sabato, 14 Febbraio 2026
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AMULETO CELTICO BRONZEO SOFISTICATAMENTE LAVORATO RIVENUTO A MANCHING, GERMANIA

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Durante gli scavi in ​​un antico insediamento in Germania, presso Manching, in Baviera, gli archeologi dell’Ufficio statale bavarese per la Conservazione dei Monumenti storici (BLfD) hanno scoperto un piccolo ciondolo in bronzo raffigurante un guerriero celtico, completo di scudo e spada. La statuetta, risalente al III secolo a.C., è la traccia evidente di una sofisticata lavorazione dei metalli nell’Età del Ferro germanica (800-50 a.C.).

Secondo gli archeologi del Bayerisches Landesamt für Denkmalpflege, gli scavi nella città celtica di Manching, che si sono svolti dal 2021 al 2024, Manching è uno dei più grandi insediamenti antichi a nord delle Alpi, ma meno del 15% del suo territorio è stato studiato archeologicamente. Finora, i ricercatori hanno recuperato più di 40.000 manufatti da Manching, tra cui la straordinaria statuetta in bronzo.

Secondo Mathias Pfeil, curatore generale del BLfD“A quel tempo i Celti erano noti per essere dei combattenti e le descrizioni riportate nelle fonti sono confermate da questa piccola statua in bronzo.

Il manufatto, in bronzo massiccio, è alto 7,5 centimetri e pesa 55 grammi. È stato realizzato con il processo di fusione a cera persa, che prevede la creazione di un modello in cera dettagliato di un oggetto, la creazione di uno stampo tramite incorporazione nell’argilla, la fusione della cera e la colata di bronzo fuso nel vuoto. Il risultato è una statuetta “complessa e delicata”, corredata dal suo anello per appenderla a una catena.

Sebbene a volte si immagini che i Celti combattessero nudi per intimidire i nemici, è probabile che fossero protetti da elmi e cotte di maglia. Pfeil osserva che la statuetta rappresenta guerriero in una posa molto dinamica con un tipico scudo celtico e una spada corta. lo stesso equipaggiamento come è riportato dalle descrizioni delle fonti, rendendo questo guerriero celtico un ritrovamento unico.

Sono previste ulteriori valutazioni scientifiche per tutti i reperti scoperti a Manching, che iniziò come insediamento alla fine del IV secolo a.C. (Cultura La Tène B2) e fu gradualmente abbandonato a metà del I secolo a.C. 

Il centro si trovava in una favorevole posizione viaria laddove il fiumiciattolo Paar, che scorre da sud, sfocia nel Danubio, e su un basso terrazzamento libero dal pericolo delle inondazioni. Prima del tardo oppidum, deve essere esistito un piccolo abitato privo di difesa, che a causa della sua posizione favorevole, all’incrocio di importanti vie commerciali, si accrebbe rapidamente.

Nel III e II sec. a.C. (La Tène C) questo insediamento minore assunse l’aspetto di un centro urbano: sono presenti, cioè, case costruite regolarmente e fittamente; è stata introdotta la produzione di oggetti in vetro, bronzo, ma soprattutto in ferro. È attestata la coniazione di monete; le importazioni dall’Italia (anfore) appaiono abbondanti.

Centro produttivo e di commercio, ma anche religioso, la maggior parte dei resti di scheletri umani vengono posti in connessione con riti cultuali e non più con un saccheggio da parte dei Romani. Causa di questo sconvolgimento furono probabilmente i Cimbri e i Teutoni; la costruzione del Murus Gallicus durante il passaggio dal La Tène C al La Tène D dovrebbe essersi resa necessaria come reazione a pericoli di questo tipo.

La fine dell’oppidum oggi non viene più spiegata con la distruzione da parte dei Romani nel 15 a.C.; l’insieme dei ritrovamenti rivela verosimilmente una data precedente, attorno al 30 a.C. In quest’occasione è interessante notare che i ritrovamenti più recenti sono di gran lunga meno numerosi di quelli del periodo precedente.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Bayerisches Landesamt für Denkmalpflege

Baviera

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