UNA NOTTE AL MUSEO: IL LOUVRE E I SUOI SEGRETI! prima parte

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Foto di Daniele Mancini

Parigi, città leggendaria e romantica. Nel suo cuore sorge un museo con un incredibile patrimonio di beni e che cela oscuri e misteriosi segreti: dalla strana sparizione della Gioconda, alle astute menzogne di Napoleone, alle più grandi storie raccontate, come in pochi altri luoghi simili al mondo. Parigi è un’antica città che è stata testimone di rivoluzioni, celebrazioni e guerre e il Louvre: ieri palazzo reale, oggi tra i più grandi musei del mondo.

Al suo interno si trova il dipinto più famoso della storia dell’arte, la Monnalisa di Leonardo da Vinci. La “Gioconda“, soprannome assegnatole per  il suo enigmatico sorriso, per anni è stato solo uno dei tanti capolavori custoditi nel Louvre  ma è famosa anche perché, in un giorno d’estate del 1911, la Monnalisa scomparve!

Fu il più clamoroso furto d’arte mai commesso che finì, ovviamente, sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. La Monnalisa non era ancora divenuta l’icona che è oggi, stampata su tazze, magliette o souvenirs vari… Allora era solo un quadro come gli altri. Oggi, invece, ben otto milioni di visitatori l’anno sono attirati dalla sua fama, ma nel 1911 suscitò le attenzioni di qualcuno che decise di portarla via.

Vincenzo Perugia prese parte alla costruzione di numerose teche e cornici del mueso, tra cui quella in cui era custodita la Monnalisa. Lavorando nel museo si rese ben presto conto che vi erano custodite numerose opere d’arte italiane e spesso si chiese da dove venissero. Scoprì che la maggior parte di esse erano state trafugate da Napoleone durante le sue campagne militari e così, in un afflato di patriottismo, decise di riportarne almeno una in Italia e scelse proprio la Monnalisa. Perugia attese un lunedì, quando il Louvre era chiuso al pubblico ma vi entrò con gli altri addetti alla manutenzione. Si diresse verso il Salon Carrè e approfittando dell’assenza momentanea del custode, rimosse il quadro dalla parete, entrò in una scala di servizio, distrusse vetro e cornice e cercò di uscire smontando la maniglia di una porta, ma non ci riuscì. Tornò indietro ed uscì velocemente dall’ingresso da cui era entrato ma, gettando la maniglia rotta ai piedi del muro dell’edificio museale, fu notato da qualcuno dall’altra parte della strada. Prese l’autobus per tornare a casa, con la Monnalisa tra le mani…

Quando il furto venne scoperto, guardiani del museo e polizia rimasero esterefatti. In quel periodo Parigi ospitava il più grande detective forense del periodo, un “Gil Grissom di CSI” ante litteram, Alfonse Bertineaux e la direzione del museo si affidò a lui per riuscire a catturare il ladro. La maniglia gettata, la testimonianza del passante, un’impronta digitale sul vetro rotto del quadro, erano gli indizi a disposizione di Bertineaux. Il museo disponeva delle impronte della mano destra di tutti coloro che lavoravano al suo interno, ma quella sul vetro era della mano sinistra…

Foto di Daniele Mancini

I giornali di tutto il mondo specularono sul furto: un complotto ordito dai tedeschi o un furto commissionato da un’organizzazione internazionale? Gli inquirenti indagarono anche su uno spagnolo senza scrupoli di nome Pablo Picasso: qualche anno dopo si scorpì che tenne nascoste due statuette trafugate dal Louvre, ma non la Gioconda!

Trascorsero mesi, anni, sembrò che il Museo avesse perso per sempre la sua Monnalisa: molti dipendenti furono licenziati e non solo; una macchia indelebile pesava sulla reputazione del museo. Le misure di sicurezza ancora oggi adottate sono frutto di quella negligenza del 1911: oggi la Monnalisa è protetta da tre lastre di vetro antiproiettile ed è super sorvegliata da sofisticati dispositivi, oltre a 1300 custodi, rispetto ai 13 del 1911… Le dimensioni del museo sono uniche al mondo: una superficie di 200 mila metri quadri, di cui 60 mila di zone espositive, 2500 impiegati, 900 telecamere, 2000 porte e 5000 chiavi!

Vincenzo Perugia viveva nel quartiere italiano di Parigi e nei due anni successivi al furto rimase indisturbato nel suo appartamento con la Giconda nascosta nell’armadio. Proprio dopo due anni ci fu la svolta nelle indagini: un mercante d’arte fiorentino ricevette una lettera firmata “Leonardo” dichiarando di voler riportare la Monnalisa in Italia. Perugia si presento all’incontro con un grande baule  pieno dei suoi attrezzi da lavoro; sul doppiofondo, la Monnalisa. Il commerciante, esterafatto ne verificò la validità.

