Un tè nel…. Marocco! Una Maria Assunta nel… deserto!

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Torna la nostra cara Maria Assunta Maccarone. Oggi ci accompagna in Marocco! Buona lettura.


Sono una viaggiatrice per passione, non una turista. La sete di conoscenza e la curiosità mi inducono a scovare posti nuovi, osservare e parlare con persone mai incontrate prima. Non serve conoscere la loro lingua alla perfezione, provate e scoprirete che molti sono più curiosi di voi e allora vi sembrerà più semplice comunicare. Quello che si rivelerà ai vostri occhi mettendovi nei loro panni, indossando letteralmente i loro stessi abiti, frequentando mercati, templi, moschee (lì dove ve lo permetteranno) e adeguandovi alle loro stesse usanze, vi sorprenderà e vi farà comprendere le diverse sfaccettature della natura umana, la storia di un popolo e/o di un paese che per sempre resterà vostro personale patrimonio culturale.

Non ho mai, e mai lo farò, rimpianto un solo centesimo di tutti i soldi impiegati per viaggiare perché investiti sulla mia persona, sulla mia passione, sulla mia vita. “E’ una passione costosa”, molti affermano, ma non è proprio così…

In moltissimi Paesi al mondo se hai la capacità di adeguarti a quello che loro mangiano, utilizzi i loro mezzi di trasporto, alloggi in alberghetti prenotati sul posto, l’unica spesa “viva” è il volo, ma con qualche risparmio si riesce ad affrontare. Inoltre, per non spendere troppo, basta sapersi adattare alle situazioni e agli eventi con la consapevolezza che tanto, anche se non ti senti perfettamente a tuo agio, quel viaggio finirà. Così facendo a volte inaspettatamente vinci anche le tue paure e superi i tuoi stessi limiti.

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E’ possibile farsi sfuggire un viaggio del genere per la seconda volta solo perché  i posti in aereo sono “esauriti”? Ma siamo con mesi di anticipo!!! Probabilmente non è quello il vero motivo, ma non ci arrendiamo! Prenotiamo il volo direttamente dal sito della compagnia aerea ed acquistiamo il solo pacchetto del tour del Marocco, luogo affascinante per definizione, ma anche sorprendente per alcuni aspetti!

Arriviamo a Casablanca e dopo la visita mattutina alla moschea di Hassan II, pare sia imperdibile per la sua modernità, maestosità e materiali preziosi utilizzati, partiamo con il nostro mitico pulmino! Non vi voglio parlare delle città imperiali avvolte nei loro labirintici suq (i caratteristici mercati arabi, ndr), il Marocco non è soltanto questo e neanche delle località marittime con alberghi e resort perché non le conosco, ma il Paese offre molto di più: antiche città romane, kasbah, foreste, montagne, valli, gole, fossili e naturalmente il deserto…

Girovaganti tra Rabat, Meknes e Fes (le tre città imperiali, oltre a Marrakesh, che si trovano a distanza ravvicinata tra loro) ci fermiamo a Chellah. Si trova a pochi chilometri da Rabat e contiene, all’interno di mura fortificate, un’antica città romana, con i resti del decumano massimo e di un foro. E’ un posto affascinante dove nidificano le cicogne ed è stato riscoperto successivamente, dopo un lungo periodo di abbandono, una necropoli fortificata. Banani, ulivi, palme, fichi, aranci e tanta altra vegetazione cresce rigogliosa tra i resti archeologici.

Nella stessa zona troviamo la città santa del Marocco, Moulay Idriss, situata ai piedi del monte Zerhoun, a circa 25 chilometri da Meknes. La città per secoli è stata luogo di pellegrinaggi e tutt’oggi è considerata la città più sacra dopo la Mecca. E’ veramente pittoresca tutta bianca da cui spicca il verde del tetto del mausoleo di Idriss I, profeta di Maometto. Incontriamo asinelli che trasportano merci da un posto all’altro… sembra essere tornati indietro nel tempo. Le particolarità sono che c’è un minareto a base circolare ed anche il fatto che fino a qualche anno fa i non mussulmani non potevano visitarla ed è tutt’ora così per quanto riguarda la moschea e la tomba del profeta.

