SATELLITI SPIA AL SERVIZIO DELL’ARCHEOLOGIA

Per leggere questo articolo occorrono circa 2 minuti

Quando gli Stati Uniti lanciarono i loro primi satelliti spiasegreti, negli anni ’60, le telecamere di bordo catturarono immagini mai viste prima della superficie della Terra.

Un tempo, come oggi, quelle immagini, erano utilizzate per scoprire segreti militari dei nemici statunitensi; oggi, sono state declassificate e hanno recentemente trovato un nuovo scopo: fornire agli archeologi una finestra importante sul recente passato.

Gli studiosi hanno iniziato a utilizzare gli statti satellitari sui territori mediorientali per ricostruire i siti archeologici scomparsi molti anni fa, cancellati dall’urbanizzazione, dall’espansione agricola e dalla crescita industriale.

I risultati sono stati mostrati nel recente incontro annuale dell’American Geophysical Union (AGU) .

Confrontando le immagini spia con foto satellitari più recenti, gli studiosi possono rintracciare insediamenti e siti storicamente importanti che sono stati oscurati o distrutti.

Jackson Cothren, docente presso il dipartimento di geoscienze presso l’Università dell’Arkansas, capo team del progetto, conferma che è stata creata un’applicazione online gratuita che corregge la distorsione delle immagini nel sistema di fotocamere dei satelliti e rende l’analisi di queste foto più facile che mai.

Il nome in codice del progetto satellitare spia è “Corona” e l’iniziativa prese forma alla fine degli anni ’50, diretta da esperti dell’aviazione americana e, ovviamente, della CIA.

“Corona” catturò immagini di quasi tutto il globo, ma il suo obiettivo principale era la sorveglianza fotografica, principalmente, dell’Unione Sovietica e della Repubblica popolare cinese. Dal 1960 al 1972, “Corona” ha scattato singole immagini che coprivano ciascuna un’area di terreno di 15 16 km per 190 km, in media. 

Il progetto ha raccolto più di 800.000 foto che il presidente Bill Clinton ha declassificato nel 1995, rendendo le immagini a disposizione del pubblico attraverso l’US Geological Survey.

Un problema di fondo impediva una facile visualizzazione delle foto declassificate: le telecamere panoramiche stereo del “Corona” catturavano ampie aree ad altissima risoluzione su lunghe strisce di pellicola e correggere la distorsione spaziale nelle foto per mapparle era molto difficile; le immagini risultanti sembravano “una sorta di enorme papillon per terra”, ha dichiarato Cothren, e nessun software disponibile in commercio avrebbe potuto risolvere efficacemente la distorsione.

Per portare a termine questo compito, hanno sviluppato un’applicazione gratuita online denominata Sunspot, utilizzabile da chiunque per caricare e utilizzare le immagini “Corona”. Sunspot produce quindi files corretti, di quelli presenti nel database di immagini, che possono essere inseriti nei software di mappatura e disponibili per uso scientifico.

Le immagini “Corona” del Medio Oriente sono di particolare interesse per gli archeologi, a causa di quanto drammaticamente la regione, storicamente importante, sia cambiata dagli anni ’60. Grazie a Corona Atlas, gli studiosi sono stati in grado di riscoprire antichi insediamenti che erano stati “persi”, incrementando di cento volte il numero di siti archeologici mappati in Medio Oriente, dall’età del bronzo all’epoca romana.

Secondo Emma Menio, ricercatrice e dottoranda in geologia presso l’Università dell’Arkansas, la correzione delle immagini “Corona” può anche essere utilizzata per tracciare gli spostamenti del paesaggio causati dai cambiamenti climatici, come i modelli di drenaggio nell’Artico modellato dallo scioglimento del permafrost e del riscaldamento artico negli ultimi 30-40 anni, creando una linea di base in modo da poter monitorare il paesaggio prima che inizi rapidamente a cambiare.

Daniele Mancini

Per ulteriori info:

  • D. C. Comer, M. J.  Harrower, Mapping Archaeological Landscapes from Space, New York 2013
  • Corona Atlas Project

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: