martedì, 12 Maggio 2026
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COME IL NILO HA CONTRIBUITO ALLA PROSPERITÀ DI NAPATA, ANTICO CENTRO URBANO SUDANESE

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Il Nilo è sempre stato vita per l’Egitto e secondo uno studio condotto dall’Università del Michigan, un tratto del Nilo nel Sudan settentrionale sembra aver favorito la lunga occupazione di Napata, un antico centro urbano dello Stato kushita.

Napata sorge accanto al Jebel Barkal, dove templi, piramidi e un affioramento di arenaria dominano il panorama: il centro fu attivo all’incirca dall’800 a.C. al 100 d.C. e funse da centro politico e religioso per il Regno di Kush, che intratteneva rapporti con l’Egitto e con le potenze del Mediterraneo orientale.

La ricerca si allontana da monumenti e testi e si concentra sul fondovalle: sono stati prelevati ventisei campioni di sedimento attraverso la pianura alluvionale, alcuni dei quali raggiungono profondità superiori ai 10 metri. I campioni sono stati catalogati a intervalli regolari e datati utilizzando tecniche di luminescenza che indicano quando i granuli minerali sono stati esposti alla luce per l’ultima volta. La sequenza temporale copre un arco di circa 12.500 anni.

Le sezioni inferiori mostrano un fiume che scava la sua valle, con materiale più grossolano e segni di una corrente più energica. Più in alto, la sequenza cambia. A partire da circa 4.000 anni fa, la sedimentazione diventa il processo dominante. Argille e limi fini si accumulano e il fondovalle si innalza, formando un’ampia pianura alluvionale a bassa pendenza.

Questa transizione modifica il rischio: i fiumi incisivi possono cambiare corso ed erodere le sponde; i sistemi deposizionali tendono a distribuire l’acqua su terreni più pianeggianti. A Napata, queste ultime condizioni sembrano aver prevalso per millenni, fornendo acqua e limitando, contemporaneamente, il tipo di inondazioni che possono disturbare gli insediamenti.

Lo strato di terreno è consistente: in alcuni punti si raggiungono quasi 10 metri di materiale fine. Questi terreni trattengono l’umidità e favoriscono la coltivazione. Per un insediamento ai margini del deserto, questa combinazione, acqua disponibile in modo affidabile e terreno coltivabile, sarebbe stata decisiva.

Le dinamiche idrauliche a monte potrebbero aver rafforzato questo schema: la Quarta Cateratta del Nilo, un tratto caratterizzato da rapide e canali rocciosi, si trova a monte di Jebel Barkal. Man mano che l’acqua perde energia attraversando la cataratta, la sua capacità di trasportare sedimenti diminuisce, favorendo la deposizione a valle. Nel lungo periodo, questo processo contribuisce a stabilizzare la pianura alluvionale.

Le condizioni lungo il Nilo, in Sudan, non sono uniformi. In molti tratti, isole, rapide e canali ristretti interrompono la navigazione e dividono le comunità, rendendo tali contesti sono meno favorevoli a una crescita urbana sostenuta. Il tratto di Napata si distingue per la relativa stabilità riscontrata nel periodo in questione.

Napata sorse con l’espansione di Kush dopo il declino del Nuovo Regno egizio. Il regno è menzionato da Erodoto e compare in diverse fonti del Vicino Oriente. A Jebel Barkal, i sovrani costruirono templi, palazzi e monumenti funerari; l’area è oggi Patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), aggiunge un quadro geologico a questa storia: invece di un singolo evento, indica una lunga fase in cui il comportamento del fiume è rimasto relativamente costante, consentendo l’accumulo di sedimenti e il livellamento del fondovalle.

Il lavoro sul campo si è basato in larga misura sulle attività di  archeologi e tecnici sudanesi, che hanno continuato a prelevare campioni e a lavorare sul sito nonostante il conflitto in corso. Le loro misurazioni e i loro registri sono alla base dell’interpretazione stratigrafica.

I risultati mettono inoltre in luce una lacuna nella ricerca. Gran parte di quanto sia conosciuto sul Nilo deriva da studi condotti in Egitto; più a sud, il comportamento del fiume differisce nei dettagli. Le registrazioni sedimentarie come queste offrono un modo per confrontare tratti diversi e per collegare i cambiamenti ambientali con i modelli di insediamento.

A Napata, le tracce si trovano sotto il livello del suolo: strati sovrapposti di sabbia, limo e argilla che testimoniano i cambiamenti di flusso e sedimentazione. Insieme, descrivono un fiume che, per un lungo periodo, ha fornito acqua e terreno fertile senza estrema instabilità, condizioni che hanno contribuito a sostenere una città per molti secoli.

Il geomorfologo Jan Peeters ritiene che, nonostante tutte le difficoltà e le sofferenze che il Sudan sta affrontando a causa della guerra in corso, la ricerca prosegue grazie all’impegno dei collaboratori locali: il loro lavoro è fondamentale per il progetto, che pone grande enfasi sul coinvolgimento della comunità e sulla collaborazione con i ricercatori sudanesi.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Jebel Barkal Archaeological Project

 

Sudan

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