SCAVI A ELIMBERRUM, AUGUSTA AUSCORUM, OGGI AUCH, FRANCIA

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Alla fine di aprile l’Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (INRAP) ha portato alla luce una parte di quella che è stata una lussuosa villa romana. Siamo a Auch en Gers, il cuore della storica regione della Novempopulana , in Francia. Nell’antichità il nome della fiorente città è stato Elimberrum Eliberris, ribattezzata in età imperiale Augusta Auscorum, da cui l’odierna Auch. La Novempopulana (in latino “paese dei nove popoli”), invece, è stata una provincia romana in Gallia che nel Medioevo è stata circoscritta nel territorio delle Guascogna.

Torniamo alle splendide scoperte.

Abbandonata circa sedici secoli or sono, l’aristocratica domus è stata dotata di terme private e ambienti di rappresentanza ricchi di splendidi mosaici. La villa è stata edificata nel territorio di competenza di Augusta Auscorum. La scoperta è stata fortuita: il proprietario del terreno, durante lo scavo delle fondazioni di una nuova abitazione, a soli 50 cm dal piano di campagna, ha rinvenuto le impressionanti rovine dell’antica villa, sommersa di altri due metri.

Il team degli archeologi dell’INRAP ha lavorato alacremente contro il tempo poiché il terreno, purtroppo, dovrà essere restituito al  proprietario entro il mese di settembre. Le rovine risalgono al periodo tardo antico, tra il I secolo e il V secolo d.C., periodo in cui la struttura è stata più volte rimaneggiata. Il responsabile scientifico dell’INRAP per questo scavo archeologico, l’archeologo Pascal Lotti ha affermato che nella prima fase della villa, le pareti erano di terra, molto semplici. Nel II secolo d.C., la struttura è stata leggermente modificata e nel corso del III secolo, la grande villa ha subito, invece, due grandi ristrutturazioni, come dimostrano le tre fasi archeologiche individuate dai ricercatori.

Il livello più recente ha riservato le maggiori sorprese: sono stati rinvenuto numerosi mosaici policromi che, purtroppo, dovranno essere rimossi entro questo mese di luglio. Le decorazioni rappresentate contengono numerosi motivi geometrici e floreali, foglie di edera, alloro e acanto, ma anche fregi con onde, altre con motivi a forma di uovo, separate da tridenti, ottagoni con fiori a cinque foglie, con motivi a treccia come separatori.

Lotti conferma che la struttura non è stata solo un’importante dimora, ma anche un luogo di rappresentanza realizzata per sorprende gli ospiti che vi sono arrivati in visita. Con il rinvenimento di una moneta con l’immagine dell’imperatore Costantino I (272-337), la squadra di archeologi ha confermato che la fase finale della domus sia iniziata con la prima metà del IV secolo d.C.

La casa è stata dotata,inoltre, anche di sistemi di riscaldamento a pavimento, una tecnica ben conosciuta e utilizzata dai Romani per le terme e non solo: questo sistema, ha sempre richiesto un abbondante numero di schiavi che si occupasse di alimentare le varie fornaces necessarie! Ai limiti dello scavo, infine, sono stati individuati altri mosaici appartenenti a una fase precedente della casa. Sembrerebbe, inoltre, che a un altro livello ancora più profondo sia presente un terzo mosaico impreziosito da tessere nere che formano una croce.

Dopo la rimozione dei mosaici superiori, il team della INRAP dovrà lavorare velocemente per esaminare i due livelli pavimentali restanti prima che il terreno venga restituito al proprietario, alla fine di settembre.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: INRAP

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