POMPEII – prima parte

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“Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato tanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante: guardando oltre la spalliera si vede il mare e il sole al tramonto. Un posto mirabile, degno di sereni pensieri”. Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia, 1817.

Pompei, dichiarata nel 1997 dall’UNESCO, Patrimonio dell’Umanità, è una testimonianza unica ed eccezionale di una struttura sociale viva: a 2000 anni di distanza dell’eruzione del Vesuvio che ha tragicamente interrotto e spento l’esistenza della città, è ancora li, intatta, a farci immaginare frammenti di vita che sono rimasti cristallizzati nel tempo e che ci permettono di apprezzare e rimanere entusiasti di una civiltà tanto lontana quanto vicina, per analogia, alla società moderna.


E’ appena arrivato l’autunno dell’anno 79 d.C. e l’imperatore Tito ha preso il potere solo da qualche mese, in una calda giornata di fine giugno. In tutto l’impero cominciano a diffondersi le monete del nuovo imperatore e in questa piccola città la vita scorre serenamente. Il fulcro nevralgico di Pompei, edificata intorno al IV sec. a.C.,  è senza dubbio il Foro, la piazza principale della città. E’ una sorta di area pedonale in cui i carri sono interdetti al transito e, come per tutte le città romane, ne è il centro politico e religioso dove si svolgono manifestazioni e dibattiti. Con l’arrivo dei Romani, il foro centrale ha assunto un nuovo aspetto: il tufo, con cui precedentemente erano state costruite le colonne e realizzata la pavimentazione, è stato sostituito da un pregiato travertino, nell’ambito di un ben preciso progetto di monumentalizzazione della città. Intorno alla piazza, lungo i portici, sorgono una serie di edifici pubblici che caratterizzano i tratti di un centro vitale dell’agglomerato urbano. Tra questi, di indubbia importanza, vi è la Basilica, l’edificio più importante di tutto il Foro. E’ un luogo d’incontro dove si amministra la giustizia, si discute di questioni commerciali e si tengono contrattazioni tra uomini di affari: una sorta di tribunale, camera di commercio e borsa ante litteram.

All’interno del Foro sorge un importante edificio religioso: il Tempio di Giove (nella foto di copertina), così chiamato dall’originaria dedica di epoca sannitica. Con l’arrivo dei Romaniil culto è stato dedicato a Giove, Gionone e Minerva (la cd. Triade Capitolina), una dedica non casuale perché la tradizione religiosa romana vuole che al centro di ogni città ci sia un tempio dedicato alle divinità più importanti del Pantheon romano.

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Pompei. Uno dei panifici con macine e forno.

Il commercio rappresenta un’attività molto fiorente: botteghe, osterie, locande, officine, rappresentano un ruolo molto importante nella vita economica di Pompei. Esistono anche mercati all’ingrosso, come l’Edificio di Eumachia,  chiamato così in onore della sacerdotessa di Venere che volle la costruzione di questa grande struttura. Ovviamente hanno grande risalto anche i luoghi dediti al commercio alimentare e tra questi spicca il Macellum, un mercato specializzato soprattutto nella vendita di carne e pesce. Numerosi negozi gestiti, invece, da privati compaiono in diversi quartieri e forniscono prodotti di prima necessità alla popolazione, come legumi, frutta e pane. In città, inoltre, sono presenti oltre 20 panifici, come quello di Popidius Priscus, uno degli uomini più influenti di Pompei. In questi panifici si effettuano tutte le fasi della panificazione, inclusa la macinazione del grano, e si producono anche dolciumi.

L’edilizia privata copre gran parte dell’area urbana di Pompei: la città rappresenta, dunque, un osservatorio privilegiato per la conoscenza della casa romana e della sua evoluzione attraverso più secoli di vita. Le case presentano uno schema ben preciso: una porta che immette in un breve corridoio, al centro una sala molto grande attorno alla quale si dispongono i vari ambienti, un piccolo orto che chiude la casa sul retro. Una delle case più belle di Pompei è la Casa degli Amorini Dorati, nome datole per via degli amorini incisi su laminette d’oro usate per ornare uno degli ambienti dell’abitazione. La proprietà potrebbe essere riconducibile a Cornelius Poppeius Abitus, parente della consorte di Nerone, Poppea! Questa casa è stata ampliata fino a raggiungere l’attuale disposizione che vede il suo fulcro nel grande peristilio con giardino sul quale si affacciano gli ambienti di rappresentanza. E’ divisa in due aree ben distinte: una a carattere residenziale, l’altra è riservata ai servizi. Non è casuale l’utilizzo di vari colori per adornare le pareti. Ottenere i materiali per i colori più variegati è un privilegio delle persone benestanti: ad esempio, i lapislazuli provengono da lontano e reperirli ha un notevole costo sostenibile solo dagli appartenenti ad un ceto ricco e agiato. Un altro elemento che caratterizza le case di Pompei è la presenza di mosaici, come quello consacrato nella casa più grande, lussuosa e più bella dei tutta la città: la Casa del Fauno. Realizzata su 3000 mq di superficie, ha questo nome per via di una scultura in bronzo raffigurante un fauno danzante.

