LE NECROPOLI DI TEBE: LA VALLE DELLE REGINE

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Resti mummificati di Nefertari al Museo Egizio di Torino

E’ di questi giorni la pubblicazione della notizia di sopralluoghi in una tomba in Egitto, di recenti studi, di esami radiografici, di analisi su resti mummificati di femore e ginocchio conservati nel Museo Egizio di Torino che hanno ricondotto gli archeologi a identificarli con i resti della regina Nefertari, la “grande sposa reale”, l’amata consorte di Ramses II.

La tomba della regina  in cui è avvenuto il sopralluogo è posta in un’altra grande necropoli di Tebe, la Valle delle Regine, la più meridionale delle necropoli tebane:  è il luogo dove, a partire dalla XVIII Dinastia, vennero inumati dapprima i principi e le principesse di sangue reale insieme a personaggi che vivevano nell’ambiente di corte; in seguito, a partire dall’epoca di Ramses II, le regine alle quali era dato il titolo di “spose reali”. Successivamente, durante la XX Dinastia, Ramses III ripristinò la tradizione e fece allestire nella valle le tombe di alcuni dei suoi figli.

La Valle delle Regine – Foto di Daniele Mancini

La Valle delle Regine, o Uadi el-Melikat, come la chiamano in arabo i locali, fu battezzata con questo nome da Champollion; in origine, però, gli egiziani la indicavano come ta set neferu, espressione che si presta a svariate interpretazioni, ma che verosimilmente può essere tradotta come “il luogo dei figli del re“, con evidente riferimento alle tombe dei principi reali, ma anche “il luogo della bellezza“, interpretazione questa generalmente più diffusa[1].

Il sito fu scelto perché  ritenuto sacro e quindi adatto alla sua funzione di necropoli reale sia per la sua vicinanza con la Cima Tebana, sia per la presenza sul fondovalle di una grotta-cascata la cui forma e i fenomeni naturali ad essa connessi potevano suggerire un concetto religioso e funerario. La grotta avrebbe infatti rappresentato il ventre o l’utero della Vacca Celeste, una delle raffigurazioni della dea Hathor, dal quale sgorgavano le acque che annunciavano l’imminente rinascita dei defunti sepolti in questo luogo privilegiato[2].

Da un punto di vista tipologico, le sepolture della Valle delle Regine si possono dividere in due grandi gruppi: il primo comprende i pozzi funerari (oltre una sessantina) risalenti alla XVIII Dinastia; il secondo, le grandi tombe ramessidi della XIX e della XX Dinastia, che hanno una struttura complessa e rappresentano dei veri e propri appartamenti funerari modellati sul tipo di quelli esistenti nella vicina Valle dei Re, dei quali sembrerebbero una “versione semplificata”[3].

Solo a partire dall’inizio della XIX Dinastia, con l’inumazione di Sat-ra, sposa di Ramses I e madre di Sethi I, la Valle delle Regine iniziò ad accogliere le spoglie delle spose reali. Dopo la fine del periodo ramesside e la successiva, sistematica spoliazione del sito da parte di ladri profanatori, attestata da numerosi papiri giudiziari, le sepolture della Valle vennero riutilizzate: dall’inizio della XXI Dinastia e nel Terzo Periodo Intermedio le tombe divennero luogo di sepoltura di personaggi di sangue non reale, essenzialmente legati alla lavorazione della terra negli immensi possedimenti sacerdotali.

Trasformata in cimitero popolare all’inizio dell’Impero romano, la Valle delle Regine mantenne questa sua condizione fino alla metà del IV secolo d.C., quando i copti vi si installarono, incendiando e deturpando irrimediabilmente numerose tombe e fondando un monastero, il Deir Rumi, le cui rovine sono ancora oggi visibili[4].

Molte delle tombe scavate nella Valle delle Regine soffrirono già nell’antichità di gravi problemi di carattere “costituzionali”, legati cioè alle caratteristiche idrogeologiche e petrografiche del luogo. Gli operai dei faraoni che 3500 anni fa lavoravano per preparare le sepolture reali di questa valle, senza dubbio si rendevano conto di dover lavorare una roccia non buona che li obbligava a utilizzare particolari accorgimenti tecnici, come l’utilizzazione massiccia della muna, uno speciale intonaco che spesso ricopre interamente le pareti e i soffitti degli ipogei.

Ernesto Schiaparelli

Talvolta la roccia diventava di qualità così scadente che gli antichi architetti preferivano interrompere i lavori per ricominciarli in un nuovo punto più adatto: si spiega così l’elevato numero di tombe incompiute presenti nella Valle. Inoltre si sono ritrovate abbondanti tracce di un periodo di piogge torrenziali in età post-ramesside che ebbero sicuramente effetti devastanti sulle tombe stesse.

Il primo archeologo che condusse scavi sistematici nella Valle delle Regine fu l’italiano Ernesto Schiaparelli, direttore del Museo Egizio di Torino, che lavorò sul sito tra il 1903 e il 1906 coadiuvato dall’egittologo comasco Francesco Ballerini. Agli scavi di Schiaparelli si deve la scoperta di tutte le più importanti tombe del sito come quelle appartenenti ai figli di Ramses III, Seth-her-khepshef (QV 43), Kha-em-uaset  (la QV 44), Amon-(her)-khepshef (QV 55)[5].

L’evento più straordinario fu tuttavia il ritrovamento della tomba di Nefertari (la QV 66), considerata da molti come la più bella di tutte le tombe tebane ma che rimane chiuso al pubblico a causa della sua fragilità. Fu solo nel 1970 che nella Valle ebbe inizio una serie di missioni annuali effettuate dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) di Parigi, dal Museo del Louvre, dal Centre d’Études et Documentation sur l’Ancienne Egypte (CEDAE) e dall’Egyptian Antiquities Organization, oggi Supreme Council of Antiquities.

Una sezione della Tomba di Nefertari

I lavori permisero di effettuare una ripulitura e un rilievo completo del sito, oltre che uno studio sistematico di tutte le sepolture della Valle, alla quale venne restituito l’aspetto primitivo grazie all’asportazione dei materiali di riporto e di quelli provenienti dagli scavi dello Schiaparelli che ne avevano alterato le caratteristiche morfologiche[6]

 

Daniele Mancini

Note e per un approfondimento bibliografico:

[1] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, pp. 270-275

[2] BONGIOANNI, A., Luxor e la Valle dei Re, VERCELLI, 2005, pp. 212-215

[3] WEEKS, 2001, p. 276

[4] SILIOTTI, A., La Valle dei Re, VECELLI, 2004, p. 70

[5] SCHIAPARELLI, E., Relazione sui lavori della Missione archeologica italiana in Egitto. Anni 1903-1920. Esplorazione della Valle delle Regine nella Necropoli di Tebe, TORINO, 1924, pp.176-179

[6] SILIOTTI, 2004, p. 71

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