medici si precipitavano per curare tali ferite con le loro attrezzature mediche, come bisturi, ganci e pinze varie. Il gladiatore, seppur schiavo, era un vero e proprio capitale per il suo proprietario!.

Le scuole più rinomate assumevano anche esperti dietolgi che consigliavano i tipi di cibo e l’assunzione giornaliera di sostanze nutrienti da parte per la salvaguardia della salute e per lo sviluppo muscolare dei gladiatori della scuola. I gladiatori venivano soprannominati hordearii, ossia “uomini d’orzo”: l’assunzione di orzo aiutava a migliorare il flusso sanguigno nelle arterie, mitigando le forti emorragie che si verificavano attraverso tagli profondi e lesioni.

Se la maggior parte dei sistemi di protezione sono stati adottati dalle diverse classi di gladiatori per la loro intrinseca praticità, esistevano anche elementi ornamentali di armatura, sfoggiati dai gladiatori per creare un ulteriore effetto emotivo nella folla accorsa.

Tali rappresentazioni stereotipate hanno aggiunto un tocco teatrale all’interno dell’arena dove i normali cittadini fruitori dei giochi potevano applaudire le loro fazioni preferite o fischiare i gladiatori opponenti. Con il trascorrere degli anni, i gladiatori adornavano le loro armature di protezione con motivi sempre più mitologici e fantasiosi: il retiario, armato della sua rete e del suo tridente, spesso contrapposto al mirmillone, con il suo grande scudo rettangolare e la sua lunga spada e il suo elmo decorato con piume in cui era raffigurato un pesce.

La condizione sociale dei gladiatori, la schiavitù, non permetteva a questi atleti dell’antichità di avere una voce in capitolo quando si trattava di un cambiamento significativo delle regole nei grandi eventi dei concorsi, decisioni generalmente prese dall’organizzatore e sponsor economico degli eventi. In alcuni casi le regole sono state sfruttate ingiustamente anche per dare un vantaggio a un gladiatore rispetto a un altro.

Ad esempio, si ritiene che Caligola abbia intenzionalmente fatto in modo che i mirmilloni riducessero la loro armatura affinché fossero favoriti i loro avversari, i traci, quegli agili gladiatori  che si proteggeva con un piccolo scudo, indossava schinieri e avevano un elmo decorato con la testa di un grifone o con un ippogrifo.

L’elemento coreografico e teatrale, l’allungamento dei combattimenti, avevano iniziato ad allontanare i giochi dalle prime lotte, dai primi scontri di sangue: il pubblico, dunque, aveva sempre bisogno di quella parte forte legata all’intrattenimento.

Nessuno degli spettacoli nelle arene è riuscito a superare la propensione romana alla grandiosità scenica e all’atrocità dei combattimenti dell naumachie, i combattimenti navali. La prima naumachia è stata organizzata da Giulio Cesare, per festeggiare il suo quadruplice trionfo nel 46 a.C.: Cesare ha fatto scavare un ampio bacino vicino al Tevere, nel Campo Marzio, capace di contenere vere biremi, triremi e quadriremi condotte da 4000 rematori. A bordo di queste enormi navi, gli organizzatori hanno costretto oltre 2000 prigionieri, abbigliati come nemici romani, a  combattere tra loro fino alla morte.

Svetonio ricorda una famosa naumachia indetta per l’inaugurazione dell’emissario per il prosciugamento del Lago Fucino durante la quale, si narra, siano stati presenti 500.000 spettatori.

Come indicato in precedenza, secondo le tradizioni dei munera , i migliori combattimenti tendevano a provocare vittime. Nella fase della Repubblica, le tendenze degli incontri sanguinosi erano in realtà abbastanza frequenti, con alcuni combattimenti già annunciati con il perdente che sarebbe morto. Tuttavia, nella prima fase dell’Impero romano, tali combattimenti mortali sono stati quasi del tutto eliminati, anche per questioni economiche, permettendo così una pratica “più nobile” in cui il gladiatore perdente poteva essere graziato se mostrava il suo coraggio durante i combattimenti.

Secondo uno studio, in un centinaio di duelli analizzati dal I secolo d.C., solo circa 19 gladiatori sarebbero morti sugli oltre 200 esemplari studiati. In seguito, a causa delle varie crisi economiche e ai frequenti conflitti interni per il potere, le cose  cambiarono drasticamente: nel III secolo d.C., si stima che almeno uno dei due gladiatori contendenti sia stato ucciso o deceduto in seguito alle ferite.

Al contrario di criminali e condannati vari, per i gladiatori esisteva ancora una speranza di libertà dalla schiavitù e dello sfruttamento. Tali misure venivano offerte ai gladiatori che avevano dimostrato eccezionale coraggio e capacità di combattere durante la loro vita gladiatoria: il rudius, una spada di legno veniva concessa come congedo o dal sopraintendente ai giochi o dal maestro della scuola quale ricompensa simbolica che implicava la concessione della libertà, un traguardo che ha ispirato molti gladiatori e combattenti.

Daniele Mancini

Riferimenti bibliografici:

  • S. Facchini, I luoghi dello sport nella Roma antica e moderna, Roma 1990
  • F. Paolucci, I dannati dello spettacolo, Milano 2003
  • F. Guidi, Morte nell’arena. Storia e leggenda dei gladiatori, Milano 2006

Naumachia

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