L’ALDILA’ NELLE ANTICHE TOMBE REALI EGIZIE – prima parte

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Le tombe degli antichi egizi hanno rivestito un grande fascino anche per la presenza di rappresentazioni artistiche di straordinario interesse e bellezza. Tra queste spiccano i grandi Libri dell’Aldilà che illustrano la terra del trapasso sia in parole che in immagini, intrecciate tra loro: a beneficiarne, in special modo sono le pareti delle tombe reali del Nuovo Regno, quelle della Valle dei Re.

I ora

Il più antico dei libri sugli inferi è definito in egizio «La scrittura dello spazio occulto» ed è un trattato sull’aldilà. Amduat («ciò che c’è nel mondo degli inferi») è in realtà una definizione collettiva per tutti i libri di questa specie. Un’ampia introduzione rileva il sapere che si vuol trasmettere con la scrittura, ma fornisce anche una visione d’insieme del contenuto del libro[1].

Il libro descrive con parole e immagini il viaggio del dio Sole nel corso delle dodici ore della notte, dal tramonto fino all’alba. Ogni sezione oraria comincia con una breve introduzione espressa in righe verticali che menziona il nome della regione dell’aldilà, della sua porta e il nome dell’ora notturna; seguono tre registri di cui quello mediano è costantemente riservato alla barca del dio Sole e al suo seguito.

Come nella realtà terrena della valle del Nilo, occorre anche nell’aldilà un’imbarcazione per muoversi. Dell’equipaggio fisso della barca del Sole fanno parte, fra gli altri, l’«apri-strade» Upuaut, le forze creatrici Sia («discernimento») e Hu («enunciazione»), la dea Hathor quale «signora della barca», la divinità dell’ora (che cambia dall’una all’altra) e Horus, nella sua qualità di pilota e «dirigente della barca»; in totale le divinità sono nove, un numero complesso (tre per tre) importante per gli egizi e che ricompare spesso nei successivi raggruppamenti di dei. Il dio Sole dalla testa d’ariete, racchiuso in una sorta di edicola, è definito «carne» per connotare l’aspetto notturno del suo corpo[2].

Al centro degli avvenimenti sono per un verso le azioni e le parole del dio, per l’altro la descrizione degli esseri allineati lungo le sponde del fiume dell’aldilà e delle loro funzioni. L’Amduat è il primo trattato religioso che si propone di coinvolgere sistematicamente il re nel corso quotidiano del sole. Osiride è di continuo nominato e ripetutamente ritratto, tuttavia rimane del tutto passivo e non parla mai nell’intero Amduat. Ai re defunti ci si riferisce direttamente solo nella sesta ora, nel momento della decisiva unificazione del ba del Sole con il suo cadavere, a metà del viaggio notturno[3].

L’Amduat compare per la prima volta nella KV 20, la tomba di Hatshepsut/Tuthmosis I, dove sono stati rinvenuti quindici lastroni di calcare con illustrazioni e testi in colore rosso e nero tratti da questo libro, chiaramente destinati alle pareti della camera sepolcrale. Frammenti di scene e testi dell’Amduat sono stati trovati anche nella KV 38, la tomba di Tuthmosis I scavata da Tuthmosis III e ora conservata nei magazzini del Museo Egizio del Cairo[4].

Il Libro dell’Amduat può essere osservato nella sua stesura più integrale nelle camere funerarie di Tuthmosi III e Amenhotep II. La composizione è divisa in dodici ore, occupando ognuna una sezione della parete. È interessante notare che nella tomba di Tuthmosi III le ore non sono organizzate in sequenza cronologica, bensì secondo i punti cardinali indicati nei testi stessi, mentre in quella di Amenhotep II sono in ordine sequenziale.

II ora

Anche la camera sepolcrale di Amenhotep III è decorata con una versione completa dell’Amduat, che invece non figura nei regnanti del periodo dell’Amarna, sebbene la prima ora, in forma abbreviata, sia presente nelle camere funerarie di Tutankhamon e Ay. Scene di altre due ore sono raffigurate sui santuari dorati che circondano il sarcofago di Tutankhamon.

Nelle camere sepolcrali delle tombe di Horemheb e di Ramses I, l’Amduat è sostituito con il Libro delle Porte; è probabile che fosse rappresentato sulle pareti dei santuari di questi re, ma che non si sia conservato. Varie ore compaiono di nuovo dalla tomba di Seti I in avanti, più spesso nella camera del sarcofago e nel secondo e terzo corridoio[5].

