SCOPERTI ANTICHI CULTI CON L’AIUTO DI MODERNI DRONI! – da livescience.com

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Antiche rovine di epoca romana si celano in zona Le Pianelle, nella valle del Tappino (provincia di Campobasso), in Molise e sono in gran parte sfuggite alla scoperta perché il terreno accidentato ne ha reso difficile l’individuazione nelle ricognizioni a piedi. Oggi, grazie al sempre più incessante utilizzo di piccoli droni, gli archeologi hanno scoperto un antico insediamento montano molto più consistente e organizzato di quanto si pensasse, confermando che l’utilizzo dei droni e della fotointerpetezione aerea potrebbero aiutare la ricerca  in siti scomodi e montani, ostici da raggiungere.

Una foto della zona dal drone
Una foto della zona dal drone

Gli scienziati hanno studiato l’area di Le Pianelle che nell’antichità era una zona inclusa nel territorio della regione romana del Samnium; Tesse Stek, autore dello studio e Archeologo mediterraneista presso l’Università di Leiden nei Paesi Bassi,  ha affermato: “Il modo in cui è stata organizzata questa società montana è praticamente sconosciuto”. In precedenza sono state accidentalmente rinvenuti i resti di due antichi templi e Stek conferma che “Sembravano cattedrali nel deserto. Una teoria è che questi templi servivano come una sorta di stazioni stradali e luoghi del commercio lungo percorsi in cui ovini, bovini, merci e informazioni viaggiavano. Un’altra teoria suggerisce che questi templi abbiano segnato la frontiera di un grande Stato, come ad esempio il territorio degli antichi Sanniti”.

E’ probabile che gli archeologi potrebbero condurre altre indagini aeree con droni per aiutare a scoprire eventuali altre rovine nascoste sotto la superficie . Queste richiedono voli lenti e a bassa quota, dove i ricercatori possono scattare immagini dei siti con la giusta inclinazione e illuminazione per rivelare eventuali antichi complessi. Per esempio, sui terreni agricoli, le antiche mura possono presentarsi come strisce dove il grano è più basso. Aggiunge Stek: “A volte questo è difficile da vedere da lontano ma diventa particolarmente visibile quando il sole è basso e gli effetti ombra valorizzano le differenze di altezza della coltivazione”. Tuttavia sul terreno accidentato montano è complesso e pericoloso nonché costoso l’utilizzo di mezzi arerei classici. Infatti, prima dell’avvento dei droni, era particolarmente difficile lavorare, fare fotointerpretazione in montagna e l’archeologia aerea non ha avuto grosso successo”.

“L’utilizzo dei droni ha cambiato completamente la prospettiva di studio” ha detto Stek. “Essi offrono un metodo rapido e completamente non invasivo per scoprire e mappare i siti nascosti nel terreno. Nel 2013, 2014 e 2015, i ricercatori hanno studiato Le Pianelle con piccoli droni commerciali dotati di macchine fotografiche in grado di scattare foto sia verso il basso che di lato. Gli scienziati hanno programmato a distanza i droni grazie a precisi piani di volo per esaminare completamente le aree in cui i ricercatori avevano scoperto manufatti durante le ricognizioni a piedi”.

“Il principale vantaggio di utilizzare i droni è che è possibile scegliere con estrema precisione l’angolo per scattare le foto al momento che si desidera”, ha detto Stek. “Con un aereo normale bisognerebbe essere essere molto fortunati per prendere il momento giusto, ma con diverse complicazioni: o si vola troppo alto per una buona visibilità o, se troppo in basso per migliorare la risoluzione, il momento potrebbe non essere quello adatto. Il volo con il drone può essere comunque complicato: abbiamo perso un drone durante un lungo volo automatico a causa di forti venti in una stretta valle”, ha completato Stek. I droni hanno contribuito a rivelare quelli che sembrano essere i resti di diversi complessi archeologici  tra loro correlati. “Non riuscivo a credere quello che vedevo: come si sono presentate sullo schermo del computer le immagini scattate ho urlato ‘Wow!’ “, ha detto Stek.

Fotointerpretazione del sito
Fotointerpretazione del sito

I precedenti rinvenimenti di manufatti nella zona suggeriscono che queste rovine vanno dal classico al periodo romano tardo, tra il V secolo a.C. al VII secolo d.C.  I ricercatori hanno scoperto che gli insediamenti di Le Pianelle erano molto più densi, organizzati e articolati di quanto si pensasse,  riuscendo a fornire una panoramica molto completa dell’organizzazione interna dell’insediamento, tra cui la sua disposizione lungo la viabilità, gli spazi di immagazzinamento, gli ambienti domestici e quelli pubblici. Questi nuovi risultati suggeriscono che i templi che erano stati precedentemente scoperti in questa zona, in realtà erano posti al centro di fitte comunità rurali.

I droni non sostituiranno l’archeologia tradizionale: “Se non si vede nulla dagli scatti o dai filmati, ciò non significa che non ci sia niente sotto. Ci sono diversi fattori che influenzano la rilevabilità dei siti dai droni e per questo sono necessari altri tipi di ricerca, come ad esempio le ricognizioni e le indagini sul campo, la geofisica e  gli scavi archeologici che restano fondamentali. Inoltre proteggere il sito da eventuali danni da uso agricolo e da scavi illegali sono la principale priorità”, ha detto Stek.

Stek ha aggiunto che in primavera realizzerà una nuova campagna aerea in cui si proporranno indagare su una ampia fetta di territorio in due settimane. Inoltre, gli scienziati stanno sperimentando telecamere a infrarosso per rilevare anche i dettagli più nascosti.  

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Articolo originale su live Science .

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