RELITTI DEL MAR NERO RIVIVONO CON FOTOGRAMMETRIA – da southampton.ac.uk

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Un gruppo di archeologi marini del Centre for Maritime Archaeology dell’Università di Southampton  e dell’organizzazione benefica che si occupa di finanziare le ricerche marine, la Expedition and Education Foundation (EEF), sta studiando e mappando l’evoluzione del livello del Mar Nero, dove grandi aree di terreno sono state inondate dopo l’ultima era glaciale; questo team, inoltre, ha realizzato entusiasmanti scoperte e censito oltre 40 relitti di navi antiche.

Modello fotogrammetrico di un relitto di epoca ottomana. Foto EEF, MAP
Modello fotogrammetrico di un relitto di epoca ottomana. Foto EEF, MAP

Il Black Sea Maritime Archeology Project ha setacciato i fondali del Póntos Éuxeinos, il Ponto Eusino (“mare ospitale”) per capire quanto velocemente il livello dell’acqua sia salito dopo l’ultima glaciazione, circa 20.000 anni or sono, scoprendo relitti fino ad allora sconosciuti e noti solo da fonti storiche. Molte di queste imbarcazioni sono ancora in condizioni eccellenti, grazie ai bassi livelli di ossigeno presenti a quote inferiori ai 150 metri di profondità che rallentano il decadimento del legno componente le navi. I relitti, tra cui quelli del periodo degli imperi ottomano e bizantino, forniscono nuovi dati sulla interconnettività marittima del Mar Nero, le comunità costiere e modi di vita marinara nei secoli.

Jon Adams, professore direttore fondatore del Centre for Maritime Archaeology dell’Università di Southampton  e responsabile del  Black Sea Maritime Archeology Project afferma: “Stiamo cercando di rispondere ad alcune domande su quando il livello dell’acqua è salito, quanto rapidamente lo ha fatto e quali effetti  ha avuto sulle popolazioni che vivono lungo questo il tratto di costa bulgara del Mar nero. Come tale, l’obiettivo primario di questo progetto finanziato dell’EEF è quello di svolgere indagini geofisiche per rilevare le antiche superfici di terreno sepolte sotto il fondo del mare corrente, estraendo carotaggi e creare un ricostruzione paleoambientale della preistoria del Mar nero”.

Modello fotogrammetrico di un relitto di epoca bizantina e il ROV. Foto EEF, MAP
Modello fotogrammetrico di un relitto di epoca bizantina e il ROV. Foto EEF, MAP

A bordo della Stril Explorer, una nave off-shore dotata di alcuni tra i più avanzati sistemi di rilevamento subacqueo al mondo, il team internazionale di ricercatori sta sorvegliando il fondo del mare con due Remotely Operated Vehicles (ROV). Uno è ottimizzato per la fotogrammetria 3D ad alta risoluzione e i video. L’altro, Surveyor Interceptor, è un veicolo rivoluzionario sviluppato dalle aziende di indagine MMT e Reach Sottomarine: ha quattro volte la velocità dei ROV convenzionali e porta una suite completa di strumentazione geofisica, luci, telecamere ad alta definizione e un laser scanner. Nel corso del progetto ha stabilito nuovi record sia per profondità (1800 m), velocità sostenuta (oltre 6 nodi) ed ha coperto una distanza di 1250 km!

Aggiunge Adams: “I relitti sono una scoperta affascinante venuti alla luce nell’ambito di più vaste indagini geofisiche. Essi sono incredibilmente conservati a causa delle condizioni anossiche (assenza di ossigeno) del Mar Nero oltre i 150 metri di profondità. Utilizzando la più recente tecnica di registrazione 3D per strutture sottomarine, siamo stati in grado di catturare alcune immagini sorprendenti senza disturbare il fondale marino. Ora siamo tra i migliori esponenti di questa metodologia pratica e i modelli ottenuti sono i più completi sulle indagini dei naufragi a queste profondità”. Conclude: “L’archeologia nelle profondità sottomarine è stata spesso un dominio contestato, ma questo progetto, il più grande del suo tipo mai intrapreso, dimostra come partenariati efficaci tra il mondo accademico e l’industria possano essere, soprattutto quando finanziato da enti illuminati quali l’EEF, latori di ottimi risultati”.

Modello fotogrammetrico di un relitto di epoca ottomana e il ROV. Foto EEF, MAP
Modello fotogrammetrico di un relitto di epoca ottomana e il ROV. Foto EEF, MAP

Il Black Sea Maritime Archeology Project è composto, oltre dai ricercatori del Centre for Maritime Archaeology dell’Università di Southampton in collaborazione con l’Istituto Nazionale Bulgaro di Archeologia, con il Museo e il Centro bulgaro per l’Archeologia sottomarina, anche da istituzioni partner quali l’Istituto Archeologico di Ricerche Sottomarine presso l’Università di Sodertorn, Svezia; l’Università del Connecticut, Stati Uniti d’America; il Centro ellenico per la ricerca marina, Grecia; l’MMT, la società che ha progettato il Surveyor Interceptor. I carotaggi recuperati dal Mar Nero saranno analizzati presso il British Ocean Sediment Core Research Facility al National Oceanography Centre di Southampton. Il progetto opera sotto i permessi del Ministero della Cultura e del Ministero degli Affari Esteri bulgaro in stretta aderenza alla convenzione dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo (2001).

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per maggiori informazioni: University of Southamptonqz.com 

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