Volubilis, una rivelazione. Ignoravo la sua esistenza fino a quel momento! Dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, i resti attestano lo sfarzo della grande città estesa su una superficie di circa 42 ettari. I reperti archeologici rinvenuti in questo sito testimoniano in realtà che diverse civiltà si sono succedute in questo posto in almeno dieci secoli: dalla preistoria al periodo Islamico.

Palazzi decorati da mosaici, una basilica, un arco di trionfo in memoria di Caracalla, il tempio di Giove e tanto altro ancora evidenziano la presenza della civiltà romana. Una guida attenta e molto esperta ci accompagna per tutto il pomeriggio tra le rovine e ci spiega meticolosamente ogni cosa, risponde con professionalità alle nostre domande senza farci distrarre, né annoiare. Con gli occhi volti verso il tramonto, accaldati, arriviamo finalmente ad un punto di ristoro dove alcuni dei nostri amici ci aspettano perché, stanchi, non hanno partecipato alla visita. Non sapranno mai che meraviglia di città è stata Volubilis!

Il Marocco è davvero un Paese singolare. I paesaggi cambiano e si alternano velocemente passando da una zona all’altra. Prima di arrivare a vedere il deserto e i monti dell’Atlante, arriviamo vicino ad un lago chiamato Dayet Aoua: tutto è ovattato e il paesaggio molto simile al suolo lunare. Nessuno all’orizzonte. Poco dopo raggiungiamo una cittadina, Ifrane, chiamata “la piccola Svizzera”, a circa 1700 m s.l.m. e dove d’inverno si va a sciare…appunto! E’ fine dicembre, fa freddo e quasi nevica. I tetti delle costruzioni sono spioventi come quelli delle case alpine e strade, giardini curati nei minimi dettagli… tutto pulito ed in ordine. Un po’ disorientati ci chiediamo dove siamo finiti, sembra un altro Paese.

Riprendiamo il viaggio e ci fermiamo per poco tempo a visitare la Foresta dei Cedri dove vivono simpatiche bertucce che, curiose, si avvicinano per conoscerci e fare qualche piccolo dispettuccio. Vogliono solo conoscerci. Lo scenario cambia nuovamente e dopo chilometri di paesaggi montani, la visita alla diga Hassan Addakil, che crea un lago artificiale, ed ecco la Valle dello Ziz: l’omonimo fiume ha scavato il letto fra scogliere impressionanti. Palmeti e oasi al confine tra deserto e montagne rocciose. Dormiamo nella città di Erfoud e ripartiamo il giorno dopo per Rissani dove visitiamo un museo di fossili senza precedenti. Con gli occhi sgranati seguiamo la guida ed osserviamo in silenzio migliaia di ammoniti, gasteropodi, bivalvi, echinodermi, etc. Ne hanno talmente tanti, un deserto pieno, e hanno ben pensato di scolpire nella roccia oggetti di uso comune, tavoli, lavandini con fossili incastonati! Sorprendente. Non ho mai visto una cosa del genere.

Visitiamo altri uidian (lo uadi è il letto di un torrente, quasi un canalone in cui scorre (o scorreva) un corso d’acqua a carattere non perenne, ndr) nella stessa zona: la Valle del Draa e la Valle di Dadès. Lungo la strada i paesaggi si susseguono senza assomigliarsi e strade che si snodano tra le montagne e piccoli villaggi abitati in cima alle montagne oppure sono di terra e si mimetizzano perfettamente con il paesaggio. Arriviamo a circa 2600 m s.l.m. e al posto della neve, come solito nel periodo, troviamo una temperatura piacevole di circa 25 gradi. Non è proprio la temperatura del periodo, ma naturalmente ne siamo felici.

