LE GROTTE DI ALTAMIRA, SPAGNA – seconda parte

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La prima parte dell’articolo sulle Grotte di Altamira, può essere letta cliccando qui. Ecco la seconda parte.

 

Buona lettura.


Il soffitto che la piccola Maria ha scoperto si trova vicino all’ingresso della grotta, dove si pensa che i suoi abitanti preistorici abbiano condotto la loro vita quotidiana: è uno spazio ampio ma basso, a poco più di un metro dal pavimento, con una suggestivo effetto policromo. Il soggetto più famoso è il caratteristico bisonte riprodotto nei colori rosso e nero. Molti di questi animali sono stati riprodotti utilizzando le ondulazioni naturali delle pareti delle caverne, incorporando i loro angoli nella figura per dare volume a tutto o parte del corpo.

La maggior parte dei bisonti furono creati nel Periodo Magdaleniano, configurabile tra i 15.000 e  i 13.000 anni fa. Le forme furono create usando carbone nero e ocra rossa, che sarebbero state applicate come pastelli o sciolte in acqua per formare una sorta di vernice. In alcuni punti, la roccia nuda è stata scolpita per separare e distinguere gli arti inferiori  dal corpo, aggiungendo quindi profondità e volume alle figure.

Il Magdaleniano fu il periodo artistico più attivo ad Altamira e include tre tecniche principali: i dipinti policromi, come il bisonte, tutti trovati nella parte anteriore del complesso delle caverne; le incisioni, molte delle quali a
rappresentare cervi; i disegni neri realizzati a carboncino.

Oltre a cervi, bisonti e cavalli, il numero di specie rappresentate è aumentato proprio in questo periodo, con l’inclusione delle capre. Sono stati anche creati volti umani. Le immagini a carboncino hanno iniziato, dunque, a estendersi oltre il soffitto e verso il retro del complesso delle grotte.

In alcuni casi, gli artisti magdaleniani riproducevano le loro opere su manufatti ancora più antichi, specialmente sul soffitto principale. Queste rappresentazioni più antiche includono soprattutto cavalli che si ritiene siano stati creati durante i Periodi Gravettiano e Solutreano, ossia tra 26.000 e 22.000 anni fa. Le rappresentazioni sono di colore rosso,  uniformemente riprodotte, ma estremamente dinamiche, al galoppo e impennati.

Altre delle opere d’arte più antiche riprodotte sul soffitto sono rappresentazioni di mani, riflettendo una pratica comune in altre grotte in Spagna. Alcune sono rappresentazioni con di mani piene, altre altri sono state create tenendo una mano contro la parete rocciosa mentre la vernice veniva soffiata intorno a essa, creando un’immagine in negativo.

Di tutte le meravigliose immagini di Altamira, quelle delle mani possono essere i simboli della creatività umana che si muove in modo diretto e indiretto attraverso i millenni, tra questo tempo remoto e l’esperienza umana di oggi.

Avventurandosi più all’intero nel complesso, una piccola galleria al di là del soffitto policromo è zeppa di enigmatici segni rossi, il punto più lontano della grotta dove è stata applicata la colorazione rossa. Più indietro nella caverna, predominano le forme nere disegnate a carboncino.

Alto circa un metro e lungo 5, il Diverticulum contiene dipinti di vari simboli costituiti da disegni di ovuli paralleli e ripetute serie di quadrati, noti come tectiformi. Solo posizionandosi accovacciati o sdraiati questi disegni possono essere visti chiaramente e lo spazio è così stretto che solo due persone alla volta possono adattarsi.

Forme simili dominano anche la galleria finale del complesso: grandi forme ovali contornate di carboncino nero con all’interno ovali ancor più piccoli che creano all’interno un motivo a rete. Anche diversi volti umani sono stati modellati utilizzando gli angoli naturali della parete della grotta, con linee semplici aggiunte a carboncino per rappresentare occhi, nasi e bocche.

