NUOVE RICERCHE SCIENTIFICHE PER LE ROVINE DI GERUSALEMME

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Le rovine dell’antica Gerusalemme, visitate da milioni di turisti, accolgono il pubblico con una serie di cartelli esplicativi molto efficaci, indicando con estrema certezza qualora ci si trovi i fronte a un edificio che risalga ai tempi del re David, oppure se una certa abitazione è del periodo del Secondo Tempio, piuttosto se quegli altri lacerti murari siano dell’età del bronzo.

Nonostante tutto, la maggior parte della cronologia in questa città, una tra le più archeologicamente ricche e controverse del mondo, non è basata su studi prettamente scientifici.

Tutto questo potrebbe subire interessanti stravolgimenti. Una squadra di scienziati e archeologi israeliani ha avviato un imponente progetto quadriennale per datare con precisione, grazie al radiocarbonio, i complessi strati dell’antica Gerusalemme. Questa ricerca non solo affinerà la nostra conoscenza di come la città abbia subito le varie trasformazioni, ma potrebbe anche aiutare i ricercatori a rispondere alle questioni di storicità del racconto biblico e sull’effettiva esistenza di un’antica monarchia israelita unita sotto Davide e Salomone.

Yuval Gadot, archeologo dell’Università di Tel Aviv e uno dei responsabili del progetto, afferma che gli archeologi hanno scavato Gerusalemme per 150 anni e tutti hanno identificato, per esempio, come la Torre di Gihon sia parte della Città di David.

Nonostante le datazione al carbonio 14 siano in circolazione da molto tempo, quasi nessuno ha applicato questo metodo su quanto rinvenuto, basando le datazioni sulla ceramica rinvenuta tra gli strati archeologici.

Personalmente ritengo che non ci sia nulla di errato nel datare gli strati archeologici sulla base dei frammenti di ceramica e altri manufatti rinvenuti e confrontati con quelli di altri siti precedentemente datati con maggiore certezza. E’ anche vero che i materiali più recenti possano finire in uno strato precedente a causa di lavori di costruzione, crolli o fenomeni naturali, fuorviando, a volte, gli archeologi sulla data reale di una struttura o di uno strato.

Secondo Gadot, le “intrusioni” possono indurre a un margine di errore di decenni, se non di un secolo e nella ricerca che riguarda il periodo biblico, cambiare la cronologia di alcuni decenni, potrebbe modificare completamente il quadro storico.

Il nuovo progetto di datazione al radiocarbonio potrebbe quindi risolvere tali stalli! Secondo Elisabetta Boaretto, docente di Scienze archeologiche presso il Weizmann Institute of Science di  Rehovot, molto dipenderà dall’affidabilità dei campioni di materiale organico tra i resti della Città di David e di altri siti chiave. Significherà che la sua squadra sul campo dovrà essere in grado di collegare chiaramente i campioni al contesto che i ricercatori stanno cercando di datare

La datazione al radiocarbonio, inventata alla fine degli anni ’40 del secolo scorso, funziona misurando la quantità dell’isotopo radioattivo carbonio-14 nella materia organica: dai residui vegetali agli ossi animale o umani. Più carbonio-14 è decaduto in isotopi stabili di azoto, più vecchi sono i resti.

I resti della Torre di Gihon

I primi risultati della ricerca sono emersi dallo studio della Torre di Gihon, una fortificazione sul versante orientale della Città di David, costruita con massicci blocchi di pietra che proteggevano l’accesso alla sorgente di Gihon, la principale fonte d’acqua della città nell’antichità.

Quando fu inizialmente scoperta nel 2004, la torre fu datata tra il XVIII e il XVI secolo a.C., in base alla ceramica rinvenuta  e alla tipologia architettonica. Anche antichi testi egizi sembrano supportare questa alta datazione all’età del Bronzo medio per Gerusalemme. Ma quando i campioni prelevati da sotto le fondamenta della torre sono stati datati, il team di studiosi è rimasto incredulo nello scoprire che le date più recenti risalivano solo alla fine del IX secolo a.C.

Anche se alcuni studiosi ritengono che la torre potesse esistere già in precedenza e potrebbe essere stata semplicemente restaurata nel IX secolo a.C., la scoperta è comunque un contributo importante alla discussione più ampia su quando Gerusalemme divenne una città importante e la capitale di un solido regno. La ristrutturazione o la costruzione di una fortificazione così possente induce, dunque, a pensare che il regno doveva essere difeso dalle brame di conquista esterne. Ritengo, inoltre, che l’acqua della vicina fonte potrebbe giocato un ruolo fondamentale depositando i materiali che gli archeologi hanno datato dopo la costruzione della torre.

I cunicoli nei pressi della sorgente

L’obiettivo, dunque, del progetto non è solo di datare i singoli monumenti, ma di costruire un database cronologico degli strati archeologici di Gerusalemme che partono dal 3000 a.C. fino ai periodi bizantino e islamico, costituendo un utile strumento per i futuri archeologi e datare facilmente gli stessi strati una volta rinvenuti in altri settori della città.

La datazione al radiocarbonio potrebbe, inoltre,  aiutare a risolvere anche altre questioni storiche, come ad esempio gli studi sulla Gerusalemme nelle varie fasi dell’Età del Bronzo o dopo la distruzione del Primo Tempio e il ritorno dall’esilio babilonese durante il periodo persiano: esistono pochissimi resti di questi periodi e la maggior parte degli archeologi ritiene che Gerusalemme è rimasta un piccolo “villaggio di sacerdoti” che circondava il Tempio, ricostruito fino alla rinnovata fase di espansione nell’era Hasmoniana.

La nuova ricerca aiuterà gli studiosi a liberarsi dalla tendenza adoperata fino ad oggi di trovare ipotesi che derivino anche dall’interpretazione del testo biblico. Ma Gerusalemme è un sito complesso, con strati confusi e sovrapposti ed è molto difficile trovare “contesti puliti” in cui non vi sia alcuna contaminazione da reperti provenienti da altri periodi storici.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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