giovedì, 12 Febbraio 2026
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DALLE ANFORETTE FENICIE DI MOZIA, STUDIO SUI PROFUMI DELL’ANTICHITA’

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Frammenti di ceramica, monete e ossa possono sopravvivere per millenni sottoterra, ma gli odori e i profumi dell’antichità sfuggono, tipicamente, al recupero archeologico. Per la prima volta, un team interdisciplinare di ricercatori ha analizzato in modo completo la produzione, la tecnologia e il contenuto di 51 contenitori in ceramica provenienti dall’insediamento fenicio di Mozia, situato su un’isola al largo della costa siciliana.

I loro risultati rivelano il ruolo centrale dell’olfatto nel plasmare l’identità, la memoria e gli scambi interculturali nella regione mediterranea durante l’Età del Ferro. Ricercatori dell’Università di Tubinga e dell’Università Complutense di Madrid hanno condotto lo studio che è stato pubblicato sulla rivista Journal of Archaeological Method and Theory.

I vasi esaminati, piccole bottiglie di ceramica semplici, alte tra 15,5 e 18,5 cm, risalgono all’VIII e al VI secolo a.C. e venivano solitamente rinvenuti in tombe, abitazioni e aree sacre. Adriano Orsingher del Dipartimento di Preistoria, Storia Antica e Archeologia dell’Università Complutense di Madrid, attualmente ricercatore onorario presso l’Istituto di Archeologia Biblica dell’Università di Tubinga, insieme a Silvia Amicone del Gruppo di Ricerca di Archeometria dell’Università di Tubinga, osservano che l’ampia distribuzione di questi piccoli contenitori ceramici in tutto il Mediterraneo e oltre suggerisce che questi vasi svolgessero funzioni diverse.

Il team ha esaminato la composizione delle ceramiche di Mozia per determinarne l’origine. Ulteriori analisi dei residui organici conservati all’interno dei vasi hanno fornito informazioni sul loro contenuto originale e sulla loro destinazione d’uso. I risultati indicano un’origine produttiva nella Fenicia meridionale, in particolare tra l’attuale Beirut e la regione del Monte Carmelo. Residui organici sono stati rilevati in otto dei 51 vasi, rivelando tracce di lipidi vegetali, nonché di resina di pino e lentisco, che sono forti indicatori di preparazioni di oli profumati.

Secondo Orsingher, la ricerca conferma che questi contenitori di ceramica venivano utilizzati per trasportare oli aromatici che erano più che semplici merci. Funzionavano come connettori culturali, come espressioni di identità che accompagnavano i migranti fenici attraverso il Mediterraneo. Portando con sé i profumi di casa, fungevano da strumenti di memoria e rafforzavano pratiche condivise ed esperienze olfattive tra comunità disperse.

Il Mediterraneo dell’Età del Ferro era un paesaggio di intensa mobilità, commercio e intrecci culturali. Tra gli agenti chiave di questa connettività vi furono i Fenici, rinomati navigatori, commercianti, artigiani e migranti che stabilirono insediamenti ben oltre la loro patria levantina. Parte integrante delle pratiche culturali fenicie era la produzione e l’uso di sostanze aromatiche, sia per uso locale che per l’esportazione.

Lo studio richiede una più ampia riconsiderazione del modo in cui la migrazione, il commercio e l’appartenenza culturale venivano vissuti nel mondo antico. Secondo Orsingher. dunque, è un modo per ripensare la mobilità antica, non solo come movimento di persone e merci, ma come circolazione di odori, ricordi e tradizioni sensoriali: l’olfatto è intimamente legato all’identità e, in quanto tale, svolge un ruolo cruciale, sebbene spesso trascurato, nei processi di migrazione, insediamento e scambio culturale.

Secondo la Amicone. questa ricerca evidenzia il potenziale della scienza interdisciplinare per svelare le dimensioni intangibili dell’antichità: studiando il contenuto di questi contenitori e il loro utilizzo, si acquisiscono informazioni uniche su come i profumi collegassero vite, paesaggi e identità nell’antico Mediterraneo.

Approcci di ricerca innovativi, come quello di Mozia, continuano a svelare intuizioni sorprendenti sul passato e questo studio, osservano i ricercatori, dimostra come anche tracce sfuggenti, come gli antichi profumi, possano essere rese accessibili attraverso metodi interdisciplinari, aprendo nuove finestre sul mondo sensoriale e culturale dell’antichità.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Eberhard Karls Universität Tübingen, Tübingen

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