LE CISTERNE DELLE TERME ROMANE DI TEATE MARRUCINORUM

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Il complesso termale edificato nella parte bassa e periferica dell’antico municipium romano di Teate Marrucinorum, zona naturalmente ricca di acque, era distribuito su due piani distinti: una terrazza superiore con il sistema delle cisterne e un livello inferiore con le terme.

Vedremo, in dettaglio, le caratteristiche del sistema delle cisterne, oggi chiuse al pubblico per una importante restauro strutturale.

Le Terme romane di Teate sono state edificate nel corso del I sec. d.C., nell’ambito del vasto programma di ristrutturazione urbanistica promosso nel periodo degli imperatori Giulio-Claudi, subendo, nel tempo, varie trasformazioni.

Il progressivo restringimento del centro abitato durante il periodo alto medievale, ha isolato la struttura termale e le cisterne, obliterando ricordo e testimonianza storica del monumento, il cui sito torna a  essere frequentato solo secoli più tardi, come testimonia il ritrovamento di un tesoretto monetale del XIV-XVI secolo d.C.  Una suggestiva teoria, legata anche a ritrovamenti archeologici del periodo tardo antico, vorrebbe che gli ambienti centrali delle cisterne siano stati utilizzati come prima domus ecclesiae cristiana della città!

Sul piano superiore, come indicato, si trova l’imponente complesso delle cisterne che misura 60 metri  x 14 metri, caratterizzato sul fronte esterno da nove grandi nicchie in laterizio, forse originariamente rivestite con stucchi e marmi. All’interno è articolato in altrettante camere costruite in serie contro terra e absidate, per contenere a monte la spinta del terreno e a valle la pressione dell’acqua.

Tali ambienti, con pareti e pavimento in intonaco impermeabile (opus signinum), sono coperti con volte a botte in calcestruzzo (opus caementicium) e comunicano tra di loro attraverso aperture ad arco. Il complesso, la cui capacita di invaso e stata valutata in 3556 metri cubi d’acqua, era alimentato dalle acque pluviali che, raccolte nel bacino di scolo naturale lungo il pendio della collina, filtravano dal terrazzo di copertura pavimentato in mattoni disposti a spina di pesce (opus spicatum).

Un ulteriore apporto idrico era fornito dal cunicolo della vicina Fonte Grande, situato immediatamente sopra il complesso. L’acqua raccolta nelle cisterne veniva quindi convogliata negli ambienti termali mediante canalizzazioni sotterranee realizzate con tubi in terracotta.

 

Daniele Mancini

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