Mentre attendeva in hotel la ricompensa per il suo gesto patriottico, i Carabinieri lo arrestarono e lo condussero in carcere. Sbalordito per quanto accadde, venne anche esaminato da uno psichiatra che lo dichiarò mentalmente “deficiente”; fu assolto e messo in libertà. Perugia fu presto dimenticato e la Gioconda, prima di tornare a Parigi con la sua fama cresciuta anche per il furto subito, venne esposta in diversi musei italiani, trasformandola in una vera e propria superstar!

Il Louvre è pieno di opere d’arte che raffigurano momenti epici della storia, ma non tutti sono ciò che sembrano. La tela che raffigura l’incoronazione di Napoleone è un quadro pieno di bugie. Jacques-Louis David era il pittore ufficiale del nuovo impero di Napoleone e il quadro aveva anche la funzione di propaganda politica. A quel tempo era facile modificare la cronaca degli eventi e fin dalla sua ascesa al potere, Napoleone si dimostrò abile a controllare la sua immagine pubblica. Nel dicembre del 1804, quando fece il suo ingresso nella cattedrale di Notre Dame per essere incoronato imperatore, diede vita al più grande evento mediatico mai visto.

I Bonaparte erano originari di un piccolo villaggio e quel giorno uno dei suoi membri stava per essere incoronato imperatore dell’Europa occidentale e lui, Napoleone, se ne rendeva perfettamente conto: erano trascorsi 12 anni da quando i Francesi decretarono la fine della monarchia e decapitarono il loro sovrano.

Napoleone incarica il pittore David per assistere alla cerimonia di Notre Dame e  per convincere i Francesi ad accettarlo come loro imperatore, per immortalarla e alterandola secondo il volere del sovrano.

Fonte Wikipedia

Per prima cosa Napoleone è raffigurato più alto di quanto sia in realtà; negli schizzi di David, il Papa siede con le mani in grembo, ma Napoleone lo vieta e lo fa rappresentare nell’atto di impartire la benedizione. Inoltre, la madre di Napoleone, Madame Letizia Romolino, osserva benevolmente la coppia degli sposi reali ma in realtà non è presenta alla cerimonia perché si è rifiutata di partecipare perché non approvava il matrimonio del figlio. Anche l’immagine dell’imperatrice Giuseppina, quarantenne, è alterata e rappresentata come una giovane donna. Sul suo viso non appare nessuna traccia della sua rabbia per aver scoperto Napoleone a letto con un’altra donna, ne della sua minaccia di divorzio, non essendosi sposati secondo il rito cattolico. Per questo motivo anche il Papa si rifiutò di partecipare e la coppia fu costretta a una cerimonia improvvisata alla vigilia dell’incoronazione!

Il dipinto di David immortala l’istante in cui Napoleone sta per incoronare sua moglie Giuseppina, ma la versione originale dei bozzetti del pittore mostra l’istante in cui il sovrano si sta per incoronare da solo, dopo aver strappato la corona dalle mani del papa. E’ un episodio molto citato dai resoconti storici e se si guarda attentamente sul dipinto, si può intravedere la versione originale! Pare che il pittore sia stato convinto dalla stessa Giuseppina, immortalata per sempre giovane e bellissima, nel momento del suo trionfo: l’anno dopo Napoleone divorziò dalla donna che non riuscì a darle un figlio.

Il dipinto di David sembra la cronaca fedele di una cerimonia ufficiale, ma se si guarda meglio si scoprono menzogne e gelosie e la commedia umana si mostra in tutta la sua miseria.

Ma il Louvre cela altri segreti e parleremo nel prossimo articolo.

 

Daniele Mancini

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “UNA NOTTE AL MUSEO: IL LOUVRE E I SUOI SEGRETI! prima parte

  1. Come lo specchio magico della matrigna di Biancaneve ci indica il più bello del reame, così il volto della Gioconda ci rimanda a quello di Leonardo da Vinci. Il volto femminile del dipinto conservato al Louvre è sovrapponibile all’Autoritratto di Leonardo conservato a Torino. Ma ancora più inconsciamente per il professore Mario Alinei, richiama l’immagine del lutto, tramite la rappresentazione di una giovane donna morta con gli occhi aperti come se fosse viva, nascosta dalla bellezza ancora presente della persona raffigurata. Per ultimo, un rimando subliminale al volto sindonico, come apparve nel negativo fotografato nel 1898 per la prima volta. Anch’esso somigliante con quello dell’Autoritratto di Leonardo da Vinci conservato a Torino. Dove la Sindone di Torino è l’Autoritratto o il ritratto di un Uomo vivo ritratto come morto. Questa sarebbero le ragioni profonde del fascino del dipinto e dell’iconoclastia a cui è stato sottoposto nello scorso secolo. L’immagine della Gioconda è diventata un’icona, quasi un volto archetipo. Ma di volto archetipo ne esiste solo Uno. Cfr. ebook/kindle. La Gioconda: uno specchio magico.

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