L’ALDILÀ NELLE ANTICHE TOMBE REALI EGIZIE – terza parte

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Prosegue la disamina delle decorazioni delle tombe reali nella Valle dei Re, costruite per custodire il corpo del Faraone ma destinate a condurlo a rinascere in una nuova vita.

Buona lettura.


Nella tomba di Thutmosis III e in quella del suo visir Useramun si trova, in aggiunta all’Amduat, un’altra composizione che ha l’antica intitolazione egizia de Libro dell’adorazione di Ra nell’occidente, ma che è modernamente nota come la Litania del Sole.

Il testo completo del Libro, senza illustrazioni, è riportato sul sudario in cui Amenhotep II fece avvolgere la mummia del padre. Dopo quest’episodio, la Litania sparisce per diverse generazioni, per essere di nuovo scelta soltanto da Seti I e ornerà, da quel momento, i due primi corridoi delle tombe reali ramessidi. Ottiene in tal modo una collocazione di molto riguardo nella tomba reale e non senza motivo[1].

Il suo tema è la diretta equiparazione del faraone defunto con il dio sole Ra, con la sua anima ba e con il quotidiano corso del sole. «La mia nascita è la nascita di Ra in occidente»: cosi il re formula la sua speranza di essere coinvolto nel quotidiano corso del sole e di essere con esso rigenerato.

La Litania sui pilastri della camera sepolcrale di Tuthmosis III. Qui sono visibili quattordici delle settantacinque forme e nomi del dio sole

La «grande» Litania ha all’inizio con 75 invocazioni del dio che cominciano tutte con la frase «Lode sia a te, Ra, dall’alto potere». Ogni invocazione è illustrata dalla figura di una divinità, e alla conclusione vi si aggiunge, come settantaseiesima figura, rappresentata come testa d’ariete nel rosso disco solare, l’anima ba di Ra.

Thutmosis III fece apportare queste figure separatamente su entrambi i pilastri della sua camera del sarcofago, unitamente a un breve brano del testo. Il suo visir Useramun divide invece le figure su due pareti e le arricchisce di raffigurazioni di se stesso e dei suoi famigliari, elevando in tal modo loro e se stesso al rango di divinità[2] Analoghi ampliamenti delle file di immagini si verificano anche in seguito, fino ai sarcofaghi e ai papiri della XXI dinastia, quando le figure aggiunte, considerate divinità protettrici del defunto, sono diventate da tempo oggetto di un culto[3].

La maggior parte delle figure hanno aspetto di mummia, solo poche quello d’animale: dell’ariete e dello scarabeo in quanto principali raffigurazioni del dio Sole, ma anche del «grande gatto» che ne impersona l’aspetto punitivo, nonché dell’«occhio divino». Da Seti I in poi è aggiunto anche una specie di titolo illustrato che mostra il dio dalla testa di ariete e lo scarabeo in un grande disco solare, accompagnati da coccodrillo, serpente e gazzella che, in quanto esseri ostili, si allontanano dal sole.

Il Libro dell’adorazione di Ra nell’occidente non è accostabile formalmente, ma solo tematicamente, ai libri del mondo degli inferi. Anche qui ci si occupa del viaggio notturno del dio Sole in quanto modello di quotidiana rigenerazione e, inoltre, della descrizione e della esaltazione della divinità che scende di notte negli inferi per destare i defunti a nuova vita, provvedere al sostentamento dei beati e punire i dannati[4].

Diversamente dai libri sul mondo degli inferi, che consistono di dialoghi del dio Sole con gli abitanti dell’aldilà, nei testi della Litania è il defunto che parla, similmente a come avviene nel Libro dei Morti. Sottolinea di voler seguire la retta strada, le «vie dell’occidente» ed esprime ripetutamente la speranza di essere salvato dai pericoli che lungo il tragitto incombono su di lui.

Raffigurazione connessa alle Litanie. Nel disco solare è scolpito il dio sole in duplice aspetto: all’alba come scarabeo Khepri e di notte come Ra a testa di ariete.

I nomi e le figure che illustrano le vie dell’occidente fanno riferimento ai più importanti aspetti e alle più importanti funzioni del dio Sole nel mondo degli inferi. Cosi compaiono il suo aspetto mattutino Chepri, l’aspetto serale Atum, l’anima ba di Ra, le immagini che lo ritraggono nelle forme di ariete, gatto e fanciullo, «occhio divino» e disco solare e, in più, la figura d’accompagnamento costituita dal babbuino.

Assieme ad Atum figurano anche gli altri dei e le dee della «nonità», e cioè dell’enneade, con il pericoloso Seth sostituito da Horus. Degli altri dei sono inoltre presenti Nun e Tatenen, dunque le profondità dell’acqua e della terra[5]. Osiride compare fra le figure solo: due denominazioni rimandano a quell’«unificazione» delle due divinità Ra e Osiride che costituisce il tema centrale dell’intera Litania.

Il dio Sole che scende nel mondo degli inferi vi incontra Osiride quale sovrano di quel mondo e dei morti. Entrambi divengono provvisoriamente l’«unito», un’unica divinità che «parla con una sola bocca» come sottolineano i testi[6].

Nel testo, Osiride compare però anche autonomamente, accoglie Ra e gli porge la mano. Il suo luogo è talmente segreto che solo il defunto provvisto di tutto il sapere lo riconosce. Quanto al resto, alcuni nomi sottolineano lo stretto collegamento del dio Sole con l’infero mondo dei morti; cosi è menzionato come «quello del mondo degli inferi», «quello della cripta», «quegli che dispone della sua cripta», «quegli che rinnova la terra» e addirittura e direttamente come «l’occidente».

Altre denominazioni lo connotano come colui che percorre questa sfera, come il «peregrino» e, nel testo finale della grande litania, addirittura come un «uccello migratore» che regolarmente scompare e ricompare. Come cadavere è «colui nel sarcofago», e come anima ba si unifica con il suo corpo nascosto. La denominazione «il piangente» rimanda a un diffuso motivo popolare secondo cui gli uomini scaturirono a suo tempo dalle lacrime del dio creatore, ovvero dall’offuscamento del suo occhio[7].

Si accenna anche, ripetutamente, alla sua funzione punitrice dei morti abietti; egli è «colui che incatena», «quello del calderone» e, più in generale, «colui che distrugge i suoi nemici» e «colui che ha dispo­sto che vi sia fuoco nel luogo della distruzione». Come rileva il titolo del libro, il testo mira a far trionfare il dio Sole contro i suoi nemici «nell’occidente», cioè nel regno dei morti. A questa funzione si conforma l’immagine del titolo che prospetta la cacciata di questi nemici in aspetto d’animali.

Alla prima, «grande» litania ne seguono altre otto, nonché diversi testi intermedi, anch’essi con l’identificazione del defunto faraone con il dio Sole, ma anche con l’acqua primordiale Nun e quindi con il mondo prima della creazione dal quale scaturì, a suo tempo, anche il sole[8].

 

Daniele Mancini

Note e bibliografia:

[1] HORNUNG, E., Altagyptysche Jenseitsbucher, DARMSDTADT, 1997, pp. 58-62

[2] HAWASS, Z., LeTombe Reali di Tebe, NOVARA, 2006, p. 202

[3] HORNUNG, E., La Valle dei Re, MONACO, 2002, p. 87

[4] HAWASS, 2006, p. 203

[5] HORNUNG, 1997, pp. 65-72

[6] HORNUNG, 2002, pp. 88-89

[7] HORNUNG, 1997, pp. 78-81

[8] HORNUNG, 2002, pp. 90-91

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