LA VALLE DEI TEMPLI, AGRIGENTO

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Akragas, prego te o splendida la più bella tra le città dei mortali”.
Così Pindaro, poeta ellenico e più grande esponente della lirica corale arcaica, ha voluto definire l’antica Akragas più di duemilacinquecento anni fa.

La Valle dei Templi, nella sua terra di storia millenaria, ancora oggi pervasa  da un fascino immutato nel tempo, è quella meraviglia che l’UNESCO, nel 1997, ha dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità.

Impossibile rimanere indifferenti di fronte a un complesso archeologico di così rara bellezza e caratterizzato da uno straordinario stato di conservazione: La Valle dei Templi, nella quale nei secoli si svilupperà l’odierna Agrigento,  occupava il margine più a sud di un’antica città, Akragas

La chiamano così i greci, dal nome dell’omonimo fiume che bagnava questo splendido territorio. E’ stata fondata nel 581 a.C. Cristo da alcuni abitanti della polis Gela, originari  delle isole di Rodi e di Creta e la scelta del luogo non è certo casuale, situata proprio di fronte al mare, sulla rotta micenea verso il Nord Africa  e l’occidente.

Per i Rodii e i Cretesi rappresentava la possibilità concreta di non essere esclusi dai traffici mercantili in questa zona del Mediterraneo.

Una posizione geografica fortunata e l’entroterra fertile consente abbondante produzione di cereali, vino e olio d’oliva; mentre le colline circostanti permettono una florida pastorizia, rivelano tutta una serie di fattori  che consentivano a questa città uno straordinario sviluppo e a una inarrestabile crescita economica.

In meno di due secoli dalla fondazione, Akragas è diventata una delle città più popolate del mondo greco e uno dei centri nevralgici della cultura ellenica nel Mediterraneo.

Nel V secolo a.C.,  Akragas ha vissuto un periodo di grande splendore in cui le iniziative di carattere militare e sociale, interrotte dalla democrazia, hanno portato la città a un grande sviluppo. In questo contesto è stata definita la politica di monumentalizzazione della polis che ha visto la costruzione di edifici di cui molti dedicati ai culti  religiosi.

Su una collina nei pressi di Akragas, la più alta della valle,  dalla cultura è possibile osservare la polis in tutto il suo splendore e nel punto più alto di essa, viene edificato il Tempio di Hera Lacinia.

Completamente ricoperto di stucco bianco, con la parte alta delle colonne dipinta di blu e di rosso, la funzione principale del tempio è di carattere celebrativo: Hera era la protettrice della fertilità e della fecondazione e le cerimonie più frequenti al tempio erano le unioni matrimoniali,  eventi celebrati alla conclusione di un particolare rito.

Prima delle nozze gli sposi portavano in offerta alla dea un’agnella che veniva bagnata con acqua fredda;  se l’animale avesse tremato, il matrimonio avrebbe potuto non essere felice e quindi non sarebbe stato celebrato. Gli sposi, trascorso del tempo dopo le nozze, si recavano al tempio, non solo in segno di riconoscenza, ma anche per donare la cintura della sposa che nel periodo della gravidanza sarebbe diventata stretta.

Di tutti i templi presenti nella valle, il più antico è il Tempio di Eracle, il primo ad essere costruito alla fine del VI secolo a.C., edificato per volere del tiranno Terone.

Oggi come allora, il tempio è visibile da lontano e la sua vista procurava sicuramente un grande effetto: è stato edificato in onore di Eracle, uomo simbolo del coraggio e della bontà umana, apprezzato non solo in Sicilia ma in tutta la Magna Grecia e nel resto della penisola italica.

Akragas, oltre i  templi, aveva un cuore pulsante all’interno delle sue mura, l’agorà,  il centro economico della città, il luogo dove si intrecciavano le vite degli abitanti e si sviluppava una fiorente attività commerciale.

