Nel porto dell’isola reale di Antirodi, nel grande Portus Magnus di Alessandria, ora completamente sommerso, gli scavi dell‘Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine (IEASM) sotto la direzione di Franck Goddio, hanno portato alla luce il relitto che apparteneva a una delle famose antiche chiatte da diporto egiziane (thalamegos).

I legni conservati e lunghi 28 metri rinvenuti corrispondono a un’imbarcazione di 35 metri di lunghezza e circa 7 metri di larghezza. Il suo tipo di costruzione mirava a ottenere la massima larghezza possibile per ospitare un padiglione centrale. La particolarità della nave è lo scafo a fondo piatto con uno spigolo a prua e una curva arrotondata a poppa. I graffiti in greco, rinvenuti sulla carena centrale, sono databili alla prima metà del I secolo d.C. Essi rafforzano l’ipotesi che la nave sia stata costruita ad Alessandria; avrebbe avuto una cabina lussuosamente decorata e sembra che fosse spinta solo dai remi.

L’autore antico Strabone, che visitò Alessandria intorno al 29-25 a.C., ne vide l’uso: “…tengono banchetti in imbarcazioni cabinate (thalamagoi), nelle quali entrano nel folto dei ciami e all’ombra delle foglie” (Gheographiká XVII.1.15).

Franck Goddio avanza un’ipotesi riguardo a questo relitto e ritiene che potrebbe essere stato utilizzato lungo i canali di Alessandria, come descritto da Strabone, ma poiché è stato trovato anche molto vicino ai nostri scavi sul tempio di Iside sull’isola di Antirodi, potrebbe essere affondato durante la catastrofica distruzione di questo tempio intorno al 50 d.C., anche in base alla sua datazione.

E’ possibile suggerire un uso rituale per questa chiatta: potrebbe essere appartenuta al santuario e aver fatto parte della cerimonia navale della navigatio Iside, quando una processione in onore di Iside incontrava un’imbarcazione riccamente decorata, il Navigium, che incarnava la barca solare di Iside, signora del mare. Questa imbarcazione compiva un viaggio rituale annuale della dea dal Porto Magno di Alessandria al santuario di Osiride a Canopo, lungo il Canale Canopico.

 Sebbene la ricerca sul relitto sia ancora in una fase iniziale, potrebbe rivelare un viaggio nella vita, nella religione, nel lusso e nel piacere lungo le vie d’acqua dell’antico Egitto romano. Sul
mosaico del Nilo di Palestrina, nell’angolo in basso a sinistra, si può vedere una rappresentazione di un piccolo talamo, incastonato in un promontorio fluviale nilotico, con nobili uomini a caccia di ippopotami.

Thalamegos: le più note di queste imbarcazioni da diporto erano i giganteschi palazzi galleggianti dei Tolomei, tra cui quello di Cleopatra VII, che la regina utilizzò per mostrare a Giulio Cesare le bellezze dell’Egitto nella primavera del 47 a.C.

I risultati scientifici degli scavi del tempio di Iside nel Porto Magno di Alessandria sono stati recentemente pubblicati sulla rivista dall’Oxford Centre for Maritime Archaeology.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine