Le esplorazioni di Tebe: le grandi spedizioni

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Il nostro percorso di riscoperta di Tebe giunge, oggi, alle grandi spedizioni ottocentesche. Vediamo di cosa si tratta! Buona lettura.

Dopo le febbrili fatiche degli agenti consolari nel primo venticinquennio del XIX secolo, gli scavi su larga scala a Tebe vennero meno. Di tanto in tanto qualche viaggiatore si metteva a scavare qua e là e gli abitanti di Gurna scandagliavano le tombe nella speranza di trovare oggetti da vendere, così anche il fascino esercitato dallo studio dell’antica lingua aveva soppiantato il lavoro di scavo. Lentamente, tuttavia, ci si rese conto che scavi accuratamente eseguiti e registrati avrebbero potuto fare da importante complemento alla documentazione dell’antica cultura che veniva rivelata dai testi, e anche fornire informazioni di genere diverso.

L’evoluzione dello studio sia della lingua che dell’archeologia procedette tuttavia molto lentamente. Non molte furono le personalità che diedero ulteriore impulso agli studi: Alexander Rhind, un giovane avvocato di Edimburgo, il console degli Stati Uniti al Cairo, Gorge Gliddon. Ma non solo. Notevole fu il lavoro anche di Niccolò Francesco Ippolito Baldessare Rosellini (1800-1843) che lavorò con Champollion e pubblicò quattrocento tavole in folio che riproducevano testi e raffigurazioni tratte dalle tombe egizie.

La spedizione franco-toscana in Egitto, Giuseppe Angelelli, Firenze Museo Egizio
La spedizione franco-toscana in Egitto, Giuseppe Angelelli, Firenze Museo Egizio

Grazie ai contributi del Granduca di Toscana e del Re di Francia, questi volumi, insieme alla Description, rappresentarono per decenni le opere principali di riferimento degli egittologi e restano tuttora fonti preziose. Purtroppo l’interesse di Champollion e Rossellini per Tebe ebbe esiti non del tutto positivi: infatti, avevano raccolto molte antichità, tra le quali il  taglio di parti delle decorazioni murarie della tomba di Seti I che erano andate ad arricchire le collezioni del Granduca di Toscana a Firenze e i musei di Francia. Grazie al suo intenso lavoro, Champollion, il Decifratore dei geroglifici, poté finalmente leggere i testi iscritti nelle tombe della Valle dei Re, e rendersi conto che erano di tipo religioso, relativi all’Aldilà, e non biografico come si pensava in precedenza. E poté, inoltre, leggendo i cartigli, attribuire la maggior parte delle tombe ai loro titolari.

Il pilastro della tomba d Seti I: la parte a sinistra è esposta al Museo Egizio di Firenze, quella a destra è invece al Louvre
Il pilastro della tomba d Seti I: la parte a sinistra è esposta al Museo Egizio di Firenze, quella a destra è invece al Louvre

Ma la Valle dei Re risentì di un tipo di saccheggio cui non era stata sottoposta in passato. Forse era perché Champollion e Rosellini erano arrivati in Egitto e ai loro occhi i monumenti della Valle si trovavano in un luogo talmente remoto che essi si sentirono in diritto di sfigurare in quel modo le tombe. Fu l’inizio di una perfida tradizione di saccheggio delle antichità che, sebbene illegale, è continuata fino ai giorni nostri. Il tenero calcare della Valle è un materiale facile da tagliare con una sega d’acciaio e l’opera non dovette richiedere molto tempo ai Champollion e Rosellini. Ma la spedizione franco – toscana fu quella che scosse gli animi e numerosi furono gli appelli che indussero a porre un freno agli scempi.