Nelle prime cinque ore il dio e il suo seguito discendono sempre più nelle profondità nella terra e, attraversando i vari paesaggi di questo regno, incontrano abitanti della Duat amichevoli e ostili. Nella sesta ora i viaggiatori raggiungono la parte più oscura e profonda dell Aldilà, dove il dio sole si unisce a Osiride e riceve l’energia e la potenza magica richieste per risorgere.

L’ora successiva è il momento di maggior pericolo, quando il serpente Apopi, che cerca di inghiottire il sole, attacca ed è sconfitto. Durante il resto della notte, la barca solare viaggia percorrendo un lungo arco ascendente, fino a raggiungere l’orizzonte orientale alla fine della dodicesima ora. Allora il sole rinasce sotto forma di scarabeo e comincia il suo tragitto diurno attraverso il cielo; contemporaneamente il re defunto risorge ed entra nella vita eterna[6].

Per interpretare le immagini illustrate sulle pareti delle tombe reali è importante comprendere la “prospettiva ” egizia, che, a differenza di quella occidentale, non tenta di rappresentare il mondo come è visto dagli occhi dell’osservatore. Il suo scopo primario è quello di trasferire il maggior numero di informazioni possibile. Per fare ciò fu adottato un certo numero di convenzioni.

III ora

Le figure umane, ad esempio, sono rese generalmente in una combinazione di profilo e di viste frontali, in modo che siano ben evidenti le caratteristiche più salienti. I contenitori, come i cofanetti, sono rappresentati con il loro contenuto, non visibile nella realtà all’osservatore, posto al di sopra. Inoltre, i registri devono essere immaginati come se fossero uno di fianco all’altro e appiattiti sulla parete. In una decorazione su tre registri, quello superiore è il più lontano e quello inferiore, il più vicino. Nelle prime ore dell’Amduat, ad esempio, le fasce di colore rosa a chiazze nere che si vedono in alto e nella parte inferiore, che raffigurano il deserto, si devono immaginare come ai lati del fiume che sta al centro, proprio come nel reale paesaggio dell’Egitto[7].

La prima ora, detta anche “L’inizio del corno occidentale, i lontani confini della fitta oscurità “, illustra il passaggio del dio sole attraverso una zona di transizione, la Valle dei Re, e si conclude con il suo arrivo nella Duat propriamente detta. Durante questa ora, il dio percorre 120 itera[8]. La barca notturna (mesketet) viaggia accanto a una seconda imbarcazione, la barca diurna (mandjet), in cui il sole appare nella sua forma mattutina quale scarabeo Khepri. Entrambe le barche sono precedute da vari abitanti dell’Aldilà che liberano la strada al dio. Nei registri superiore e inferiore esseri divini giubilano alla partenza del viaggio verso la rinascita[9].

Durante la seconda ora la barca solare, in compagnia di una piccola flotta di imbarcazioni al seguito, percorre 309 itera attraverso il paesaggio acquatico noto come Urnes. Questa zona è molto fertile ed è simile ai Campi dei Beati descritti nel Libro dei Morti, testo funerario usato per lo più dalle classi elitarie. La seconda ora è dominata dai seguaci di Osiride: i registri superiore e inferiore, in particolare, sono fitti di divinità collegate a questo dio, capeggiate dai coltivatori di Urnes, responsabili della stabilità e della sicurezza della terra e ricompensati delle loro azioni con campi da coltivare.

II paesaggio acquatico prosegue per altre 309 itera, ma in questo caso il fiume è denominato “acque di Osiride”. Compaiono divinità che accompagnano e proteggono Osiride, molte delle quali armate di coltelli per tenere a bada i nemici.

Nel testo relativo alla terza ora, Ra è posizionato di fronte ad Osiride e gli parla direttamente. La barca solare è di nuovo scortata da altre imbarcazioni[10].

–CONTINUA–

 

Daniele Mancini

Note e bibliografia:

[1] HAWASS, Z., LeTombe Reali di Tebe, NOVARA, 2006, p. 98-101

[2] ABITZ, F., Konig und Gott. Die Gotterszenen in den agyptischen Konigsgrabern von Thutmosis IV bis Ramses III, WIESBADEN, 1984, pp. 82-86

[3] HORNUNG, E., La Valle dei Re, MONACO, 2002, pp. 72-73

[4] WEEKS, K. R., (a cura di), La Valle dei Re. Le Tombe e i Templi funerari di Tebe Ovest, VERCELLI, 2001, p. 136

[5] HAWASS, 2006, p. 102

[6] ABITZ, 1984, pp. 89-95

[7] HAWASS, 2006, p. 103

[8] Miglia egizie, pari a circa 1120 chilometri

[9] HORNUNG, E., Altagyptysche Jenseitsbucher, DARMSDTADT, 1997, pp. 32-35

[10] HORNUNG, 2002, pp. 74-76

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