Raggiungiamo un piccolo hotel incastrato tra le Gole del Todra e non crediamo alle nostre orecchie quando ci dicono che dormiremo lì. Un posto lontano da tutto, avvolto nel silenzio e circondato solo di roccia e da qualche palma. Il rumore dell’acqua che scende dalla roccia sembra anch’esso attutito. Facciamo una lunga passeggiata e scambiamo parole con gli abitanti di un paese poco distante che improvvisano bancarelle per strada con oggetti di artigianato locale. Il Marocco, a differenza di altri Paesi visitati, sostiene e ha ancora il vero, autentico artigianato locale: ceramiche, pelle lavorata e tinta nelle pozze con metodi antichi, stoffe tessute al telaio di legno, gioielli d’argento, pietre e tanto altro ancora.

Le qasba o ksour (plurale del termine ksar, villaggio fortidficato, ndr), sono vere e proprie città fortificate costituite di case di terra finemente modellate e decorate; visitiamo Ennasra, vicino Rissani, con una guida eccezionale: un uomo anziano con lunga barba bianca e vestito con una tunica ed un turbante blu acceso, esattamente quello dei Tuareg. Ci sorride ed ha gli occhi lucidi dalla gioia di poterci raccontare del suo paese.

Stupendo entrare nella qasba e perdersi tra le case, piazzette, stalle, negozi, un’intera città costruita di terra. Una signora ci chiama, ci fa entrare in casa e ci offre del tè alla menta, la loro bevanda preferita, rinfrescante. Osserviamo i suppellettili della cucina che adornano le pareti e i mobili decorati che li contengono. Saliamo al secondo piano dove ci sono i letti fatti di legno e ricoperti di coperte grossolanamente tessute a mano. Dalla terrazza scopriamo il paese ed è divertente passare da un tetto all’altro dove troviamo i panni stesi ed alcune caprette. La vecchia guida ci accompagna fino all’orto e ci mostra le colture e le attrezzature.

Successivamente visitiamo anche Ait Ben Haddou, scenario di molti film e dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Quest’ultima è veramente un gioiello, la riconoscerete sicuramente in qualche film che avete visto da “Lawrence D’Arabia” a “Gesù di Nazareth”, “Il tè nel deserto”, “Il gladiatore”, “Agente 007- zona pericolo”, “La mummia”…e tanti altri ancora. Si trova sulla via del commercio che le carovane percorrevano dal Sudan fino a Marrakesh. Situata su di una collina, è tutt’ora abitata da poche persone. E’ addirittura ammaliante scoprire con la guida locale le particolarità delle costruzioni, degli oggetti, e dei paesaggi che l’avvolgono tra il rosso della terra ed il blu del cielo marocchino.

Chilometri e chilometri di strada ed arriviamo in un villaggio di case bianche sulla via che ci condurrà nel deserto. Un gruppo di uomini ci aspettano per cantare e ballare. Alcuni suonano strumenti “strani”. Coinvolgente e molto bravi, ma quando non conosci non apprezzi quanto dovresti. Scambiamo con loro qualche parola alla fine dell’esibizione e regaliamo qualche monetina. Sorridenti ci salutano prima di riprendere la strada per Er Chebbi.

Qui una carovana di cammelli ci aspetta per partire e raggiungere la tendopoli prima che faccia buio. Almeno due ore di cammino. Ci divertiamo tanto e ci chiamiamo da una parte all’altra. Tutti in fila indiana. Ma qualcuno fa scivolare per errore un foulard e il cammello si spaventa e lo butta giù con un’impennata. Ripartiamo e poco prima del tramonto giungiamo alla tendopoli. Scegliamo il posto per dormire, ma aspettiamo la mezzanotte per festeggiare l’arrivo del nuovo anno con i Tuareg che ci ospitano tra fuoco, danze e canti. La notte nel deserto è di una bellezza travolgente, le stelle, la luna, il fuoco…tutto è ingigantito dal suo fascino.

L’indomani riprendiamo il viaggio per arrivare finalmente a Marrakesh, la città leggendaria che ha dato il nome al Marocco, la più grande delle città imperiali. Passeremo qui qualche giorno per poi ritornare a casa.

 

Maria Assunta Maccarone

 

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