MARIA ASSUNTA RACCONTA… LA THAILANDIA DEL SORRISO

Per leggere questo articolo occorrono circa 7 minuti

Un nuovo viaggio, un nuovo racconto! Buona lettura.


Una sera d’inverno di fine gennaio, rientrando a casa, dopo una cena da amici, Antonio accende il computer per controllare la posta e una compagnia aerea orientale gli segnala viaggi a basso costo per l’estate successiva. Mi chiama e mi chiede cosa penso di un viaggio in oriente, magari non lo stesso segnalato dalla e-mail, ma comunque nel Sud-Est asiatico. Avevo già visitato il Myanmar, la Cambogia e Bangkok…ma naturalmente ho accettato!

I preparativi sono al limite del maniacale: il viaggio richiede spostamenti con aerei, treni, battello, sleeping bus (autobus notturni forniti di letto) ed abbiamo un solo bagaglio, uno zaino in spalla da quaranta litri per un mese intero tra Thailandia, Vietnam ed insisto con Antonio  per visitare anche il Laos! Siamo supergasati, non sappiamo cosa ci aspetta, ma non vediamo l’ora di partire per questa nuova avventura! Sappiamo che nel Sud-Est Asiatico la gente è ospitale e sorride sempre per cui non abbiamo paura, non ci spaventa la lingua, né la stagione delle piogge: un solo bagaglio con tutto ciò che può servirci, il passaporto e la nostra solita assicurazione di viaggio! Mai più leggeri, mai più eccitati!

Il volo ci porta da Roma a Bangkok, all’aeroporto internazionale Suvarnabhumi, il più recente, da cui si prende un autobus gratuito che ci trasferisce al secondo aeroporto internazionale, quello di Don-Mueang meno moderno perché costruito per prima. Avendo studiato attentamente tutti gli spostamenti cercando di ottimizzarli per risparmiare tempo e denaro, partiamo per il Vietnam e successivamente ci trasferiamo in Laos, ma di questo vi parlerò in un’altra occasione.

Abbiamo una “time-line” di massima, ma non la rispettiamo! Altrimenti ci divertiamo poco!

Arriviamo in Thailandia con un giorno di anticipo perché evitiamo lo “sleeping-bus” e voliamo con la compagnia di bandiera Laotiana da Luang Prapang  a Chiang Mai, a Nord del Paese. Avendo chiesto alla nostra guesthouse il servizio navetta gratuito dall’aeroporto, troviamo ad attenderci una graziosa e sorridente signora con un cartello “Welcome” che ci porta al parcheggio e dove a sua volta c’è la sua amica con una macchina di altri tempi! Le graziose signore, probabilmente rispettivamente la moglie del gestore della piccolo ed accogliente hotel senza stelle e la sua amica, si intrufolano nel traffico della sera di Chiang Mai con i foulard all’aria e ridendo e scherzando arriviamo in una stradina angusta, ma graziosa al centro della città.

La guesthouse è molto accogliente, ci spiegano che, essendo arrivati con un giorno di anticipo dobbiamo dormire solo per una notte in un’altra struttura poco distante così ci accompagnano nella stanza, ci forniscono asciugamani e lenzuola candide appena lavate. Pulito ed essenziale, come piace a noi! Naturalmente appoggiamo il bagaglio e fuggiamo giù per la strada per dare una prima occhiata alla città.

La città è definita “la rosa del Nord“, essendo tra le più belle, grandi e popolate della Thailandia situata sulle rive del fiume Ping ed è piena di templi meravigliosi, circa trecento. Sono denominati “wat” e se ne può visitare quasi uno per ogni strada, uno diverso dall’altro! Alcuni meravigliosi, nuovi, appena ristrutturati, altri antichi, di legno molto più interessanti. In alcuni si raccolgono offerte per i lavori da effettuare, in altri puoi suonare la campana affinché la tua preghiera venga accolta nel cielo, in altri puoi parlare con i monaci e fare domande sulla loro vita monastica o sul buddismo, in tutti si entra rigorosamente scalzi, con abbigliamento consono ed in silenzio. L’atmosfera è serena e trasmette un senso di pace.

Tra i più belli, “Wat Chedi Luang” dove si ammira un’antica “stupa”, risalente al 1441, in parte rovinata e non ristrutturata. Da una parte la stupa è ornata da sculture di elefanti, solo una è originale, ovviamente quella senza proboscide e orecchie. Intorno ci sono altri piccoli templi, in uno si ammira il Buddha nella posizione del Nirvana.

Uno dei più famosi, il “Wat Phra Singh“, dove si trova: il Buddha Leone, molto venerato nella città. Questo monumento ha la particolarità di avere tratti umani e un ciuffo a forma di fiore di loto. Inoltre il tempio ha varie caratteristiche dell’arte religiosa Lanna ( etnia e regno a Nord della Thailandia di cui Chiang Mai fu capitale) sia all’interno del tempio, con le decorazioni dorate, sia nella struttura esterna con il tetto a tre livelli.

Ce ne sono tanti, troppi per poterli ricordare tutti. Ne visitiamo parecchi a piedi sotto il sole cocente per tutto il giorno.

