L’ALDILA’ NELLE ANTICHE TOMBE REALI EGIZIE – ultima parte

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Concludo, finalmente, la disamina “sull’altro mondo” visto dagli antichi egizi nelle loro tombe reali. Per la quinta e le altre parti, clicca qui.

Buona lettura.


Più esauriente è il Libro della Notte che articola di nuovo il viaggio del sole in ore notturne e separa l’uno dall’altro gli ambiti orari con porte (sotto forma di righe verticali di scrittura). Lo si trova nella tomba di Ramses IV assieme al Libro di Nut, però solo in parte (fino alla quarta ora), e ci è stato trasmesso integralmente solo nella tomba di Ramses VI, dove è presente addirittura in due versioni. La dea del cielo ingoia il sole la sera a occidente e lo partorisce ogni mattina di nuovo a oriente, nel ringiovanito aspetto dello scarabeo o in quello di un fanciullo.

Il re è qui coinvolto della rappresentazione e da una mano a quelli che tirano la barca del sole. A titolo aggiuntivo, nelle tombe di Ramses VI e Ramses IX, compare anche il Libro del Giorno che di solito manca nella Valle dei Re, poiché riguarda il viaggio diurno del sole, il dio Sole compare qui nell’aspetto con la testa di falco e non come ariete: anche questo viaggio si compie comunque, come quello notturno, in uno spazio dell’aldilà[1].

Nefertari e Thoth. La formula 94 de] Libro dei Morti assicura che i defunti conosceranno i misteri di Thoth nella vita dell’Aldilà. Qui Nefertari è dipinta con il dio a testa di ibis patrono degli scribi, munito di un corredo di scrittura posto su un trespolo, insieme a una rana che rappresenta l’eternità.

Dai testi delle piramidi dell’Antico Regno e dai testi dei sarcofaghi del Medio Regno scaturì, nel corso della XVII dinastia, il Libro dei Morti i cui brani furono scritti in assortimenti sempre nuovi su rotoli di papiro, ma anche su sarcofaghi e altri oggetti dell’arredo tombale. Durante la XVII dinastia i corpi dei membri delle casa reale furono spesso avvolti in sudari coperti di scritti tratti dal Libro dei Morti.

Anche per Thutmosis III, il figlio Amenothep II fece preparare uno di questi sudari sul quale compaiono, assieme alla Litania del Sole, anche brani del Libro dei Morti. Inizialmente solo pochi di questi brani furono corredati di un’illustrazione che riassumeva in una sola immagine il contenuto o l’intento del brano; nell’evoluzione successiva il numero dei brani corredati di vignetta crebbe man mano.

I brani in sé illustrano forme di aiuto pratico e di sostegno magico per l’aldilà: soprattutto in materia di sostentamento e di protezione dai pericoli. Solo raramente forniscono quelle descrizioni delle regioni dell’aldilà alle quali mirano invece i libri sul mondo degli inferi[2].

Nella tomba di Tutankhamon si sono trovati numerosi brani tratti dal Libro dei Morti, soprattutto sugli involucri dorati che avvolgevano il sarcofago, ma anche su molte parti del corredo sepolcrale. Il suo successore Ay riprese due brani sulla parete occidentale della sua camera del sarcofago, compreso il brano 130 che, con le due barche solari, è tematicamente affine ai libri sul mondo degli inferi. In aggiunta troviamo un breve frammento dal brano 144, che serve all’ingresso nel regno dei morti e al superamento delle sue porte e dei relativi guardiani.

Nelle decorazioni delle pareti, notevolmente estese dopo Seti I, sono ripresi alla fine del secondo corridoio alcuni motivi dal brano 151 che si occupa di imbalsamazione e sepoltura: in particolare lo sciacallo Anubi accosciato, le dee Iside e Nefti inginocchiate (accanto al feretro), e i figli di Horus. Anubi quale imbalsamatore accanto alla bara di Osiride compare però solo nella tomba di Siptah e di Tausret.

