IL PIU’ ANTICO VINO ITALICO

Per leggere questo articolo occorrono circa 1 minuti

L’approfondimento sulle diete delle società preistoriche può essere ottenuto indirettamente dalla testimonianza culturale di manufatti relativi all’approvvigionamento alimentare, alla preparazione e al consumo e ai resti scheletrici umani.

Tuttavia, una prova più diretta per i costituenti alimentari deriva dall’individuazione di resti intatti di piante e animali raccolti durante gli scavi, ma anche dall’esame dei resti amorfi di prodotti alimentari associati a manufatti. I residui organici che aderiscono alla superficie o assorbono nel tessuto poroso di un recipiente ceramico di cottura non smaltato dovrebbero fornire importanti informazioni sia sull’utilizzo del vaso e sulle pratiche alimentari.

Davide Tanasi della University of South Florida di Tampa, ha condotto analisi chimiche su residui rinvenuti su ceramiche comuni prive di rivestimenti trovate nel sito dell’Età del Rame di Monte Kronio, nei pressi di Agrigento, situato sulla costa sud-occidentale della Sicilia.

L’analisi chimica condotta sugli antichi frammenti ceramici potrebbe anticipare drasticamente l’inizio della vinificazione in Italia. Un grande vaso per stoccaggio di alimenti dell’età del rame (inizio del IV millennio a.C.) è risultato positiva alla presenza di vino.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Microchemical Journal e risulta essere molto significativo in quanto è la prima scoperta di residui di vino in tutta la preistoria della penisola italiana. Tradizionalmente si crede che la produzione viticola e la conseguente produzione di vino si siano sviluppate in Italia nell’età del bronzo medio (intorno al 1300-1100 a.C.), testimoniato dal solo recupero di semi. La scoperta fornisce, indubbiamente, una nuova prospettiva sull’economia di quelle antiche società.Tanasi e il suo team hanno stabilito che il residuo contiene acido tartarico e il suo sale sodico, che si verificano naturalmente nell’uva e nel processo di vinificazione. È molto raro determinare la composizione di tale residuo in quanto richiede che l’antica ceramica venga scavata intatta e senza contaminazioni. Il prossimo passo dello studio cercherà di determinare se il vino contenuto negli enormi contenitori sia stato rosso o bianco.
Prosit!

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: sciencedirect.com

2 pensieri riguardo “IL PIU’ ANTICO VINO ITALICO

    1. Molte pubblicazioni trattano di questo argomento e molto è ancora da comprendere e scoprire. L’archeologia è al servizio della storia e, con il tempo, si riuscirà a comprendere molto dei nostri antenati.

Ciao! Lascia un commento. Grazie