La Valle dei Re illustrata nel Denkmàler di Lepsius, qui ritratto
La Valle dei Re illustrata nel
Denkmàler di Lepsius, qui ritratto

In seguito, con il contributo del governo prussiano, si tenne  la spedizione epigrafica più imponente del XIX secolo, quella di Carl Richard Lepsius (1810-1884), che risultò nel Denkmàler aus Aegypten und Aethiopien (I Monumenti dell’Egitto e dell’Etiopia del 1859), 894 tavole in folio di testi, rilievi, disegni architettonici, panorami e mappe dell’Egitto, e che include due volumi sui monumenti di Tebe. Si tratta della più vasta opera di egittologia mai pubblicata e attualmente, con il deterioramento dei monumenti egizi, rappresenta una documentazione dei siti antichi sempre più preziosa. Tra gli epigrafisti e gli artisti che lavorarono a Tebe figurano Hippolite Antoine Nestor l’Hóte (1804-1843), Achille Constant Théodore Emile Prisse d’Avennes (1807-1879).

Comunque questa spedizione fornì la definitiva presa di coscienza circa la necessità di una legislazione a tutela delle antichità e che finalmente ci fu qualche anno dopo che Lepsius lasciò l’Egitto. Tanto munifica era stata quella spedizione, e tanto cortesemente accolta al Cairo alla stregua di un’autorevole missione diplomatica del regno di Prussia, che Mohammed Ali aveva conferito a Lepsius diritto di prima scelta sulle antichità egizie, con manodopera e imbarcazioni fornite dal governo per il trasporto in Germania degli oggetti raccolti. A Berlino furono portati quindicimila reperti, ufficialmente donati al re di Prussia da Mohammed Ali. Fu quello un aspetto rilevante dell’opera della spedizione che Lepsius difese con vigore sostenendo che altri facevano la stessa cosa clandestinamente e che la sua era una collezione scientifica raccolta da scienziati per un grande museo pubblico. L’attività svolta da Lepsius alla luce del sole e la sfavorevole pubblicità che essa provocò attirarono, finalmente, l’attenzione sul problema generale del traffico di antichità. E grazie ad Auguste Mariette, uno dei direttori del museo del Louvre che era stato mandato anch’egli in Egitto a fare incetta di antichità egiziane, che nel 1857 ci fu un appello affinché si costituisse un’organizzazione per la custodia dei monumenti egizi ancora in piedi e perché si trovasse un museo per accogliere gli oggetti antichi per cui era necessaria una maggiore protezione. Grazie anche all’energico appoggio del console generale di Francia in Egitto e di eminenti uomini d’affari francesi che a Mariette furono concessi fondi per la sua attività e una casa a Bulak, piccolo porto nei pressi del Cairo, per il museo, il primo museo nazionale nel Medio Oriente.

L’attività di Mariette in Egitto coincise con una fase di particolare sviluppo del paese. Durante la sua straordinaria carriera fu supervisore di scavi in trentacinque importanti siti archeologici e, con l’aiuto di un gruppo di fedeli assistenti, come per esempio Bonnefoy a Tebe, pose termine alla spoliazione in grande stile dei monumenti e pose le fondamenta del Service des Antiquités che, trasformato e potenziato, è ancora in funzione oggi. Mai più i tesori della nazione sarebbero stati portati in altri paesi in quantità così massicce, e da allora in poi tutte le campagne di scavo intraprese in Egitto furono concordate fra Mariette e il promotore dei lavori. Mariette non eseguì scavi nella Valle dei Re, ma certamente la sottrasse a ulteriori saccheggi. Praticamente nulla è stato portato via dalle pareti delle tombe reali dai tempi di Mariette, e le attenzioni dei guardiani del Service hanno contribuito a salvarle dal casuale danneggiamento dei visitatori. Mariette scrisse una piccola guida dell’Alto Egitto a completamento della precedente Topography di Wilkinson.

Gaston Maspero
Gastone Maspero

In Francia si desiderava che, alla morte di Mariette, la direzione del Service da lui creato, restasse in mano francese, proseguendo in tal modo la brillante tradizione inaugurata da Champollion. Su consiglio della sua rappresentanza diplomatica al Cairo, il governo stanziò una somma per l’istituzione di un Istituto francese di Archeologia al Cairo e suo primo direttore fu nominato il professor Gastone Maspero. Alla morte di Mariette, questi si trasferì al Cairo e proseguì, abilmente, i lavori del suo predecessore, con ottimi risultati. Purtroppo il contrabbando di papiri ed antichità continuò piuttosto copiosamente sia a Tebe che nel resto dell’Egitto. Prima che fosse posto fine al traffico illegale, i mercanti di Tebe avevano venduto altre migliaia di preziosi oggetti antichi provenienti dalle tombe reali della zona a collezionisti privati e contrabbandieri inviati dai grandi musei. Durante tutto il XIX secolo, i racconti di battaglie a colpi di fucile tra spedizioni rivali e di contenziosi diplomatici per il possesso di oggetti antichi, abbondano. Ma partire dall’inizio del XX secolo sulle rive del Nilo queste scene da Selvaggio West finirono e il numero di oggetti trafugati o venduti scese in modo cospicuo.

