ARCHEOLOGIA IN CONTRASTO CON SACRA BIBBIA?

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Nel 2012, un monumentale complesso di templi dell’Età del Ferro, risalente alla fine del X e all’inizio del IX secolo a.C., è stato portato alla luce a Tel Moza, vicino a Gerusalemme, dagli archeologi dell’Israel Antiquities Authorityà (IAA).

Il sito, identificato come la città biblica di Moza, all’interno del confine della tribù di Beniamino (Giosuè 18:26), fungeva da centro amministrativo per lo stoccaggio e la ridistribuzione del grano.

Nella primavera del 2019, il primo scavo accademico del sito ha scoperto e iniziato a studiare due edifici di culto rinvenuti, uno sopra l’altro, a Tel Moza: il complesso monumentale del tempio costruito tra la fine del X e l’inizio del IX secolo a.C. e una struttura al di sotto che è stata portata alla luce solo parzialmente, provvisoriamente datata al X secolo a.C.

Il Moẓa Expedition Project è stato guidato dai ricercatori dell’Università di Tel Aviv e dell’IAA, Shua Kisilevitz e Oded Lipschits. I due studiosi ritengono che il sito sia l’unico monumentale tempio dell’Età del Ferro scavato nel territorio di Giuda. Il loro studio dettaglia i reperti eccezionali rinvenuti nell’area sotto il primo piano del complesso, da manufatti cultuali, come figurine antropomorfe e zoomorfe, a un grande ambiente di culto decorato.

Secondo gli studiosi biblici, il libro sacro espone in dettaglio le riforme religiose del Re Ezechia e del Re Giosia che consolidarono le pratiche di adorazione al Tempio di Salomone a Gerusalemme, ed eliminarono l’attività di culto oltre i suoi confini.

Gli archeologi israeliani ritengono che la loro analisi dei reperti archeologici e dei testi biblici dimostra chiaramente che il Tempio di Moza si conformava alle antiche convenzioni e tradizioni religiose del Vicino Oriente e alle rappresentazioni bibliche dei luoghi di culto in tutta la terra. Templi come quello di Moza non solo potevano, ma dovevano anche esistere per la maggior parte del periodo del Ferro II, come parte del costrutto religioso ufficiale.

Nonostante le narrazioni bibliche che descrivono le riforme di Ezechia e di Giosia, confermano, dunque, gli studiosi, c’erano templi ufficiale nel Regno di Giuda oltre al tempio ufficiale di Gerusalemme e, fino ad oggi, le scoperte hanno radicalmente cambiato il modo di comprendere le pratiche religiose dei giudaiti.

Il ricco corredo di manufatti cultuali e resti architettonici nel sito, tra cui statuine a forma umana, a forma di cavallo, un ambiente di culto decorato con una coppia di sfingi, un altare in pietra, un banco per offerta in pietra e una fossa piena di cenere e ossa di animali, offre un’importante opportunità per studiare la formazione del culto e della religione nella regione in quel momento, fornendo un quadro per la formazione del Regno di Giuda.

Lo studio della funzione economica del sito, unito con quello della sua funzione religiosa, rafforza l’idea che una entità politica locale sia emersa nella regione di Moza, nel X secolo a.C., avversa alla creazione di una politica giudaita più tarda dell’era.

Gli studiosi suggeriscono che il Tempio di Tel Moza fosse una vera e propria impresa economica di un gruppo locale, che inizialmente rappresentava diverse famiglie estese, o forse villaggi, che si univano per riunire le loro risorse e massimizzare la produzione economica.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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