DA TEATE A TEBE: STORIA DI UN AUGURE – ultima parte

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Continua e termina qui la storia di Haraliol’àugure di Teate che arrivò in Egitto. Buona lettura.


Ogni settimana partono navi da carico per il porto di Alessandria, la città fondata dal mitico Alessandro Magno e sede di una importante Biblioteca da pochi decenni. I commerci con l’Egitto non sono molto floridi e la nave farà parecchi scali prima di giungere a destinazione. Ma prima della partenza, Haralio desidera officiare dei riti propiziatori per il suo viaggio: si reca sul Campidoglio, nei pressi dell’altare antistante il Tempio di Giove Ottimo Massimo. Da quella posizione, durante il pronunciamento delle formule magiche, vede attraversare uno stormo di strani uccelli bianchi; girano attorno al tempio per diverse volte, puntano in alto, tornano in basso, girano e girano e poi si dirigono a meridione. Per Haralio è chiara la volontà degli dei: deve dirigersi in Egitto dove vivrà momenti esaltanti ma anche gravi problemi. Spaventato e timoroso, decide che il giorno dopo salirà su una nave, direzione Alessandria d’Egitto!

Lungo e faticoso fu il viaggio, oltre trenta i giorni trascorsi sulla nave mercantile scomoda e maleodorante: Neapolis, Messina, Taranto, l’isola di Corfù, Corinto, Herakleio a Creta, Rodi, Alicarnasso, Zephyrium (la futura Adrianopoli, ndr), le coste del Libano e finalmente, Alessandria! L’alba era ancora lontana dal sorgere ma, a molte miglia di distanza, una luce ha guidato il timoniere verso il porto di Alessandria. L’equipaggio, col quale aveva familiarizzato Haralio, gli  parlava di un enorme faro che aiutava i naviganti e nelle ore successive, a mattino inoltrato, davanti all’isola di Pharos, si trovarono al cospetto di una enorme torre sulla cui sommità la statua di Poseidone fu posta a controllo dei mari e dei naviganti! Il Faro di Alessandria!

Il porto della città era un coacervo di razze e sembrò che donne e uomini, da tutto il Mare Nostrum, fossero arrivati ad Alessandria per vendere o acquistare questo o quel prodotto!  Si addentrò nella città seguendo il flusso della folla: lo condusse al Serapeo di Alessandria; al centro del tempio, un’enorme statua della divinità, raffigurata nella foggia di uomo barbuto, seduto su un trono e recante sul capo uno strano copricapo, campeggiava su tutta la piazza. Haralio si addentrò nel tempio ma fu immediatamente bloccato dalle guardie. Un uomo, riccamente vestito con abito dorato, vide la scena e si avvicinò: Haralio, stupito, riconobbe Shanar! Trascorsero il pomeriggio a raccontarsi le ultime vicissitudini e Shanar gli confessò di avergli fatto bere una bevanda per farlo addormentare e farlo sognare, la stessa che gli offriva in quell’istante… e Haralio cadde nuovamente nel sonno, in preda allo stesso “sogno romano”. Il mattino successivo, al risveglio, Shanar era sparito nuovamente: lui sentiva prepotentemente di non essere ancora giunto a destinazione.

Chiese quale fosse il centro più importante dell’antica religione egiziana: tutti gli nominarono Tebe, la città dei vivi e dei morti, la città dalle cento porte! Ma Tebe era distante circa diciassette giorni di navigazione sul Nilo, a metà strada tra Alessandria e il confine con il Regno di Nubia. Decise di imbarcarsi e affrontare l’ennesimo viaggio: all’inizio l’immensa palude popolata da uccelli di ogni specie, pesci e foreste di papiro, poi l’azzurro del Nilo, il verde delle coltivazioni; oltre, la sabbia sterile a perdita d’occhio, tutto immerso nel silenzio interrotto dall’incedere della barca e dal vento; la notte, invece, tiepida, accoglieva il gracidare delle rane, mentre il Nilo rifletteva il chiarore della luna, sempre tutto immerso in un silenzio assordante. L’Egitto gli si offriva come una amante si offre al proprio amato!

