lunedì, 11 Maggio 2026
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ANTICHI CALDERONI ROMANI IN BRONZO RINVENUTI A SCHAALBY, GERMANIA

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A Schaalby, nella Germania settentrionale, sono stati rinvenuti rari calderoni di bronzo risalenti al Periodo imperiale romano e al Periodo delle migrazioni: la scoperta è stata effettuata da un team danese di ricercatori in collaborazione con  con l’Archäologisches Landesamt Schleswig-Holstein, l’Ufficio Archeologico Statale dello Schleswig-Holstein.

Le indagini preliminari effettuate con adeguati strumenti hanno inizialmente portato al ritrovamento di frammenti di un vaso di bronzo, tra cui elementi delle sue caratteristiche guarnizioni della presa. Con il proseguire degli scavi, sono emersi altri manufatti che conducono alla presenza di un gruppo di cosiddetti calderoni di Vestland, oggetti legati ad aree di produzione all’interno della sfera romana in territorio germanico.

Questi tipi di contenitori, comuni in questa parte d’Europa, proviene maggiormente dalla Scandinavia o dalle zone lungo le coste del Reno e del Mare del Nord. I ritrovamenti nello Schleswig-Holstein sono rari, con un solo caso comparabile registrato in precedenza.

La loro presenza in questo territorio suggerisce spostamenti di merci a lunga distanza e contatti tra le comunità dell’Europa settentrionale e le regioni influenzate da Roma tra V e VII secolo d.C.

Le prime osservazioni indicano che diversi calderoni potrebbero essere stati collocati insieme, forse impilati uno dentro l’altro. Il motivo della loro sepoltura è ancora incerto ma ritrovamenti simili in altre località sono stati collegati a sepolture a cremazione, con cospicui corredi funerari. Al momento, gli archeologi non hanno confermato se il ritrovamento di Schaalby rientri in una di queste categorie e sono in corso ulteriori studi e confronti.

A causa della fragilità del metallo, i reperti non sono stati rimossi singolarmente. Il team ha invece utilizzato un metodo noto come “sollevamento a blocchi”, in cui il terreno circostante viene mantenuto intatto e l’intera sezione viene estratta in un unico pezzo. Questo approccio contribuisce a preservare la posizione e la struttura degli oggetti.

Il blocco è ora in fase di analisi mediante tomografia computerizzata presso l’Istituto Fraunhofer per la Tecnologia Medica Individualizzata. Le scansioni consentono ai ricercatori di esaminare il terreno e il metallo senza dover aprire il reperimento. Questo permette di verificare se all’interno dei vasi siano ancora presenti dei contenuti o se altri oggetti siano nascosti nel deposito.

Le immagini acquisite aiutano anche a guidare la fase successiva del lavoro. Le aree che presentano differenze di materiale o struttura possono essere individuate con precisione durante l’analisi di laboratorio, riducendo il rischio di danni durante la separazione del terreno dalle superfici metalliche.

Il luogo del ritrovamento è già noto per il suo valore archeologico: le aree circostanti hanno restituito tracce di insediamenti risalenti all’epoca vichinga, sebbene i calderoni siano molto più antichi. La loro presenza suggerisce che la zona facesse parte di reti commerciali più ampie ben prima del periodo vichingo.

Il ritrovamento è stato effettuato nell’ambito di un progetto condotto dall’Università di Aarhus, che coinvolge veterani militari in attività archeologiche sul campo. Il programma coniuga ricerca, restauro e cooperazione internazionale. Ulteriori studi dovrebbero chiarire quanti reperti siano presenti e perché siano stati interrati.

Per ora, i calderoni offrono una rara opportunità di osservare i legami tra l’Europa settentrionale e il mondo romano durante un periodo di cambiamenti e spostamenti in tutto il continente.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

 

Calderoni

 

 

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