XVI CONVEGNO DI EGITTOLOGIA E PAPIROLOGIA A SIRACUSA

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L’I.I.C.E. (Istituto Italiano per la Civiltà Egizia), associazione culturale costituitasi a Torino nel 1986 che ha lo scopo di promuovere gli studi sulla civiltà egizia antica, organizza la XVI edizione del Convegno di Egittologia e Papirologia. Quest’anno, a Siracusa, dal 29 settembre al 2 ottobre, presso il Museo del Papiro “Corrado Basile”, ex convento di Sant’Agostino in Ortigia, eminenti studiosi da tutto il mondo si confronteranno su nuovi temi e nuovi studi storici e archeologici che l’affascinante cultura egizia antica sforna continuamente!

Museo del Papiro “Corrado Basile”, una sala
Museo del Papiro “Corrado Basile”, una sala

L’appropriata sede del Museo del Papiro ha spinto molti relatori a presentare i propri lavori di studio che hanno come leitmotiv proprio il papiro, le sue forme di uso legali, letterarie, epistolari, religiose e funerarie, nonché presentare i restauri effettuati su importanti documenti che hanno rischiato la distruzione.

Il papiro (cyperus papyrus) è un arbusto di circa tre/quattro metri di altezza che cresceva sulle sponde del Nilo e dal VI secolo a.C. era coltivato anche in Sicilia (nei pressi di Siracusa). La parte interna dello stelo (midollo) era usata per costruire lo strumento su cui scrivere.

La pianta di papiro
La pianta di papiro

Da Plinio il Vecchio (nella sua Naturalis Historiae, XIII libro, X capitolo, paragrafi 71/72) proviene il una descrizione del papiro molto ampia e dettagliata. Il midollo viene estratto dalla scorsa e tagliato in strisce verticali prima giustapposte e poi sovrapposte. In genere un foglio di papiro si compone di due strati di lamelle di midollo: il primo strato su cui si scrive è composto da strisce orizzontali, il secondo da strisce verticali. Una volta ottenuti i due fogli, vengono appiccicati e battuti con mazzuolo per assicurarne la perfetta adesione (senza collanti). Da Plinio sappiamo, inoltre, che le strisce di midollo si chiamano phylirae mentre il foglio ottenuto viene seccato al sole il cui risultato è detto plagula. Circa 20 plagule incollate l’una con l’altra con fibre parallele costituiscono un rotolo chiamato volumen.

Nel papiro si scrive sul recto (fibre orizzontali) del volumen. I papirologi hanno un linguaggio tecnico e anche semplici simboli per descriverli: la faccia su cui si scrive si chiama faccia per fibrare ed è indicato con il simbolo , ; il verso del papiro è detto faccia transfibrare e si indica con ; normalmente si scrive solo sul recto. Il rotolo si chiama opistografo per quegli appunti di poco conto (casa, scuola, appunti privati). Come oggi per la carta, esistevano diverse qualità di papiro e Plinio ne descrive diversi tipi con le rispettive misure: sciarta ieratica, Liviana, Claudiana; di qualità meno pregiata, sciarta anfiteatrica, sciarta saїtica, dalla regione del basso Egitto e dal dialetto dotto egiziano; la sciarta taeneotica, la sciarta emporetica per gli imballaggi.

Il papiro è stato il supporto scrittorio più diffuso nell’antichità greca e romana. Della Grecia sono migliaia i papiri pervenutici, dai testi ufficiali alle lettere private. Per ragioni climatiche, il più alto numero di papiri conservati, provengono da Dura Europos (in Siria) che nella guerra combattuta dai romani contro i Sasanidi, è stata abbandonata una volta nel 253 d.C. e definitivamente nel 272 d. C. Altri rotoli provengono dalla Palestina mentre 1806 rotoli di argomento filosofico provengono da Ercolano. Il papiro è stato utilizzato in occidente (si vedano anche quelli rinvenuti a Pompei nella Villa dei Misteri) soprattutto in alcune cancellerie statali ed ecclesiastiche di lingua latina fino al medioevo. Per esempio, della cancelleria della chiesa metropolitana di Ravenna, abbiamo 67 documenti oggi conservati nell’archivio vescovile. I più antichi di questi sono esemplari in un tipo di scrittura chiamato “nuova corsiva romana” che ha dato origine a tutte le scritture dei regni barbarici, con documenti che  mostrano come si sia evoluta questa scrittura! Si hanno, inoltre, papiri delle cancellerie dei re merovingi di Francia: ben13 diplomi reali emanati tra il 625 e il 673 e oggi conservati nell’archivio di Stato di Parigi). La cancelleria della Chiesa romana ha adoperato papiri fino al XI secolo (1051 la data dell’ultimo documento pontificale) e quelli che sono conservati consistono in 25 tra lettere e privilegi papali datati il 781 e il 1051. La cancelleria del Ducato di Napoli ha utilizzato il papiro in atti letterari.

Buon Convegno e buona lettura di papiri!

Nel link sottostante, tutte le informazioni necessarie per partecipare e il programma aggiornato.

Programma, informazioni, iscrizione al convegno

XVI CONVEGNO DI EGITTOLOGIA E PAPIROLOGIA

Daniele Mancini

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