RICOSTRUITA VIRTUALMENTE UN’ABITAZIONE A POMPEI – da lunduniversity.lu.se

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161004103319_1_900x600Grazie alla combinazione di archeologia tradizionale e tecnologia 3D, i ricercatori dell’Università di Lund in Svezia sono riusciti a ricostruire una casa di Pompei al suo stato originale prima della eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Dopo il catastrofico terremoto del 1980, il Soprintendente della città di Pompei ha invitato la comunità scientifica internazionale ad aiutare a documentare le rovine della città. Lo Swedish Pompeii Project è stato  avviato presso l’Istituto Svedese di Roma nel 2000 e in qualità di responsabile delle operazioni di ricerca è stata nominata Anne-Marie Leander Touati, al tempo direttore dell’istituto a Roma, ora professore di Archeologia Classica e Storia antica presso Università di Lund. Dal 2010, la ricerca è stata gestita dal Dipartimento di Archeologia e Storia Antica a Lund.

Il progetto è stato implementato con un nuovo ramo di archeologia, quello digitale, con i modelli 3D che mostrano una nuova rielaborazione fotografica e video completata. L’insula della città è stato scansionata durante il lavoro sul campo nel 2011-2012 e i primi modelli 3D completati, mostrano come era la vita per la popolazione di Pompei prima dell’eruzione del vulcano. I ricercatori sono anche riusciti a completare una ricostruzione dettagliata di una grande casa, appartenente a Lucio Cecilio Giocondo.

“Combinando le nuove tecnologie con i metodi tradizionali, possiamo descrivere Pompei in maggior dettaglio e con maggiore precisione di quanto non fosse possibile in precedenza”, afferma Nicolò Dell’Unto, archeologo “digitale” presso l’Università di Lund.

immagineTra le altre cose, i ricercatori hanno portato alla luce gli antichi pavimenti della domus, eseguito studi dettagliati sullo sviluppo edilizio, hanno documentato tre enormi tenute lussuose, una taberna, una lavanderia, una panetteria e vari giardini. In un giardino hanno scoperto che alcuni dei rubinetti di una stupefacente fontana erano, al momento dell’eruzione, ancora funzionanti con l’acqua ancora sgorgante quando la pioggia di cenere e pomice cadeva su Pompei.

Studiando i sistemi idrici e fognari, gli studiosi svedesi sono stati in grado di interpretare le gerarchie sociali e verificare come commercianti e ristoratori erano dipendenti delle grandi famiglie benestanti che avevano il controllo sull’uso dell’acqua e come le condizioni siano migliorate, verso la fine della vita di Pompei, prima dell’eruzione. Un acquedotto è stato costruito a Pompei, infatti, consentendo ai residenti di non dover fare più affidamento su profondi pozzi o cisterne di acqua piovana raccolta dalle grandi famiglie ricche.

L‘Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del CNR e la Humanities Lab dell’Università di Lund hanno contribuito allo sviluppo del materiale e al lavoro di ricostruzione 3D.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori informazioni: Università di Lund; Scires Italia 

 

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