THE BRITISH MUSEUM, IL MUSEO! prima parte

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Ho avuto la possibilità di visitare il Louvre a Parigi, il Museo del Cairo, i Musei Vaticani, il Palazzo Ducale di Venezia e tra i grandi musei, esclusi quelli di arte moderna e contemporanea per i quali provo una “repulsione chimica”, ne ho ancora tanti da percorrere nel mio cammino della conoscenza. Ma lunedì scorso ho trascorso qualche ora al British Museum a Londra: una visita lampo alla città che ha condotto il mio essere senziente sulla Great Russell Street, davanti al cancello di uno dei musei più grandi e visitati al mondo!

La Great Court. Foto di Daniele Mancini
La Great Court. Foto di Daniele Mancini

Il British Museum è il più antico museo pubblico del mondo e prima della sua fondazione, nel 1753, i musei erano delle tipiche collezioni private di re o facoltosi singoli cittadini o delle Chiesa o delle università. Il Museo, fondato dal Parlamento britannico, fu inteso per essere sempre differente, un museo “popolare” non esclusivo per i cittadini inglesi ma per tutti, aperti gratuitamente a tutti, senza distinzione di fede o di nazionalità.

La peculiarità del “British” è costituita dal suo senso di umana appartenenza, un forum in cui la storia del mondo può essere esplorata attraverso gli oggetti che gli esseri umani hanno realizzato e utilizzato, che li ha fatti divertire e che li ha accolti dopo la morte. Molti di questi oggetti sono grandi opere d’arte: la collezione del museo comprende oltre sette milioni di manufatti che provengono da ogni parte del mondo a coprire quasi 4000 mila anni di storia! Sembra di trovarsi di fronte a un essere vivente, un essere che conserva una parte importante del patrimonio culturale mondiale e che mira a insegnare qualcosa a chiunque entri al suo cospetto: ovviamente qui non mi soffermerò e non farò alcuna polemica sul modo in cui questo patrimonio sia giunto tra le mura del museo…

La mia visita è iniziata alle 10 del mattino, all’apertura dei battenti del sontuoso edificio: un sentimento di forte emozione mi pervade e non mi abbandona per oltre un quarto d’ora! Il passaggio nella moderna Great Court, presidiata da una testa manieristica colossale in quarzite di Amenothep III, mi invita ad entrare nelle sale del Ground floor dove sono esposte le prime opere che ho intenzione di vedere: mi accoglie un nugolo di persone davanti a una vetrina, sommergono la Stele di Rosetta.

Il Ramses II di Belzoni - Foto Daniele Mancini
Il Ramses II di Belzoni – Foto Daniele Mancini

Ma volgendo lo sguardo a destra, l’enigmatico e austero viso del busto in granito di Ramses II mi ammonisce con un’occhiata (la storia di questo reperto è singolare ed è legata al grande Giovanni Battista Belzoni, di cui ho già scritto, ndr); nella sala a sinistra, invece, un altro busto di Amenothep III, accoglie i visitatori. Seziono le due sale come un vero e proprio scavo stratigrafico, fotografando tutto o quasi, leggendone le didascalie proposte. I reperti sono centinaia e ripercorrono l’intero periodo della scultura egiziana antica: statue, colonne palmiformi, lotiformi e papiriformi, false porte, sculture di ogni tipologia e dimensione, sarcofagi, lastre cultuali e votive, il Gatto Gayer-Anderson in bronzo, argento e oro, una rara scultura in granito proveniente dal Tempio di Karnak con le quattro facce decorate con la rappresentazione di Tuthmosi III e tre divinità. Mi sento uno stato di esaltazione unico ma il tempo passa e nel pomeriggio ho un aereo da prendere… Proseguo nella visita.

Ricostruzione della Porta di Balawat con i due leoni. Foto di Daniele Mancini
Ricostruzione della Porta di Balawat con i due leoni. Foto di Daniele Mancini

Il Ground floor (piano terra) è una fucina di sorprese: la sezione dedicata agli Assiri mi accoglie con due colossali leoni provenienti dal Tempio di Ishtar Sharrat-Niphi di Nimrud relativi al periodo del regno di Ashurnasirpal II (IX sec. a.C.). I leoni sono l’avamposto a un’altra meraviglia: altri due leoni colossali a cinque zampe e con la testa umana, originariamente posti all’ingresso del palazzo reale di Ashurnasirpal II, la ricostruzione in legno della Porta di Balawat, orginariamente  in bronzo e di cui sono esposti  importanti elementi originari esposti a parte. Di seguito, le decorazioni a bassorilievo delle stanze del palazzo di Ashurnasirpal II a Nimrud, le decorazioni del palazzo di Sennacherib a Ninive, le sculture provenienti dal Palazzo di Sargon II (VIII sec. a.C.) a Khorsabad: qui oltre ai due tori con testa umana prelevati da una delle porte della città, posti a protezione contro la malasorte, una menzione particolare la meritano le decorazioni delle stanze del palazzo reale che raccontano la Caccia reale al Leone: con dovizia di particolari, il bassorilievo racconta una giornata tipica di caccia.

