MARIA ASSUNTA RACCONTA… VIVA EL MEXICO! – prima parte

Per leggere questo articolo occorrono circa 5 minuti

Tornano i racconti di Maria Assunta Maccarone, la mia cara amica, che oggi vive e lavora a Singapore, ma che ha girato il mondo in mille e un viaggio alla ricerca del bello della vita.

Oggi vi racconta il Messico. Buona lettura!


Agosto 2006. A ritmo di salsa e in compagnia di quindici fantastici viaggiatori sconosciuti parto alla volta del più divertente e atteso viaggio della mia vita! El Mexico

Ci incontriamo ad Atlanta, capitale della Georgia (USA) e dopo una breve “scorrazzata” in citta’ di nuovo in viaggio…e questa volta eccoci finalmente a Mexico City.

Inutile descrivere il caos… potete immaginare! Mexico City è una megalopoli di oltre 26 milioni di abitanti, sobborghi compresi. In città ci sono manifestazioni contro il governo e nelle strade si riversa una marea di gente che fluisce dichiarando la propria disapprovazione per alcune nuove leggi. Molti sono accampati e cucinano per strada, mangiano ed improvvisano allegri trenini. La musica è a tutto volume. Ci uniamo a loro ballando e intanto ceniamo e ci divertiamo.

Il mattino dopo decidiamo di girare per la città in metropolitana: arriviamo cosi’ a “Plaza de Tlatelolco“, il centro della città. Una guida ci spiega che il nome proviene dal fatto che gli edifici provengono da tre diverse epoche storiche: rovine dell’antico popolo messicano chiamato Tlatelolco, periodo spagnola (resti di un convento e di una chiesa cattolica) e cultura del Messico moderno, rappresentata da una torre. La piazza rappresenta i momenti di storia del Messico.

Affittiamo un pulmino per andare fino a Teotihuacan, antica città precolombiana fondata a circa 40 chilometri dalla moderna Città del Messico. Qui troviamo le imponenti Piramidi del Sole e della Luna dal profondo significato antropologico. Incontriamo un omino che vuole venderci oggetti di ossidiana e ci spiega come ricavavano, in passato, il colore rosso dalla cocciniglia! La salita sotto il sole sulle piramidi è piuttosto faticosa ma da lassù si riesce a vedere l’intero altipiano che comprende lo straordinario sito archeologico!

Teotihuacan è una città fondata intorno al 100 a.C., con i principali monumenti che sono stati eretti fino a circa il 250 d.C. Il nucleo urbano continuò ad essere abitato fino al VII-VIII secolo d.C. Teotihuacan, fondata come nuovo centro religioso delle alture messicane, ben presto divenne la più grande e popolata città del Nuovo Mondo. Al suo apice, probabilmente avvenuto intorno alla prima metà del I millennio d.C., fu tra i più grandi centri urbani delle Americhe precolombiane, con una popolazione stimata di oltre 125.000 abitanti

A Xochicalco ( “casa dei fiori”), sito archeologico meno imponente ma con  con annesso museo, mi colpisce un campo scavato, ricoperto di erba sulle cui pareti sono appesi degli anelli di pietra: il gioco della “pelota” si praticava nel passato dalle antiche civiltà precolombiane.

Visitiamo altri caratteristici borghi interessanti vicino alla capitale come Cuernevaca, citta’ dell’eterna primavera, e Taxco, dove ci sono tipiche bottegucce per la lavorazione dell’argento ma un copioso acquazzone tropicale ci inzuppa come si deve!

Prendiamo il volo per Tuxla Guterrez (Chiapas) dove ci accoglie un aeroporto piccolo e sgangherato vicino al Canyon Sumidero N.P.: qui indossiamo presto un giubbetto salvagente e saliamo su una lancia per partire a tutta velocità e ammirare la superba natura, con l’acqua che ha scavato per millenni un canyon tra pareti di roccia alte fino a 1000 metri! Una meraviglia! Avvistiamo avvoltoi, coccodrilli, emozioni e divertimento da parco acquatico e montagne russe, ma con veri animali e rettili predatori!

Il Chiapas e’ un posto magico: si perpetuano ancora gli antichi riti e tradizioni. Non si può viaggiare in questo straordinario Paese senza letteralmente attraversarlo! E’ un posto incantevole dove, secondo me, risiede l’anima del Messico. San Cristobal de las Casas e’ ammaliante: casette basse color pastello, patii lussureggianti fioriti e curati, strade lastricate di sassi. Posto quasi surreale che riporta alla mente i colori dei dipinti di Frida Khalo e le descrizioni dei romanzi di M. Serrano. Chiese di epoca coloniale e piazzette con panchine dove è possibile accomodarsi e rilassarsi per godere l’atmosfera lenta e l’aria delle montagne della Sierra Madre, completano il suggestivo quadro.

A San Juan Chamula, all’interno della Chiesa al centro del paese, assistiamo in religioso silenzio ad un rito pagano: un gallo viene sacrificato per guarire qualcuno che ha dato dimora a una malattia. Tutti pregano e ringraziano e sembra che il rito sia andato a buon fine. Impressionante! Naturalmente non si può fotografare, tanto meno riprendere, ma tutto ti resta dentro come parte del tuo bagaglio da viaggiatore.

Alcuni dei compagni di viaggio tornano in paese, un altro gruppetto, con me inclusa, si reca a Zinancantan, un paesino poco lontano. Tutti i partecipanti ad una festa “parrocchiale” ci guardano increduli: siamo gli unici stranieri, gli unici insieme a loro a partecipare ad una festa in onore di San Lorenzo, essendo l’undici di agosto. Fuochi d’artificio, la banda e tutti rigorosamente in abito tradizionale, coloratissimi e con cappelli e davanti alla chiesa un palo alto quanto il portone ricoperto di nastri di raso di diversi  colori!

Che gioia! Percorriamo un po’ di strada con loro e ci fermiamo a mangiare un mango infilzato su di uno stecco a mò di gelato. Tutti ci osservano, ma nessuno ha il coraggio di chiederci da quale pianeta siamo arrivati. Alcuni bambini ci additano, mostrandoci ad alcuni adulti un po’ distratti ed anche loro hanno gli stessi indumenti colorati in cui prevale sempre l’azzurro.

Riprendiamo la strada del nostro viaggio itinerante e prima di arrivare nello Yucatan, di cui parlerò nella seconda parte, per visitare le cascate di Misol Lungo la strada ci rinfreschiamo ad Agua Azul, piccolo paradiso tropicale con numerose cascate e piacevoli laghetti. E’ d’obbligo la visita di alcuni “xenote“, pozzi sacri Maya nei quali si praticavano sacrifici umani per il loro Dio della pioggia, Chaac. Archeologi e speleologi hanno rinvenuto molte ossa umane e gioielli.

Uno dei più conosciuti e’ il cenote “Ik Kil”, davvero molto bello ed interessante, dove possiamo rinfrescarci immersi nell’acqua dolce e cristallina. E’ un’oasi di pace dove la Natura ricopre rigogliosa intere caverne quasi buie.

— CONTINUA —

 

Maria Assunta Maccarone

Foto di Marco Pagano e Maria Assunta Maccarone

 

Ciao! Lascia un commento. Grazie