MIGRAZIONE E IMPERO ROMANO

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La migrazione di popolazioni, etnie, classi sociali, è sempre stato un argomento storico! Un recente studio della North Carolina State University e della California State University di Sacramento ha messo in evidenza che, a diversi secoli di anni dalla conquista del Mediterraneo da parte della Repubblica Romana, le comunità costiere di centro e sud Italia mostrano ancora differenze fisiche distinte tra loro, anche se lo stesso non si può dire della zona intorno a Roma stessa.

Utilizzando moderne tecniche forensi, gli antropologi della citate università hanno esaminato i teschi da tre necropoli imperiali romane: 27 da Isola Sacra (la necropoli di Portus, oggi Fiumicino), sulla costa del centro Italia; 26 da Velia (un antico centro della Magna Grecia poi romano, oggi Ascea, in provincia di Salerno), sulla costa del sud Italia; 20 teschi dalla necropoli di Castel Malnome, alla periferia di Roma, lungo la Portuense.

I resti analizzati provenienti dalle necropoli di Isola Sacra e Velia appartenevano a commercianti di ceto medio, mentre quelli da Castel Malnome appartenevano a lavoratori dediti ad attività manuali. Tutti i resti risalgono a dun periodo compreso tra il I e il III secolo d.C.

I ricercatori hanno preso le misure di 25 punti specifici di ogni cranio con un “digitizer“, uno stilo elettronico che registra le coordinate di ogni punto. Questi dati hanno permesso di eseguire analisi specifiche sulla forma dei teschi, basandosi sulla “morfometria geometrica“, un nuovo campo di studio che caratterizza e valuta forme biologiche.

Sono state riscontrate significative differenze sui crani delle comunità costiere, anche se le popolazioni sono state comparabili in termini di classe e di occupazione. Gli studiosi ritengono che questo fattore è probabilmente dovuto al fatto che l’area intorno Velia era ancora dominata da una popolazione di origine greca, piuttosto che indigena. Inoltre, i teschi da Castel Malnome avevano molto più in comune con entrambi i siti costieri rispetto a quello che questi avevano tra loro.

Grazie a questa teoria viene messo in evidenza che l’eterogeneità della popolazione nei pressi di Roma fosse elevata, nonostante l’importante afflusso di schiavi liberati e lavoratori a basso reddito necessari per i lavori manuali nella capitale dell’impero e i suoi dintorni.

I ricercatori hanno usato diverse tecniche, dalla linguistica allo studio dei resti dentali, per far luce su come i vari gruppi etnici si muovessero all’interno dell’impero; ma questo è il primo studio in cui è adoperata la morfometria geometrica per valutare resti ossei del periodo romano imperiale. La morfometria geometrica offre diversi vantaggi: include tutte le informazioni geometriche in uno spazio tridimensionale e fornisce informazioni di carattere biologiche al fine di permettere la visualizzazione fisica/fotografica,  piuttosto che solo meri elenchi delle misurazioni.

I modelli di somiglianze e differenze che sono stati elaborati sono utili per la ricostruzione dei rapporti tra le popolazioni e le etnie del passato. Secondo gli studiosi, questi metodi consentono di individuare dove il cambiamento di forma si stia verificando, nel viso o nella scatola cranica, fornendoci una visione precipua su come potessero effettivamente essere queste persone nella realtà di quel periodo.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: International Journal of Osteoarchaeology; NC State News

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