La Caccia reale al Leone, Palazzo Reale di Ninive. Foto di Daniele Mancini
La Caccia reale al Leone, Palazzo Reale di Ninive. Foto di Daniele Mancini

Carri trainati da cavalli con il re a bordo che indossa il suo tipico copricapo trafigge i leoni e questi si difendono addentando i cavalli o le ruote dei carri. Ma la lotta è impari: numerose sono le fiere rappresentate morte o in fin di vita, numerosi sono i servitori che riportano i corpi esanimi in trionfo verso la città. La caccia è accompagnata anche da altri servitori che conducono muli che trasportano viveri, attrezzi per la caccia, trappole, armi.

La Stele di Rosetta - Foto di Daniele Mancini
La Stele di Rosetta – Foto di Daniele Mancini

Tornato nell’atrio centrale, decido di buttarmi tra la massa che ha preso d’assalto la Stele di Rosetta: un reperto di così rara importanza subisce la stessa sorte della Gioconda al Louvre. Foto, commenti, stupori, proprio come una popstar. La Stele di Rosetta è stato il manufatto che ha permesso l’identificazione dei geroglifici, la chiave di volta che ha dato la svolta agli studi di Champollion, dopo che numerosi suoi precedenti colleghi hanno azzardato teorie fantasiose sulla comprensione di quanto gli antichi egizi ci abbiano lasciato come eredità.

Dopo l’intermezzo della Stele di Rosetta, mi spingo verso le sale dedicate all’Antica Grecia! Mi accolgono le vetrine della Grecia Arcaica, delle Isole Cicladi e delle culture Minoica e Micenea. I manufatti ceramici e le statuine femminili votive in marmo mostrate sono di un interesse unico: vasellame dalle forme anomale per le nostre culture più recenti si lascia ammirare in tutta la sua singolarità. La sezione cicladica mi introduce a quella minoica: manufatti provenienti dal palazzo di Cnosso, il tesoro di gioielli aurei di Aigina, un piccolo toro in bronzo con un atleta che lo scavalca (foto di copertina). Nelle vetrine “micenee” compaiono anche armi in bronzo, a testimoniare la natura guerriera di questa civiltà.

Lato di anfora con decorazione del Pittore di Lisippo con Achille e Aiace che giocano a dadi. Atene 520-500 a.C. Foto di Daniele Mancini
Lato di anfora con decorazione del Pittore di Lisippo con Achille e Aiace che giocano a dadi. Atene 520-500 a.C. Foto di Daniele Mancini

Proseguo verso la sala dedicati ai capolavori della Grecia dall’XI sec. aC. fino al pre ellenismo (IV sec. a.C.).  Tanti di questi reperti sono passati sotto i miei occhi ma solo attraverso i libri di storia dell’arte greca: sono capolavori di assoluta magnificenza ed eleganza: produzioni ceramiche, gioielli, bronzi, armi, monete, elementi di statuaria in marmo, un sarcofago in legno e terracotta!

Lato di anfora con decorazione del Pittore di Andokides con Eracle che combatte contro il Leone di Nemea sotto lo sguardo di Athena e Iolao. Athene 520-500 a.C. Foto di Daniele Mancini
Lato di anfora con decorazione del Pittore di Andokides con Eracle che combatte contro il Leone di Nemea sotto lo sguardo di Athena e Iolao. Athene 520-500 a.C. Foto di Daniele Mancini

Le principali produzioni delle più importanti póleis greche sono presenti: Corinto (con la tipica produzione di vasellame ceramico in stile geometrico), la ceramica attica di provenienza ateniese a figure nere realizzata dai più importanti artisti dell’epoca (Sophilos, Exekias, Pittore di Lisippide, Pittore di Andokides, Pittore di Amasis, Pittore di Deianerra, ad esempio), da Sparta, Chalkis ed Eretrtria (nella penisola euboica), da Tebe e Tanagra (in Beozia), dalle città dell’Asia minore (come Efeso), dalla colonia commerciale in territorio egiziano di Naucratis.

Senza sosta proseguo la visita: ma le sale successive ve le racconterò fra qualche giorno!

 

Daniele Mancini

 

 

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