DA UN SITO DELL’AFRICA OCCIDENTALE, INDIVIDUATE TECNICHE DI SCHEGGIATURA DEL QUARZO DI 9000 ANNI FA
Sui cacciatori-raccoglitori che vivevano in Asia ed Europa sono stati realizzati ampi studi ma di quelli che calcavano le terre dell’Africa occidentale, una vasta regione che si estende per 6 milioni di chilometri quadrati, rimane scarsa documentazione.
Utilizzando un approccio interdisciplinare, un team dell’Università di Ginevra, che lavora su uno dei rari siti archeologici del Senegal risalenti all’inizio dell’Olocene, corrispondente a circa 9.000 anni fa, ha scoperto nuove informazioni su queste comunità e sulle tecniche di scheggiatura che utilizzavano per realizzare i loro utensili. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista PLOS One.
La sussistenza dei cacciatori-raccoglitori preistorici si basava sulla caccia, la raccolta e la pesca. Nomadi o semi-nomadi, i loro gruppi si spostavano seguendo le stagioni e la disponibilità di risorse. Presente in ogni continente, questo stile di vita ha dominato la storia umana fino alla graduale comparsa della ceramica, dell’allevamento e dell’agricoltura, durante il Neolitico, che si è sviluppata in tempi e modi diversi in tutto il mondo.
Numerosi scavi in Europa, Asia e Africa meridionale e orientale hanno permesso ai ricercatori di studiare e documentare in dettaglio le popolazioni di cacciatori-raccoglitori. In altre regioni, tuttavia, in particolare nell’Africa occidentale, la loro presenza è molto più difficile da tracciare.
Secondo Anne Mayor, direttrice del Laboratorio ARCAN presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Ginevra e docente presso il Global Studies Institute, in questa parte del continente, i fattori climatici e geologici non hanno favorito la conservazione di resti stratificati nel suolo. Eppure la stratigrafia è fondamentale: cattura le fasi successive dell’occupazione e fornisce informazioni chiave sulla cronologia, sui cambiamenti dello stile di vita e sull’evoluzione climatica e ambientale.
La scoperta nel 2017 del sito di Ravin Blanc X nella Valle di Falémé, in Senegal, guidata da Eric Huysecom, docente onorario a Ginevra e allora direttore del progetto di ricerca “Human Population and Paleoenvironment in Africa”, sta iniziando a far luce su questi interrogativi. Eccezionalmente ben conservato nonostante la sua piccola superficie di 25 m², lo strato profondo di questo sito, scoperto sotto un deposito neolitico molto più recente, offre una rara istantanea dell’Olocene inferiore, l’era interglaciale temperata in cui viviamo ancora oggi. Questo periodo seguì quasi 10.000 anni di grave siccità nella regione.
Utilizzando un approccio interdisciplinare in collaborazione con l’Institut Fondamental d’Afrique Noire, Charlotte Pruvost, ricercatrice presso il Laboratorio ARCAN, ha scoperto e analizzato i resti di un laboratorio di scheggiatura del quarzo risalente a 9.000 anni fa, insieme ai resti di un focolare.
Secondo la Pruvost, autrice principale dello studio, sebbene non siano stati trovati utensili di quarzo integri, che potrebbero essere stati portati via dai cacciatori-raccoglitori, le indagini hanno permesso il rinvenimento di un cumulo di scarti di produzione. Ricomponendo pazientemente le schegge e i nuclei rimasti al loro posto da allora, come in un puzzle, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire le tecniche utilizzate, i criteri di selezione del quarzo di alta qualità e il livello di abilità degli scheggiatori.
I pochi siti archeologici di questo periodo nell’Africa occidentale sono caratterizzati da utensili in pietra molto piccoli, o “microliti“, progettati per essere impugnati e utilizzati come armi da caccia. Confrontando i resti del Ravin Blanc X con quelli dei pochi altri siti dell’Africa occidentale ben datati, i ricercatori hanno osservato somiglianze tecniche che potrebbero indicare tradizioni condivise tra gli ultimi cacciatori-raccoglitori delle savane dell’Africa occidentale. In effetti, i microliti rinvenuti in questi siti di savana rivelano una sofisticata abilità artigianale volta a produrre strumenti identici e altamente standardizzati.
La Mayor osserva che, al contrario, i siti più a sud, in contesti di foresta tropicale, mostrano scelte tecniche diverse e più opportunistiche: la mancanza di standardizzazione negli strumenti suggerisce che i gruppi culturali fossero, dunque, già piuttosto distinti tra regioni con ambienti diversi
Questi risultati sono il frutto di una collaborazione interdisciplinare: il carbone proveniente dal focolare è stato analizzato da specialisti del carbonio-14 e antracologi, che hanno identificato le specie legnose utilizzate per accendere il fuoco. I suoli sono stati studiati da geomorfologi, sedimentologi e paleoambientalisti, che hanno esaminato i fitoliti (quei resti di silice di origine vegetale) per ricostruire il clima e il paesaggio in cui vivevano questi scheggiatori di quarzo.
Questa ricerca ha coinvolto istituzioni in Svizzera, Senegal, Francia e Germania. Getta nuova luce sulla diversità delle pratiche tecniche e delle culture materiali nell’Africa occidentale, in un momento cruciale segnato da trasformazioni culturali, climatiche e ambientali simultanee.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Università di Ginevra