Sebbene le Grotte di Altamira siano state create da decine di persone diverse, i suoi propositi suggeriscono una sorta di parallelismo tra  viaggio dell’anima e attività umana. Le immagini del cervo si trovano dappertutto e sono indicativi simboli di fertilità. In alcuni casi i maschi sono presentati in piedi orgogliosi, con le corna parallele ai loro corpi, con la testa sollevata e le bocche aperte, esattamente la posizione che un cervo adotta durante la stagione degli amori.

I celebri dipinti di bisonti sul soffitto principale suggeriscono, invece, una dinamica di gruppo che potrebbe essere correlata alle speranze e alle paure di un gruppo umano di quel periodo o, forse, solo una rappresentazione letterale del comportamento animale in quel momento. Le bestie sono raffigurate a terra, a pascolare o a camminare. diversi sono i maschi adulti.

I bisonti europei, che oggi vivono principalmente nelle foreste della Polonia, si uniscono come mandria per la stagione degli amori e per la riproduzione. Forse, quindi, anche queste figure animali rappresentano la fertilità o la maturità e fanno parte di un rituale legato alla generazione o alla riproduzione. Accanto al bisonte, e modellato con lo stesso nero e rosso, ci sono due cavalli e un cervo il cui ventre è gonfiato dalla forma naturale della parete della grotta, rendendolo quindi gravido.

Gli artisti hanno usato la loro destrezza tecnica per realizzare fedeli rappresentazioni dell’animale, catturando non solo le loro forme ma anche la loro essenza. I disegni a carboncino del bisonte, per esempio, sono realizzati a carbone pieno, mentre le loro gambe, gli occhi e il muso sono stati delicatamente prodotti a toni di grigio, dando volume alla figura.

Diverse sono le teorie che spiegano il perché della realizzazione di queste pitture rupestri. L’uso della roccia stessa, il modo in cui le piccole imperfezioni delle pareti e dei soffitti diventano parte dell’opera completa, collegando l’animismo delle società di cacciatori-raccoglitori, in cui gli elementi della natura sono personificati e intrisi di volontà umana e intelligenza. L ‘arte rappresenta, dunque, un’unione tra la vita e la roccia inerte, una connessione tra le figure create e il loro contesto naturale, unendo il mondo naturale con l’ espressione umana.

I pittori e i creatori di queste forme possono aver ben combinato il loro ruolo di artisti con quello dei sacerdoti religiosi, mediando tra la comunità e il resto della natura.

Molti antropologi ritengono che il cambiamento del clima dovuto alla fine della piccola glaciazione in un clima più caldo, circa 10.000 anni fa, abbia modificato la cultura dei cacciatori-raccoglitori portando alla riduzione del tempo trascorso nelle caverne è diminuito, portando alla conseguente diminuzione delle creazioni di arte rupestre.

La storia delle Grotte di Altamira, tuttavia, era stata portata a termine bruscamente già da tempo: circa 13.500 anni fa il suo ingresso crollò, lasciando la galleria d’arte del Paleolitico sigillata fino al XIX secolo, quando Sautuola e sua figlia si avventurarono all’interno e trovarono i dipinti nella caverna.

Maria Sanz de Sautuola, forse il primo essere umano a vedere il bisonte di Altamira fin dall’ultima era glaciale, si incontrò con l’archeologo francese Emile Cartailhac, che una volta aveva confutato le affermazioni di suo padre secondo cui l’arte di Altamira era, appunto, del Paleolitico.

La visita di Cartailhac del 1902 ad Altamira, quando conobbe Maria, ebbe luogo nello stesso anno in cui aveva pubblicato il suo famoso mea culpa. In questo articolo, ha riconosciuto il suo errore, “commesso 20 anni fa, un’ingiustizia che è necessario mettere pubblicamente a posto [e per il quale] è necessario piegarsi davanti alla realtà”. Le scuse erano sincere, ma era troppo tardi, poiché il padre di Maria mor’ nel 1888.

Se fosse vissuto, avrebbe visto la sua scoperta descritta come la Cappella Sistina dell’Arte Preistorica, un luogo che è diventato la pietra angolare di come anche durante il Paleolitico i gruppi umani siano considerati come precursori delle popolazioni europee successive, dedite a preservare artisticamente ricordi e momenti delle loro vite terrene.

 

Daniele Mancini

 

 

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