Ad eccezione di questi casi, il Libro dei Morti trova solo con Ramses II accesso alle pareti delle tombe reali. È scelto per questo scopo il vestibolo, subito prima della camera del sarcofago. Il primo, importante brano è quello del tribunale dei morti (125), che vede Ramses II addirittura ancora con l’immagine della bilancia, mentre nelle tombe successive com­pare solo il testo, soprattutto la parte relativa all’appello rivolto ai giudici dei morti con la «confessione negativa» del defunto, un rituale di ripudio dei peccati.

Nella tomba di Ramses III la parte figurativa dei brani 110 e 148 compare due volte. Inoltre questo re usò entrambi i motivi anche nel suo tempio funebre di Medinet Habu: cosi facendo pose un forte accento sul problema del sostentamento materiale nell’aldilà, del quale entrambi i brani si occupano.

Ramses IV adornò poi l’intero vestibolo del suo sepolcro con brani del Libro dei Morti, dando rilievo centrale al giudizio dei morti, integrato con i brani 123-24 e 127 che riprende, quest’ultimo, estratti dalla Litania di Ra. Nella Tomba di Ramses VI si aggiungono anche il brano 126 con i due «laghi di fuoco» sorvegliati dai babbuini e il brano 100 che funge da corredo alla discesa negli inferi sulla barca solare[3].

Il taglio rituale della zampa anteriore di un bue sacrificale costituiva una parte essenziale della cerimonia funeraria. Era necessario per l’Apertura della Bocca, cerimonia che avrebbe permesso alla mummia e ad altre immagini del defunto di essere vitali nell’Aldilà.

La mummia, capolavoro degli imbalsamatori, era un’immagine compiuta del morto, che conservava il suo aspetto esteriore per l’eternità dell’esistenza nell’aldilà. Per vivificarla, avveniva il rito dell’«apertura della bocca», che era stato in origine un antico rituale per dar vita alla statua funebre e che fu in seguito utilizzato anche per altri oggetti, templi interi compresi.

Modernamente si sono attribuite a questo rito 75 scene, tuttavia non c’è fonte che lo abbia conservato per intero. In Rechmire, successore di Useramun quale visir di Thutmosis III, comprende 53 scene, in Seti I sono 48. Con questo sovrano il rito è ripreso nella tomba reale e orna i due corridoi della parte inferiore della tomba; in Tausret è offerta una redazione in buono stato, sia pure abbreviata[4].

Luogo dell’avvenimento è la «casa d’oro», gli esecutori sono il sacerdote Sem nel ruolo del figlio fedele, il «sacerdote lettore» e altri sacerdoti e artigiani. I gesti sono rivolti, nelle tombe dei re come in quelle dei funzionari, verso una statua del titolare della tomba che è poggiata su una base di sabbia.

Scene di macellazione (di toro, capra e oca) precedono la vera e propria apertura della bocca della statua pronta: apertura alla quale si procede non solo mediante il dito mignolo e ad alcuni strumenti, ma anche con la coscia del toro staccata dalla carcassa. Oltre che la bocca sono aperti gli occhi, perché il rito mira a produrre la piena funzionalità di tutti gli organi di senso.

Infine la statua, completa ed efficiente, è anche rivestita, unta e truccata, nonché corredata degli attributi del potere reale (scettro e clava). Una litania sacrificale mira a far si che sia costantemente sostentata e provvista di ciò che le occorre[5].

 

Daniele Mancini

Note e bibliografia:

[1] HORNUNG, E., La Valle dei Re, MONACO, 2002, pp. 100-101

[2] HORNUNG, E., Altagyptysche Jenseitsbucher, DARMSDTADT, 1997, pp. 125-132

[3] HORNUNG, 2002, p. 102

[4] HORNUNG, 1997, pp. 135-141

[5] HORNUNG, 2002, pp. 103-104

 

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