UNO 007 DELL’ARTE: RODOLFO SIVIERO – prima parte

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Rodolfo Siviero con un’opera recuperata di Pontormo

Leggendo qua e la, un nome, un personaggio, la sua storia mi sono piacevolmente balzati all’attenzione: vi racconto di Rodolfo Siviero, uno 007 dell’arte! Buona lettura.


Esistono molti modi per salvarsi l’anima e uno di questi è salvare quella del proprio paese!

Nel 1943, nella campagna toscana, tre uomini vestiti da poliziotti bussano a una casa e mentre due si adoperano a perquisirla, il terzo interroga la domestica: cercano ebrei e antifascisti e vuole interrogarla sui padroni della casa improvvisamente partiti. La domestica, fidanzata con un soldato tedesco, cerca di collaborare.

Gli altri due non perquisiscono la casa, ma si prodigano a caricare su un camion grandi tele, quadri, dipinti, varie opere d’arte perché quella è la casa di Giorgio de Chirico, uno dei più noti pittori italiani. De Chirico è stato costretto a scappare perché sua moglie è ebrea e i tre uomini vestiti da poliziotti sono appartenenti a una organizzazione clandestina che collabora con la Resistenza, nonché amici di Giorgio de Chirico, incaricati di mettere in salvo la sua collezione d’arte. Uno di loro si chiama Rodolfo Siviero!

La II Guerra Mondiale è scoppiata da qualche anno e sta devastando un intero continente: gran parte dell’Europa è sotto il dominio della Germana nazista e tra i nazisti, due sono legati al filo conduttore delle vicende di Rodolfo Siviero: Hermann Goering e Adolph Hitler. Oltre a commettere le ben note cose terribili, i due si prodigano a saccheggiare il nostro paese nel modo più brutale portando via le opere d’arte più belle, depredando la nostra anima!

Inizialmente, grazie al prestigio delle istituzioni culturali tedesche e dei musei, si riesce a rifornire i loro palazzi di opere d’arte per assicurare una prevalenza culturale della Germania anche in questo campo: una sorta di prosecuzione dello scontro tra la Kolthoff tedesca e la Civilization francaise. Si aggiunge, inoltre, l’aspetto del profitto personale dei vari gerarchi ma, con il procedere della sconfitta della Germania, le SS allestirono una serie di depositi di opere d’arte, preziosi, monete e lingotti che avrebbero dovuto servire, dopo la sconfitta, a riorganizzare il movimento in tutta Europa e cercare di riemergere.

Quel camion, carico della collezione provata di Giorgio de Chirico, si allontana in fretta e dopo qualche ora è a Firenze. Siviero scende dal camion e incontra il Soprintendente dei Musei, Giovanni Poggi che ha deciso, come tanti in Italia, di rimanere al suo posto. L’obiettivo di Poggi e di Siviero è impedire che Goering e Hitler si portino via quelli e altri capolavori. I due italiani si accordano e poi il camion viene fato proseguire fino a Palazzo Pitti dove due falsi poliziotti scaricano quelle opere d’arte e le nascondono, murate, in un ripostiglio del museo.

Questa è stata la scelta di Siviero per salvarsi l’anima, salvando l’anima del suo paese!

Rodolfo Siviero nasce a Guardistallo, Pisa, alla vigilia di Natale del 1911. Suo padre, veneziano, è sottufficiale dei Carabinieri e comanda la locale stazione; sua madre è di Siena e si trasferiscono a Firenze nel 1924. Siviero è un ragazzo sveglio ed esuberante, a volte arrogante e inquieto. Il suo percorso di studi è travagliato e oltre alle donne, che non gli mancano, ama l’arte e la letteratura. Vorrebbe diventare tante cose: critico, poeta, scrittore; così frequenta i musei, la facoltà di lettere dell’Università di Firenze e conosce molti intellettuali. Capisce che la sua strada non è quella, capisce di voler intraprendere la carriera diplomatica.

Gli anni sono quelli del Ventennio, quelli del Fascismo, che all’inizio lui appoggia perché vi vede una carica rivoluzionaria e innovatrice. Nel 1937 Siviero soggiorna a Erfurt, nella Turingia, con una borsa di studio da studente di storia dell’arte, ma ha tutta l’aria di essere una copertura. Si dice che faccia parte del SIM, il servizio segreto fascista, e che sia li per tenere d’occhio Hitler nei confronti dell’Austria.

Non è certo, ma è sicuro che nel 1938 viene espulso dalla Germania come persona indesiderata! In due anni non si hano notizie su di lui ma nel 1940 inizia a prendere i primi contatti con i movimenti antifascisti, con Giorgio Castelfranco e sua moglie Matilde, una donna che de Chirico aveva dipinto in uno dei suoi quadri. Castelfranco, invece, è un professionista e critico d’arte ebreo.

Nel1940 l’Italia è ancora alleata della Germania e, per questo, iniziano nel nostro paese gli acquisti illegali di opere d’arte. Hitler e Goering sono grandi collezionisti e il Fascismo non riesce a impedire che molte opera spariscano con loro. Tra queste, il Discobolo Lancellotti

Nel 1937, il Principe Filippo d’Assia, inviato personalmente da Hitler quale ambasciatore culturale, entra nel nostro paese per motivi commerciali: in questo modo i Nazisti hanno deciso di comprarsi l’anima dell’Italia, in modo semplice e pulito, acquistando le opere d’arte.

Il Discobolo Lancellotti è una delle due copie romane del II sec d. C. del celebre originale bronzeo dello scultore del V secolo a.C. Mirone, fu molto celebrato dagli scrittori antichi come opera fondamentale per lo studio della figura atletica in movimento. Il discobolo Lancellotti fu scoperto nel 1781 sull’Esquilino. Conservato a Palazzo Massimo, Nel Museo Nazionale romano.

Il Discobolo Lancelloti, copia romana di originale greco andato perduto, piace molto ai Nazisti perché incarna, ai loro occhi, il prototipo della razza ariana; ma il Discobolo è un’opera vincolata dallo Stato e, senza autorizzazione, il proprietario non può ne venderlo ne esportarlo. L’autorizzazione viene concessa da Mussolini in persona, attraverso il Ministero degli Esteri per esigenze amministrative: il Discobolo può essere venduto ai Nazisti!

Oltre a questa via, più o meno legalizzata, ci sono altri modi per trafugare le opere d’arte: venderle illegalmente, di nascosto, soprattutto da parte di privati cittadini che vogliono guadagnare a discapito del loro paese e della sua anima…

La spoliazione del patrimonio artistico italiano ed europeo da parte del III Reich rientra nel suo progetto di dominare culturalmente l’Occidente: si inizia dai musei di Capodimonte, di Firenze e Venezia, dove i Nazisti asportano oltre 1600 pezzi tra beni archeologici e storico artistici. Inopinatamente caricati su camion, vengono trasportati prima a Montecassino e poi verso altre sedi con l’idea di proteggere il patrimonio artistico. La spoliazione tocca non solo i musei ma anche le opere delle chiese: in questa caso Siviero, per la restituzione, si allea con il suo amico Cardinale Martini, allora solo Monsignore.

I beni appartenuti ai privati vengono venduti all’estero sotto una severa pressione politica, anche se il patrimonio artistico non può essere alienato!

— Segue —

 

Daniele Mancini

Bibliografia e per ulteriori informazioni:

  • Siviero, R.,  L’arte e il nazismo: esodo e ritrovo delle opere d’arte italiane, 1938-1963, Firenze 1984
  • Bottari, F., Rodolfo Siviero, avventure e recuperi del più grande agente segreto dell’arte, Roma 2013

 

 

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