giovedì, 18 Luglio 2024
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DALLA NECROPOLI NEOLITICA DI BARMAZ, SVIZZERA, SEGNALI DI RAPPORTI EGALITARI TRA LA POPOLAZIONE

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Utilizzando la geochimica isotopica, un team dell’Università di Ginevra (UNIGE) ha scoperto nuove informazioni sulla Necropoli di Barmaz nel Vallese (Svizzera): il 14% delle persone sepolte in questo sito. circa 6.000 anni fa, non erano locali. Inoltre, lo studio suggerisce che questa società agropastorale del Neolitico medio era relativamente egualitaria. I rapporti isotopici di carbonio, azoto e zolfo contenuti nelle ossa rivelano che tutti i membri della comunità, comprese le persone provenienti da altre parti del mondo, avevano accesso alle stesse risorse alimentari.

Questi risultati sono pubblicati sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports.

Il Neolitico segnò l’inizio dell’allevamento e dell’agricoltura e in Svizzera, dove questo periodo va dal 5500 al 2200 a.C. le prime comunità agropastorali passarono gradualmente da un’economia predatoria, in cui la caccia e la raccolta fornivano i nutrienti essenziali per la sopravvivenza, a un’economia di produzione. Questo cambiò radicalmente le abitudini alimentari e le dinamiche di funzionamento delle popolazioni neolitiche. Le ossa e i denti degli individui conservano tracce chimiche che i ricercatori sono ora in grado di rilevare e interpretare.

Lo scopo dello studio condotto da Déborah Rosselet-Christ del Laboratory of Archaeology of Africa and Anthropolgy della Facoltà di Scienze dell’UNIGE, è stato quello di applicare l’analisi isotopica a resti umani risalenti al Neolitico per saperne di più sulla loro dieta e mobilità. I livelli di alcuni isotopi di carbonio, azoto, zolfo e stronzio dipendono dall’ambiente in cui ogni individuo vive e mangia. Gli isotopi sono atomi che hanno lo stesso numero di elettroni e protoni ma un diverso numero di neutroni. Questa tecnica, molto precisa e delicata, viene applicata per la prima volta alle popolazioni agropastorali alpine del Neolitico medio nella parte occidentale della Svizzera.

Scavato negli anni ’50 e ’90, il sito Barmaz a Collombey-Muraz, nella regione dello Chablais, nel Vallese, è uno dei resti più antichi di società agropastorali nella parte occidentale della Svizzera ad aver conservato resti umani. Comprende due necropoli contenenti le ossa di circa settanta individui e la Rosselet-Christ, la prima autrice dello studio, ne ha selezionati 49 (tante donne quanto uomini) dai quali ha prelevato sistematicamente campioni di collagene di alcune ossa, nonché frammenti di smalto dei secondi molari.

Il secondo molare è un dente la cui corona si forma tra i tre e gli otto anni, spiega la ricercatrice, e una volta formato, lo smalto dei denti non si rinnova per il resto della sua vita. La sua composizione chimica riflette quindi l’ambiente in cui ha vissuto il suo proprietario durante l’infanzia. Lo stronzio (Sr) è un buon indicatore di mobilità. Il rapporto di abbondanza tra due dei suoi isotopi, cioè la loro proporzione, varia notevolmente a seconda dell’età delle rocce circostanti. Questi elementi chimici finiscono nello smalto attraverso la catena alimentare, lasciando una firma indelebile specifica per ogni ambiente.’

L’analisi dei rapporti isotopici dello stronzio nei 49 individui di Barmaz rivela un alto grado di omogeneità nella maggior parte di essi e valori marcatamente diversi solo nel 14% dei campioni, indicando un’origine diversa. La tecnica permette di accertare che si tratta di individui che non hanno vissuto i primi anni di vita nel luogo in cui sono stati sepolti, ma è più difficile determinare da dove provengano, osserva Jocelyne Desideri, docente presso il Laboratorio di Archeologia dell’Africa e Antropologia, co-autrice dell’articolo. Secondo la Desideri, i risultati mostrano che in quel periodo le persone erano in movimento e diversi studi hanno evidenziato lo stesso fenomeno in altri luoghi e in altri tempi durante il Neolitico.’

Il collagene viene utilizzato per determinare i rapporti degli isotopi di carbonio (δ 13 C), azoto (δ 15 N) e zolfo (δ 34 S). Ogni misurazione fornisce informazioni su aspetti specifici della dieta, come le categorie di piante in base al tipo di fotosintesi che utilizzano, la quantità di proteine ​​animali o l’assunzione di animali acquatici. Poiché le ossa si rinnovano costantemente, i risultati riguardano solo gli ultimi anni di vita di un individuo. Detto questo, gli scienziati hanno potuto dedurre che questi ex abitanti della regione di Barmaz seguivano una dieta basata su risorse terrestri, non acquatiche, con un consumo molto elevato di proteine ​​animali.

Secondo la Rosselet-Christ, la cosa più interessante è che non non sono state trovate differenze tra uomini e donne e nemmeno tra locali e non locali. Questi risultati suggeriscono quindi la parità di accesso alle risorse alimentari tra i diversi membri del gruppo, qualunque sia la loro origine o sesso. Tuttavia, non è sempre così: esistono, ad esempio, differenze alimentari tra i sessi nelle popolazioni neolitiche del sud della Francia.

Tuttavia, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che solo in una delle necropoli (Barmaz I) erano sepolte persone non locali, mentre nell’altra (Barmaz II) sono stati misurati livelli più elevati dell’isotopo dell’azoto. Dato che le due necropoli erano contemporanee (e distavano solo 150 metri l’una dall’altra), quest’ultima osservazione solleva la questione se ci fosse una differenza di status sociale tra i due gruppi di defunti.

Secondo la e misurazioni degli isotopi sono un interessante complemento ad altri approcci utilizzati in archeologia e contribuiscono a chiarire il quadro che cerchiamo di dipingere della vita delle prime società agropastorali alpine, dei rapporti tra gli individui e della loro mobilità.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Ginevra

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