Molte delle case dei ceti medio alti si affacciano sulla Via dell’Abbondanza: il nome deriva da un basso rilievo ornamentale presente su una

fontana posta proprio all’inizio della via. Al di la delle abitazioni, la Via dell’Abbondanza è un importante snodo viario per l’economia di Pompei, tanto che sui massi stradali si possono notare solchi notevoli lasciati dai carri trainati dai cavalli.

Case e botteghe in Via dell'Abbondanza
Pompei. Case e botteghe in Via dell’Abbondanza

Una prova evidente di quanto sia fiorente l’attività commerciale di questa cittadina. I cittadini, inoltre, sono tenuti al buon mantenimento del manto stradale, comportamento che è divenuto un obbligo con l’istituzione della Lex Iulia Municipalis, una legge che regola la circolazione stradale all’interno dell’Urbe. Nelle ore diurne il traffico è interdetto ai mezzi che trasportano merci ed esistono aree esclusivamente riservate alla viabilità pedonale, segnalate da tre pietre poste a sbarrare la strada e che servivano a delimitare il divieto di accesso. Per agevolare l’attraversamento delle strade trafficate e spesso allgate per la pulizia, invece, vengono posti dagli stessi cittadini dei blocchi di pietra distanti un passo, riservato all’attraversamento dei pedoni!

La Via dell’Abbondanza è comunque uno snodo viario molto importante: da questa strada si possono raggiungere facilmente alcuni degli edifici più importanti  e frequentati della città, tra cui un luogo dedicato al relax per antonomasia, le Terme, le Terme del Foro.

Le terme sono un luogo di ritrovo capace di coinvolgere moltissimi abitanti della città, anche per via del prezzo molto esiguo da pagare all’ingresso, pari ad 1/4 di asse. All’ingresso delle terme c’è l’Apoditeryum, lo spogliatoio, dove vengono depositati gli abiti con una suddivisione tra maschi e femmine. Superato l’ingresso, si giunge alle terme vere e proprie, suddivise in tre ambienti: il primo è il Frigidarium, una camera dalla forma circolare e dalla volta a cupola; qui è presenta una vasca con l’acqua fredda. Il secondo ambiente è il Tiepidarium, dove l’acqua, invece, è tiepida: qui è interessante ammirare la decorazione delle pareti con dei Telamoni rappresentanti degli Atlanti che reggono il soffitto. Sul soffitto ci sono degli splendidi stucchi raffiguranti Galimede, Apollo Pegaso e un centauro. Il tutto è impreziosita dalla presenza di un braciere in bronzo. L’ultimo ambiente delle terme è il Calidarium, costituito da una vasca con l’acqua calda e una fornace nascosta dietro la vasca che riscalda l’acqua che scorre sotto la sala grazie a un sistema di doppi pavimenti. Delle intercapedini sono presenti anche nelle pareti rivestite di tegole “mammate” in terracotta che permettono il passaggio del vapore acqueo. L’approvvigionamento dell’acqua avviene attraverso un sistema di tubazioni in piombo. I clienti, all’interno del calidarium, possono rinfrescarsi grazi al Labrum, una vasca di acqua fresca in alabastro. Sulla vasca presente in queste terme si possono notare delle incisioni che descrivono addirittura il costo dell’oggetto – ben 5.250 sesterzi – e i nomi dei due magistrati che l’hanno donata! L’entrata alle terme è concessa a tutti, anche se ci sono orari e momenti specifici della giornata: è il caso delle prostitute dei Lupanari, a cui è consentito l’ingresso a questi locali solo in assenza di donne che non esercitano quel tipo di attività. Le prostitute sono molto tollerate a Pompei, anche se vengono obbligate a indossare una parrucca rossiccia quando girano per strada, per distinguersi dalle donne normali. Non possono nemmeno indossare la tipica stola femminile, ma solo la toga che le avvicina all’emancipazione maschile.

CONTINUA…

 

Daniele Mancini

 

Per un approfondimento bibliografico segnalo:

  • Eva Cantarella, Luciana Jacobelli, Pompei è viva, Milano 2013.

 

 

 

 

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