Dopo diciassette giorni giunse a Tebe, ancora maestosa nei sui templi e nei suoi monumenti, nonostante il peso dei millenni sulle spalle. Haralio ne fu immediatamente affascinato: era giunto nel luogo che gli dei gli avevano riservato, dove avrebbe trascorso l’ultimo periodo della sua vita terrena.

I giorni successivi a girovagò per la città e la zona circostante. La grandiosità del Tempio di Karnak, con una sala colonnata alta oltre venti metri e una sapiente distribuzione dei giochi di luce, si mostrava ancora funzionante, con riti religiose a divinità a lui sconosciute, ancora in essere. Sull’altra sponda del fiume, le dimore di eternità dei faraoni erano tenute sotto controllo da una rigida guarnigione e nessuno, senza autorizzazione, poteva avvicinarsi. Nonostante questo, aveva saputo, numerose erano state le intrusioni, numerose erano state le manomissioni delle tombe reali per opera di perfidi tombaroli senza scrupoli. Sempre da questo lato del fiume, i templi dei faraoni consacrati al culto del loro spirito immortale, con rilievi variopinti di invidiabile bellezza, accarezzavano dolcemente il deserto circostante.

Durante il suo girovagare, durante uno dei suoi frugali pasti realizzati nei piccoli mercati della “città dei vivi”, incontrò un mercante con un viso a lui familiare: Shenar! Era combattuto se assalirlo o ringraziarlo per averlo condotto a Tebe e Shenar, presagendo il suo sentimento, gli si porse con garbo e spirito amichevole. Questa volta aveva bisogno della completa attenzione di Haralio; ormai lo aveva condotto dove gli dei desideravano ed era  sua intenzione rivelargli il motivo per cui Tebe non avrebbe potuto fare a meno di lui.

Il primo sacerdote del Tempio di Karnak, Asha, il mentore di Shenar,  era stato avvelenato e un perfido e riottoso individuo ne aveva preso il posto. Ma durante la notte prima della sua morte, Asha, ha avuto una visione: un uomo straniero e dall’animo limpido e impavido avrebbe potuto prendere il suo posto, un uomo che sapeva leggere il volo degli uccelli, un uomo che viveva in una piccola città in collina nella lontana penisola nel mezzo del grande mare settentrionale. Asha ne ha proferito anche il nome: Haralio di Teate!

Stele raffigurante l’offerta d’incenso di un sacerdote al dio Ra-Harakhty-Atum, XX Dinastia- Musee du Louvre

Haralio fu preso da immediata confusione, non si riteneva degno di tale investitura ma, soprattutto, non si riteneva in grado di officiare riti di una religione che non conosceva. Terrorizzato fuggì e vagò in solitudine nel deserto circostante Tebe per una settimana. Due cavalieri dei cento cavalieri inviati alla sua ricerca, lo trovarono prostrato e lo condussero al cospetto di ShenarHaralio, rigenerato dalle fatiche e dalla solitudine, era pronto per affrontare la sua investitura! Il primo sacerdote di Karnak, usurpatore di Asha, fu incarcerato per ordine del faraone e mandato in esilio in Numidia. Tutto era quindi pronto!

La cerimonia, al Tempio di Karnak, si svolse alla presenta del Faraone Tolomeo IV Filopatore che lo consacrò consegnandogli, simbolicamente, le chiavi del mondo che accoglie l’uomo incarnato prima di affrontare la sua vita nell’aldilà. Haralio assunse la carica di primo sacerdote del Tempio di Karnak fino alla fine dei suoi giorni e Teate e Tebe mai furono così vicine!

Ma è solo un racconto…

 

Daniele Mancini

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