DAL SITO COREANO DI IMDANG-JOYEONG, TRACCE DI SACRIFICI UMANI E ALTO TASSO DI CONSANGUINEITA’
Secondo un nuovo studio genetico, circa 1.500 anni fa, intere famiglie venivano sacrificate in onore della famiglia reale locale nell’antico regno della Corea del Sud: l’analisi rivela anche un fitto sistema di parentela incentrato sulle donne e sui loro discendenti nella necropoli di Imdang-Joyeong.
In uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, un team internazionale di ricercatori ha esaminato 78 scheletri provenienti dal Complesso funerario di Imdang-Joyeong, nella provincia di Gyeongsan, situata nella regione sud-orientale della penisola coreana. Le tombe di questa necropoli furono realizzate tra il IV e il VI secolo, durante il Periodo dei Tre Regni (circa 57 a.C. – 668 d.C.).
Le fonti storiche suggeriscono che, nel Regno di Silla, si praticasse il “sunjang “, una forma di sacrificio umano in cui i servi, o “seguaci”, venivano uccisi e sepolti con l’élite locale, e che la società favorisse i matrimoni “consanguinei” tra individui imparentati.
I ricercatori hanno inoltre individuato cinque individui, sia di stirpe reale che non, i cui genitori erano strettamente imparentati, tra cui una coppia di cugini di primo grado, a dimostrazione del fatto che sia l’élite reale di Silla sia la popolazione di Silla che veniva sacrificata a loro favore praticavano matrimoni tra consanguinei.
Utilizzando i dati genomici, i ricercatori hanno ricostruito 13 alberi genealogici per gli individui sepolti nel Complesso funerario di Imdang-Joyeong, rivelando una vasta rete di parentela che si estendesse su due siti di sepoltura e per oltre un secolo, incentrata sui lignaggi materni.
Tuttavia, i “servitori” sacrificati avevano un regime funerario leggermente diverso. Mentre i “proprietari di tombe” dell’élite ricevevano sepolture separate, i “servitori” venivano talvolta sepolti insieme come vittime sacrificali.
I ricercatori hanno scoperto tre casi in cui genitori e figli venivano sacrificati insieme nella stessa tomba, confermando così le testimonianze storiche secondo cui il sunjang potesse colpire intere famiglie.
Secondo i ricercatori, la parentela genetica tra gli individui sacrificali nel corso delle generazioni potrebbe suggerire la presenza di famiglie che fungevano da individui sacrificali per la classe dei proprietari delle tombe per generazioni consecutive.
Jack Davey, direttore dell’Early Korean Studies Center di Cambridge, Massachusetts, ritiene che lo studio rappresenti un importante contributo all’archeologia coreana, soprattutto perché la conservazione di scheletri risalenti al Periodo dei Tre Regni è rara.
Secondo Davey, se corretta, la presenza di quella che sembra essere stata una casta sacrificale in questa entità politica regionale al di fuori del nucleo del Regno di Silla ha profonde implicazioni per la nostra comprensione della società di Silla. Nello specifico, la pratica del sunjang su intere famiglie solleva interrogativi sulla violenza istituzionalizzata, la schiavitù e la mobilità sociale in questo regno coreano di 1.500 anni. Lo studio, dunque, potrebbe servire da modello per future ricerche su altri siti che hanno restituito materiale scheletrico.
Secondo i ricercatori, questo è il primo studio ad analizzare i dati genomici del Periodo dei Tre Regni e a rivelare la “particolare struttura familiare” del Regno di Silla, che si differenzia dai sistemi incentrati sulla figura maschile riscontrati altrove nell’antica Corea e nell’antica Europa.
Secondo i ricercatori, ulteriori studi archeogenetici sulla penisola coreana riveleranno maggiori informazioni sulle dinamiche demografiche e sulle strutture familiari dell’antica Asia orientale.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Jack Davey