Deir-el-bahri
Deir-el-bahri

Un approccio importante fu tenuto da un’importante famiglia locale, quella dei fratelli Abdel Rassul di Qurnah: questi, grazie ad enormi aiuti governativi, dal 1871 al 1926, scavarono illegalmente diversi siti, incluso il nascondiglio delle mummie reali di Deir el-Bahari (DB 320). Gli scontri con Maspero furono continui e non di poco conto tanto, da coinvolgere le alte sfere dell’allora governo egiziano. Ma Maspero fu addirittura costretto ad abbandonare l’Egitto ormai sull’orlo di movimenti nazionalisti insurrezionali per poi farvi ritorno per occuparsi proprio delle mummie della cachette di Deir el-Bahari. Le grandi potenze restavano a guardare mentre il governo che si era tanto pesantemente indebitato con esse, si sgretolava sotto l’infuriare delle sedizioni e della collera popolare. Fu un grave periodo di anarchia anche per quanto riguarda la salvaguardia delle antichità. L’influenza della la famiglia Rassul fu importante fino agli scorsi anni Cinquanta: ottenne, addirittura (!!!), un regolare permesso per liberare un tunnel nel retro della tomba di Seti I, ma la speranza di ritrovare una camera piena d’oro non si era ancora realizzata quando, dopo due anni di lavoro, i fondi finirono e l’opera fu abbandonata.

Nel 1886, due giorni dopo l’ultima grande cerimonia di sbendaggio da lui organizzata al museo delle mummie della cachette, Maspero si dimise. Erano stati anni difficili. Dopo un fausto inizio con la rivelazione del sito del nascondiglio reale, gli studi egittologici erano stati inevitabilmente messi in secondo piano dagli avvenimenti politici che avevano scosso l’Egitto. Dopo il ritorno di Maspero a Parigi la carica di direttore del Service passò a Grébaut, un suo ex studente che subiva ancora molto la sua influenza. Il lavoro di Maspero fu continuato da due studiosi più giovani dell’Istituto, i quali approfondirono ulteriormente le ricerche a Tebe e nella stessa Valle.

Mentre nel 1898 Flinders Petrie (1853-1942), assistito da James Quibell, ripulì dai detriti sei dei templi commemorativi (i cosiddetti Templi di milioni di anni)situati al margine dei campi coltivati, un altro allievo di Maspero, Victor Loret, assunse la direzione del Service.

 

Daniele Mancini

 

Per un approfondimento bibliografico:

LEPSIUS, R., Discovery in Egypt, LONDRA, 1852

LEPSIUS, R., Baedeker’s Egypt and the Sudan, LIPSIA, 1929

MARIETTE, A., Itinéraire De La Haute-Égypte: Comprenant Une Description Des Monuments Antiques Des Rives Du Nil Entre Le Caire Et La Première Cataracte, PARIGI, 1880

MASPERO, Sir G., La Trouvaille de Deir el Bahari, II CAIRO, 1881

PETRIE, SIR W. F., A History of Egypt, LONDRA, 1924

ROSSELLINI, I., I Monumenti dell’Egitto e della Nubia, FIRENZE, 1832

PIACENTINI, P. ORSENIGO, C., La Valle dei Re Riscoperta. I giornali di scavo di Victor Loret (1898-1899) e altri indeiti, MILANO, 2004

ROMER, J., La Valle dei Re, MILANO, 1981

WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001

WEIGALL, A., A Guide to the Antiquities of Upper Egypt, LONDRA, 1910

 

 

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