L’ARCHITETTURA E LE DECORAZIONI DELLE TOMBE DELLA VALLE DEI RE – prima parte

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La Valle dei Re nel 1910

L’architettura e le decorazioni delle tombe reali nella Valle dei Re a Tebe servivano ad accrescere la loro identificazione quali porte (passaggi) per consentire al sovrano di percorrere il cammino verso l’eternità. Venivano costruite con una serie di gallerie e di camere, quasi come mappe terrestri per l’Aldilà, attraverso cui il re avrebbe viaggiato ogni notte per rinascere il mattino seguente. Le scene e i testi sulle pareti erano una sorta di guida per il viaggio[1].

La scelta di un sito nella valle per la realizzazione di una tomba reale spettava al visir e ai più importanti architetti del Paese e più tardi veniva confermata dal sovrano; il posizionamento della tomba era deciso in base alle caratteristiche geologiche del terreno, anche se molti egittologi ritengono che a definire le piante delle tombe, fornendo agli architetti e agli artigiani le istruzioni da seguire, fossero i sacerdoti che avevano la facoltà di decidere se omettere o aggiungere camere, variare l’asse e apportare altre modifiche secondo la credenza religiosa preminente, la geografia e la geologia del sito prescelto.

Erik Hornung, uno dei maggiori studiosi della Valle dei Re e tra i massimi esperti delle scene e dei testi che decorano le pareti delle tombe, ha definito alcuni cambiamenti osservabili tra un regno e l’altro come “estensione di ciò che esiste”. Secondo tale concetto, il ruolo del re era quello di ristabilire il mondo quale si trovava al momento della creazione, ma anche quello di superare i propri predecessori, per compiere qualcosa di più grande, di più elaborato o di più perfetto di quanto fosse avvenuto prima[2].

Sezione della tomba KW 17 di Sethi I con la suddivisione dei vari ambienti e l’indicazione dei libri sacri rappresentati sulle pareti

Dal punto di vista architettonico, ogni area della tomba possedeva uno scopo specifico e ogni particolare della disposizione e della decorazione era progettato con attenzione. Il lavoro di ricostruzione e interpretazione di tali significati, attraverso lo studio delle scene e dei testi sulle pareti, è una scienza relativamente nuova. Il primo grande studioso ad affrontare tali problemi fu Alexandre Piankoff, a cui si è ispirato Erik Hornung. Attivo in questo campo è anche Friedrich Abitz. Gli egittologi Elizabeth Thomas e John Romer hanno condotto rilevanti studi sull’architettura, nonché l’archeologo Kent Weeks [3].

Anche se nella Valle dei Re non esistono due tombe reali perfettamente uguali, quasi sempre furono seguiti gli stessi concetti base: scavate nella roccia, in ciascuna si penetra tramite una o più scalinate e/o corridoi discendenti che conducono a una serie di corridoi e camere supplementari, il percorso ideale si svolgeva simbolicamente da oriente, la direzione del sole nascente, a occidente, il regno del sole al tramonto. L’asse del sepolcro varia in direzione angolare da 68 a 357 gradi, al fine di collocare correttamente le decorazioni sulle pareti[4]. Le pareti della tomba — dapprima soltanto nella camera funeraria, e più tardi in tutti i corridoi e le camere – erano decorate con scene e testi ricavati da un gruppo ben definito di composizioni religiose: i Libri dell’Aldilà, la Litania di Ra e in seguito i Libri del Cielo.

In alto, sei forme del dio sole tratte dalla Grande Litania; sotto, un vasto testo che contiene una forma ridotta del Libro dell’Amduat

Gli studiosi hanno tracciato la storia dell’architettura delle tombe individuando alcune fasi principali determinate da cambiamenti di base avvenuti nella disposizione e nella decorazione dei sepolcri reali[5].

Sul finire del Medio Regno la Valle dei Re era colma di tombe e i siti disponibili per scavare nuovi sepolcri erano sempre più scarsi. Tale “affollamento” creava alcune difficoltà: sembra infatti improbabile che gli antichi architetti si valessero di una planimetria generale della valle in cui fosse illustrata la collocazione delle tombe, poiché conosciamo tre esempi nei quali gli operai intenti allo scavo di una nuova tomba si imbatterono in un altro sepolcro. Quando si verificava una situazione di questo tipo, si può presumere che agli operai si presentassero tre scelte: cambiare immediatamente l’asse della nuova tomba e divergere dalla vecchia, oppure abbandonare il lavoro iniziato e scavare altrove, o infine incorporare una parte del sepolcro preesistente in quello nuovo.

Una volta scelto un sito si celebravano i riti necessari a consacrarlo: comprendevano, tra l’altro, lo scavo di piccoli pozzi, in genere quattro o cinque, al cui interno venivano collocati attrezzi da costruzione in miniatura, vasi in argilla e in pietra, simboli religiosi e vari alimenti. Noti come “depositi di fondazione“, questi pozzi sono stati rinvenuti in associazione con nove delle tombe della valle, benché alcuni studiosi siano dell’avviso che tutte le tombe reali ne fossero dotate[6].

Siamo ben informati, inoltre, circa il modo in cui le tombe della Valle dei Re venivano scavate e decorate anche grazie alle migliaia di reperti e di epigrafi rinvenute nel villaggio di Deir el-Medina, situato circa un chilometro a sud della valle, che durante il Medio Regno svolgeva la funzione di luogo di residenza e di sepoltura degli artigiani e degli artisti che scavarono e decorarono le tombe[7].

Durante il Nuovo Regno la pianta delle tombe reali della Valle dei Re cambiò continuamente; in alcuni casi le dimensioni e la pianta possono essere state dettate dalla mancanza di tempo o di risorse, ma molti egittologi sospettano che alcuni cambiamenti nel progetto delle tombe fossero il frutto di discussioni teologiche sulle quali erano fondate le correlazioni fra architettura, decorazione e credenze religiose.

La planimetria di una tomba reale poteva essere vista come una mappa stradale che indicava la via da questa vita alla prossima, e i testi e le figurazioni come una guida per il viaggio: quando i sacerdoti decidevano che la strada o le sue caratteristiche cambiavano, allo stesso modo avrebbero dovuto cambiare la pianta della tomba e la sua decorazione.

L’egittologa americana contemporanea Elizabeth Thomas studiò le componenti delle tombe reali del Nuovo Regno e assegnò loro designazioni in lettere a seconda della funzione per la quale erano state concepite[8]. Non tutte le tombe reali possiedono le camere designate e alcune ne hanno più di una; indica questi ambienti e annota come alcuni di essi cambiarono nel corso del tempo e, inoltre, non esiste una relazione tra le dimensioni di una tomba reale e la durata del regno del sovrano per il quale il sepolcro era stato scavato. Ove noto, il nome antico di ogni sala è espresso, ma occorre far presente che tali nomi sono tratti da testi di età ramesside e che nelle epoche più antiche possono essere stati differenti.

— CONTINUA —

 

Daniele Mancini

Note e approfondimento bibliografico:

[1] REEVES, N., WILKINSON, R.H., The Complete Valley of the Kings, LONDRA, 1996, pp. 25-27

[2] THOMAS, E., The Royal Necropoleis of Thebes, PRINCETON, 1966, pp. 38-47

[3] HAWASS, Z., LeTombe Reali di Tebe, NOVARA, 2006, p. 37

[4] WEEKS, 2001, p. 113

[5] HAWASS, 2006, p. 38

[6] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, p. 115-116

[7] REEVES-WILKINSON, 1996, pp. 28-29

[8] THOMAS 1966, p.49

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