STATUA COLOSSALE FEMMINILE RINVENUTA A KUNULUA, TURCHIA

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Un enorme frammento di colossale statua femminile risalente alla fine dell’Età del Ferro è stata scoperta nel sito archeologico di Tayinat in Turchia, vicino al confine con la Siria.

La scultura sarebbe stata alta tra i 4 e i 5 metri di altezza, ma sono state rinvenute solo la testa e le spalle e mostra una testa di donna con capelli arricciati che emergono da un velo poggiato su essi.

Il manufatto è databile all’inizio del IX secolo a.C. ed è stato rinvenuto vicino alla porta di ingresso della cittadella superiore di Kunulua, successivamente conosciuta come Tayinat. La città è stata la capitale del Regno Neo-Ittita di di Patina.

Purtroppo, a causa di alcune mancanze, non è ben definibile la figura rappresentata dalla statua, ma ci sono diverse opzioni che gli archeologi stanno prendendo in considerazione.

L’archeologo Timothy Harrison, direttore del dal Tayinat Archaeological Project (TAP) dell’Università di Toronto, afferma che potrebbe trattarsi della rappresentazione di Kubaba, madre divina degli dei dell’antica Anatolia. Comunque, prosegue Harrison, si rilevano suggerimenti stilistici e iconografici che inducono a pensare che la statua rappresenti una figura umana, probabilmente la moglie del re Suppiluliuma II (fine XII sec. a.C.) o, ancora più intrigante, una donna chiamata Kupapiyas, la moglie o forse la madre di Taita, fondatore dinastico dell’antico regno di Tayinat.

Kupapiyas è stata l’unica donna conosciuta in questa regione nel primo millennio a.C. e si è pensato abbia vissuto per più di 100 anni, quale la più importante matriarca nella società di Tayinat.

Harrisono aggiunge che la scoperta di questa scultura conferma la possibilità che le donne abbiano giocato un ruolo più importante nelle vite politiche e religiose di queste comunità a cavallo tra la fine dell’Età del Bronzo e la precoce Età del Ferro, rispetto a quello che gli attuali studi storici potrebbe suggerire.

Quando è stata rinvenuta, la statua non era in buone condizioni: il suo volto e il suo petto sono stati parzialmente distrutti in seguito ai rituali religiosi del periodo, secondo una fondata ipotesi degli archeologi. Ma nonostante questo, i frammenti di occhi e naso della statua sembrano essere presenti e saranno frutto di un prossimo restauro. Si pensa che la statua sia stata distrutta insieme a molti altri manufatti religiosi, che avrebbero dovuto proteggere la porta di accesso a Kunulua, nel 738 a.C., quando gli Assiri hanno conquistato la zona.

Secondo Harrisono gli studiosi hanno speculato per molto tempo sul fatto che il riferimento a Calneh, tra Carchemish sul fiume Eufrate e Arpad, vicino Aleppo nella Siria settentrionale, profetizzato da Isaia, sia riferibile alla distruzione di Kunulua da parte degli Assiri. La distruzione dei monumenti ittiti e la conversione della zona in centro religioso assiro può rappresentare la prova materiale di questo evento storico, successivamente enfatizzato dal profeta Isaia

Per quanto concerna la statua rinvenuta, nonostante queste distruzioni patite, gli archeologi sono sicuri di poter ricostruirne il volto, se non tutta la parte superiore del corpo, per far luce sulla sua effettiva identità.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University of Toronto

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