Intanto ci trasferiamo alla guesthouse prenotata in anticipo, molto accogliente, tutta di legno e ci mostrano la sala colazione con tanti acquari pieni di variopinti pesci tropicali! Alla reception troviamo anche un piccolo ufficio turistico così decidiamo di fare un tour giornaliero l’indomani, fino a Chiang Rai, quasi all’estremo confine a Nord dove c’è anche il famoso “Triangolo d’oro“, chiamato così per la notevole produzione di oppio, posto di confine tra Birmania, Thailandia, Laos e Vietnam.

L’indomani ci alziamo presto, ci vengono a prendere in pulmino un accompagnatore e una famiglia cinese, alcune ragazze ed una coppia di turisti occidentali. Si parte per il tour. La prima sosta si effettua alle Hot Springs, praticamente sono delle terme. Il giardino è pieno di vegetazione e l’acqua è molto calda. Ci sono delle pozze dove, se vuoi, puoi immergerti.

Poco prima di arrivare alla seconda tappa sostiamo in una specie di “autogrill”: siamo rimasti stupiti dalla pulizia, dal modo ordinato e curato in cui tengono questi posti a prova di turisti dove puoi osservare anche artisti che scolpiscono statuine, puoi girovagare tra negozietti con mille souvenir, piccoli bar che di “mangiabile” hanno poco o niente. Decidiamo così di rimetterci in viaggio dopo una breve sosta, ma neanche un chilometro et voilà: una nuvola bianca si vede all’orizzonte: un tempio di marmo bianco intagliato (in realtà non è marmo, ma gesso)! Una meraviglia!

Sembra fatto all’uncinetto, sembra una nuvola, sembra un’immagine proiettata dal cielo! Ed invece è proprio un posto reale. Il “White Temple” (Wat Rong Khun). E’ al contempo un tempio Buddista ed Induista progettato dal pittore visionario Chalermchai Kositpipat. La costruzione è iniziata nel 1997 e, sullo stile della “Sagrada Familia” di Barcellona, la fine dovrebbe avvenire intorno al 2070, ma in realtà non si sa nulla. Qualche tempo fa è stato chiuso a causa di importanti danneggiamenti alla struttura dovuti ad alcune scosse di terremoto, ma riaperto nel giro di pochi mesi. Non si paga l’ingresso per entrare, ma in realtà si raccolgono offerte per completare la costruzione. Il colore è una delle particolarità, di solito da queste parti i templi sono dorati, il bianco rappresenta per l’artista la purezza del Buddha.

Mi colpisce anche  una vasca a forma circolare da cui escono mani bramose, come provenissero dall’oltretomba. In realtà mi ricorda il monumento all’Olocausto che ho visto a Miami Beach! Tutte le sculture e le strutture del tempio hanno dunque un significato simbolico che vuole far riflettere sugli insegnamenti buddhisti. Non vorremmo ripartire, ma il tour continua…

Prossima tappa una bella gita sul Mekong nel “Triangolo d’oro”. E’ davvero particolare essere su una barchetta in mezzo ad un fiume e vedere contemporaneamente tre Paesi diversi: Thailandia, Birmania e Laos! Davvero emozionante! Nel mercatino ai confini con il Laos osserviamo in vendita cose indescrivibili, mai viste prima tra cui bottiglie di liquori con pene di tigre o serpente, o radice di qualche tubero strano…mah! Ci mettono a pagamento il timbro del “Triangolo” sul passaporto a pagamento, ma non importa siamo felici di aver visitato “quel posto strano” dove probabilmente c’era e c’è un commercio molto florido di ben altro genere!

Ci fermiamo poco distanti in un piccolo ristorante al confine con la Birmania e continuamo il nostro tour giornaliero fino a raggiungere i villaggi delle tribù Akha, poco distanti dai villaggi dove sono “le donne giraffa” (di cui vi ho già parlato nel racconto del viaggio in Birmania), ma ancora una volta ci siamo rifiutati di andare. I bambini ci accolgono al pulmino e ci guidano tra le bancarelle di un mercato poco distante. Ci sono donne che espongono poche cose semplici lavorate a mano. Acquistiamo dei bicchieri ricavati dalle canne di bambù e ci ringraziano per il nostro piccolo contributo. Per pochi bath (moneta thailandese) si offrono per farci scattare delle foto con loro!

Prima di ripartire raggiungiamo un tempio in un paese chiamato “Mae Sai” o “Tachileik” al confine con la Birmania, saliamo in alto su di una collina, dentro un tempio buddista e da li si scopre il solito panorama mozzafiato tipico della Birmania: foresta verde lussureggiante da cui spuntano mille pagode dorate! Riprendiamo la strada verso Chiang Mai con il pulmino, scambiandoci tra di noi biscottini, licis (frutta tipica del posto) e qualche parola, sorriso, sguardo.

La sera, dopo una bella doccia rilassante, facciamo un giro per la città: il mercato notturno è molto vasto, ma ci stufiamo subito ed andiamo a piedi fino dentro le mura della città antica. I locali per bere e mangiare di certo non mancano, ma è tutto troppo turistico!

La mattina ci alziamo con comodo ed aspettiamo pazientemente il tuc-tuc, tipico mezzo di trasporto thailandese, che ci viene a prendere per portarci in aeroporto per trasferirci di nuovo a Bangkok.

Il racconto prosegue…

 

Maria Assunta Maccarone

Foto di Maria Assunta Maccarone

Ciao! Lascia un commento. Grazie