RARA ISCRIZIONE ETRUSCA CON IL NOME DELLA DIVINITA’ FEMMNILE “UNI” – da smu.edu

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Lo scavo archeologico dove è stata rinvenuta la stele; foto di Mugello Valley Project
Lo scavo archeologico dove è stata rinvenuta la stele; foto di Mugello Valley Project

Nel Santuario di Poggio Colla nel comune di Vicchio (FI), è stata rinvenuta un’iscrizione che riporta il nome UNI, una divinità femminile della fertilità, una dea madre venerata e titolare del santuario etrusco stesso, un insediamento chiave per l’antica civiltà etrusca. La lastra di pietra arenaria che risale al VI secolo a.C., è alta quasi un metro e venti e larga oltre sessanta centimetri; è stata scoperto nelle fasi finali di due decenni di scavi archeologici continui.

La menzione di UNI  è parte di un testo sacro che è forse la più lunga iscrizione etrusca mai rinvenuta su pietra grazie al lavoro dell’archeologo Gregory Warden, professore emerito presso la Southern Methodist University di Dallas, main sponsor dello scavo archeologico, e professore di archeologia presso la Franklin University Switzerland a Sorengo. Il team americano ha scoperto l’antica pietra incorporato in un muro del tempio del santuario, uno scavo in cui sono stati trovati molti altri oggetti etruschi, tra cui un frammento di ceramica con la prima scena di parto dell’arte europea! Questo oggetto, secondo Warden, rafforza l’interpretazione di un culto della fertilità a Poggio Colla.

Lo scavo archeologico dove è stata rinvenuta la stele; foto di Mugello Valley Project
Lo scavo archeologico dove è stata rinvenuta la stele; foto di Mugello Valley Project

Ora gli esperti lingua etrusca stanno studiando la poderosa lastra/stele e tradurne il testo. “La posizione della sua scoperta e l’eventuale presenza nell’iscrizione del nome di Uni, così come la cura nella redazione del testo, che riporta alla mente il lavoro di un scalpellino che fedelmente ha seguito un modello trasmesso da uno scriba attento ed educato, suggeriscono che il documento aveva un carattere dedicatorio”, ha affermato Adriano Maggiani, già docente presso l’Università di Venezia e uno degli studiosi che lavorano per decifrare l’iscrizione. “E’ anche possibile che esprima le leggi del santuario, una serie di prescrizioni relative alle cerimonie che vi si svolgevano in relazione ad un altare o qualche altro spazio sacro”, ha confermato Warden, co-direttore e principale ricercatore del Progetto Archeologico Mugello.

La stele; foto di Mugello Valley Project
La stele; foto di Mugello Valley Project

Un volta tradotto completamente il testo, che consiste in oltre 120 caratteri, sarà più facile comprendere anche la vera natura del Santuario. Sarà possibile scoprire nuove parole, soprattutto perché questa iscrizione non è uno degli oltre diecimila testi funerari sui quali si è basato lo studio della lingua etrusca. Come accennato, il testo può specificare il rito religioso per cerimonie dedicate alla dea e che si tenevano nel tempio. E’ possibile che contenga la dedica del santuario o una parte di esso, rivelando le prime credenze di un culto perduto per le tradizioni occidentali.

Iscrizioni etrusche permanenti sono rare: gli Etruschi hanno usato prevalentemente panni di lino o di tavolette di cera per  loro testi. Quelli giunti sono a noi sono molto brevi e prevalentemente provengono da tombe, quindi di natura funeraria. “E’ plausibile affermare che questa scoperta sia una delle più importanti scoperte etrusche degli ultimi decenni”, ha aggiunto Warden. “E’ una scoperta in grado di fornire non solo preziose informazioni sulla natura delle pratiche sacre a Poggio Colla, ma anche dati fondamentali per la comprensione dei concetti rituali degli Etruschi, così come la loro scrittura e, forse, la loro lingua.”

La stele in laboratorio; foto di Mugello Valley Project
La stele in laboratorio; foto di Mugello Valley Project

Oltre ad essere la più lunga iscrizione etrusca su pietra, è anche uno dei tre più lunghi testi sacri giunti fino ad oggi. Una sezione del testo si riferisce a “tina“, un riferimento a Tina, il nome della suprema divinità degli Etruschi, equivalente a Zeus dell’antica Grecia o Giove di Roma. La lastra è stata scoperta incastonata tra le fondamenta di un tempio monumentale, dove è rimasta sepolta per più di 2.500 anni. e, secondo Warden, un tempo sarebbe stato mostrato come simbolo imponente e monumentale di autorità.

Il testo è in fase di studio da due esperti noti sulla lingua etrusca: , tra cui Adriano Maggiani, noto epigrafista, e Rex Wallace, linguista e professore di Classici presso l’Università Massachusetts Amherst. Un ologramma della stele verrà mostrato alla mostra di Firenze, come la conservazione della stele è in corso presso i laboratori di conservazione della Soprintendenza Archeologica di Firenze.documentazione digitale è stato fatto da esperti del dipartimento di architettura dell’Università degli Studi di Firenze. L’arenaria è fortemente abrasa e scheggiato, quindi la pulizia dovrebbe consentire agli studiosi di leggere l’iscrizione.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

 

Il rapporto è disponibile online su etruscanfoundation.org

Per ulteriori informazioni: smu.edusciencedaily.com

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