L’ARCHITETTURA E LE DECORAZIONI DELLE TOMBE DELLA VALLE DEI RE – seconda parte

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Nella prima parte abbiamo scoperto come l’egittologa americana contemporanea Elizabeth Thomas studiò le componenti delle tombe reali del Nuovo Regno e assegnò loro designazioni in lettere a seconda della funzione per la quale erano state concepite[8]. Nell’immagine di copertina, sopra, ostrakon rinvenuto nella tomba di Ramses VI (KV 9) con la pianta della tomba di Ramses IX (KV 6)

Tomba KV 8, con indicazione dei vari ambienti

Di seguito  vediamo la  puntuale interpretazione della Thomas:

  • A: ingresso della tomba, detto “passaggio del Cammino di Shu“, dio dell’aria; prima del regno di Thutmosis IV l’ingresso era completamente privo di copertura, mentre in seguito era aperto solo parzialmente.
  • B: primo corridoio, detto “passaggio di Ra” in riferimento al fatto che in alcune tombe la sua posizione, a seconda dell’orientamento, dell’inclinazione e della planimetria del sepolcro stesso, era la più distante che la luce solare poteva raggiungere. Su queste pareti erano spesso incise le Litanie di Ra.
  • C: inizialmente una camera accessibile mediante una rampa, più tardi mediante una scala con nicchie, quindi un corridoio, quest’ultimo (o le nicchie ricavate nelle pareti) chiamato “Sala in cui Esse Riposano“, dove “esse” indica i piccoli simulacri delle trentasette divinità menzionate nelle Litanie di Ra.
  • D: un corridoio il cui antico nome può semplicemente essere stato “Secondo Passaggio“, e/o “Terzo Passaggio“.
  • E: un profondo pozzo, chiamato “Sala dell’Intralcio” che un tempo si riteneva impedisse che l’acqua d’inondazione entrasse nella tomba o che ostacolasse i profanatori di tombe. Nel 1817 Giovanni Belzoni trovò il corridoio oltre la parete posteriore del pozzo nella tomba KV 17, il sepolcro di Seti I, bloccato e dipinto. Egli scoprì anche che gli antichi profanatori si erano serviti di funi per scendere nel pozzo e per risalire l’altro lato: i predoni perforarono il blocco, quindi proseguirono nella tomba. Se i pozzi erano concepiti come sistemi di sicurezza, sembra che abbiano regolarmente fallito nel compito! Molti pozzi presentano camere ricavate alla base delle pareti e gli egittologi moderni ritengono che i pozzi avessero, quindi, uno scopo religioso in qualità di luoghi di sepoltura del dio Osiride.
  • F: a questa sala colonnata ci si riferiva come “Sala del Carro“: avanzi di veicoli del genere sono stati rinvenuti nelle tombe di Thutmosis IV e di Amenhotep III così come in altri sepolcri, particolarmente nella tomba KV 62, sepoltura di Tutankhamon. Alcuni egittologi hanno argomentato che questa sala segnasse una transizione fra la sezione superiore della tomba, equiparata al Duat Superiore (una parte dell’Oltretomba), e la sezione inferiore, il Duat
  • G: le antiche denominazioni della camera in esame e delle due successive sono ignote. Le rispettive funzioni erano apparentemente semplici: fornire superfici murarie aggiuntive da decorare e corredare di testi e, forse, offrire spazio per immagazzinare gli articoli funerari.
  • H: in origine un pozzo gradinato; in seguito “H ” divenne un corridoio e nelle tombe KV 57, 8 e 11, una camera.
  • I: inizialmente una camera, fu trasformata in corridoio nelle tombe più tarde. Nel papiro planimetrico della tomba KV 2, conservato a Torino, è definita la “Rampa“.
  • J: nell’antichità la camera sepolcrale era chiamata “Sala del Riposo“, oppure “Dimora dell’Oro“, un chiaro riferimento al sarcofago e ai reliquiari che vi trovavano posto; un altro nome era “Camera Nascosta“. Nel corso del tempo la planimetria di questo ambiente mutò, assumendo varie conformazioni (a cartiglio, rettangolare, colonnata, coperta a volta e/o sviluppata su due livelli pavimentali). All’esterno della camera spesso erano situati quattro piccoli vani laterali (designati Jad), due dei quali svolgenti la funzione di magazzini per cibi e bevande e due destinati a contenere statuette e attrezzature liturgiche. Talvolta, come nel caso delle tombe di Amenhotep III, di Horemheb e di Seti I, questi vani potevano essere più di quattro.
  • K: l’  “Accesso all’interno della Dimora dell’Oro” detto anche “Secondo accesso oltre la Dimora dell’Oro“; è presente in alcune tombe, prima in forma di corridoio, poi di camera.
  • L: questa sala di designazione ignota, in origine era un corridoio e in seguito divenne una camera; nelle tombe KV non la si ritrova spesso[10].

L’assialità delle tombe KV cambiò spesso nel corso del Nuovo Regno: quelle della XVIII Dinastia spesso presentavano una pianta a “L” (tipo 1) con una o due diversioni ad angolo retto dirette a sinistra e abitualmente erano scavate alla base di ripide pareti rocciose (vedi tomba di Amenhotep III, variante tipo 1). Le camere sepolcrali relative erano rettangolari o “a cartiglio” con quattro piccole stanze laterali per immagazzinare vivande e attrezzature funerarie[11].

Un altro genere di pianta (tipo 2, vedi tomba di Merenptah) presenta invece una diversione ortogonale diretta a destra e, per la prima volta, comprende la camera E. Queste tombe risalgono sia alla XVIII che alla XIX Dinastia. Dall’epoca tarda della XVIII Dinastia e nel corso della seguente, comparve un’ulteriore planimetria (vedi tomba di Ramses IV). Questi sepolcri  (tipo 3) hanno asse rettilineo e sono bruscamente declinanti verso il basso dagli ingressi. In genere sono più grandi delle tombe precedenti.

Il quarto genere di planimetria (tipo 4) è simile al tipo 3 ma l’asse presenta una curva a gomito a circa metà distanza tra l’ingresso e la camera sepolcrale. Queste ultime tombe sono relative alla XIX e XX Dinastia. Nel volgere di quest’ultima si verificarono altri mutamenti nelle tombe del tipo 3 e 4: i corridoi in ripido declivio vennero abbandonati a favore di anditi pressoché orizzontali; i corridoi si fecero più ampi e i soffitti più alti.

Nella Valle dei Re si trovano almeno 30 tombe che non appartengono a sovrani. Per la maggior parte sono di piccole dimensioni e spesso sono incompiute e prive di decorazione. Uno di questi sepolcri non ha paragoni: si tratta della tomba KV 5, quella dei “cosiddetti” figli di Ramses II[12].

 

Daniele Mancini

Note e approfondimento bibliografico:

[10] THOMAS, E., The Royal Necropoleis of Thebes, PRINCETON, 1966, pp. 77-99

[11] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, p. 121

[12] WEEKS, 2001, p. 123

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