Qui aveva sede la maggior parte delle botteghe e, tra le varie presenti, una posizione di rilievo è riservata a quella della coroplastica, dove abili ceramisti producevano in serie statue votive e oggetti destinati a usi religiosi, sia nelle necropoli quanto nei templi.

L’agorà di Akragas non rappresentava solo il fulcro commerciale e ludico della polis, ma aveva un ruolo fondamentale anche dal punto di vista politico come ruolo della democrazia per antonomasia:  due zone della piazza sono destinate alla vita politica, il bouleuterion, dove vengono divulgate le leggi, e l’ekklesiasterion, l’edificio dove vengono discusse.

La partecipazione alla vita politica dei cittadini di Akragas era molto sentita e gli incontri arrivavano a contare fino a 4000 persone partecipanti!

La vita quotidiana era comunque permeata dal culto delle divinità e in questa città, come nel resto della Magna Grecia, era molto sentito e praticato. Diversi templi sono stati costruiti in onore delle divinità del culto greco e il tempio più grande della Valle è dedicato al Dio più importante, Zeus.

Il tempio in suo onore è stato costruito per ordine del tiranno Terone per ringraziare la divinità dopo la vittoria contro i  Cartaginesi a Himera nel 480 a.C. (leggi questo articolo). Il Tempio di Zeus si contraddistingue per la presenza dei telamoni,  statue giganti alte 8 metri che rappresentano Atlante che sostiene il mondo.

Il Tempio di Zeus ad Akragas è una delle più grandi costruzioni sacre mai costruite: inferiore solo all’Artemision di Efeso e al Didymaion di Mileto.

Un altro emblema della città di Agrigento è il Tempio dei Dioscuri  che sorge ad ovest lungo la valle ed è stato costruito negli ultimi decenni della democrazia di Akragas, attribuito ai due Argonauti che hanno partecipato alla ricerca del Vello d’oro, Castore e Polluce.

Anticamente, al posto di questo tempio, era situato un santuario dedicato a divinità ctonie associate a Dèmetra e Persefone. A testimonianza di questa ipotesi, infatti, nelle vicinanze del tempio, si trovano due altari che discostano dallo stile della Valle dei Templi:  il primo altare, di forma quadrata, probabilmente era riservato ai sacrifici alle divinità; un altro, di forma circolare, con pozzetto centrale, era utilizzato per il rito delle acque.

Il termine Dioscuri significa letteralmente “figli di Zeus” e si riferisce ai due fratelli gemelli nati dall’Unione del re dell’Olimpo e Leda,  moglie di Tindaro, re di Sparta.

Secondo la mitologia, Zeus, invaghitosi di Leda, si è trasformato in cigno e l’ha sedotta: dalla loro unione la donna ha partorito due uova dalle quali sono nati, da una parte, Polluce ed Elena,  la futura causa della Guerra di Troia, e dall’altra Castore e Clitennestra. Questi ultimi, però, sono stati generati dalla successiva unione di Leda con il proprio marito, Tindaro, per cui solo Polluce, a differenza del fratello, è divenuto immortale.

La democrazia ad Akragas  è durata pochi decenni lasciando, nel tempo, spazio a varie tirannie che si sono succedute nel controllo della polis, mantenendo la propria autonomia, seppur a fasi alterne, fino al 210 a.C. anno della definitiva conquista da parte dei Romani.

Il dominio romano ha trasformato la città  cambiandone i confini, spostando l’agglomerato urbano verso il centro della polis,  rivedendo antiche costruzioni e adattandole alle nuove funzionalità.

Anche i luoghi di culto, con l’arrivo della Cristianità, sono stati adattati al nuovo credo e, uno su tutti,  il tempio che ancora oggi possiamo ammirare in tutto il suo splendore grazie anche al riuso cristiano, è il Tempio della Concordia: possente, solitario, costruito su un alto promontorio nel 430 a.C., la sua posizione centrale  incornicia un paesaggio mozzafiato di colline,
un tempo attraversato dal corso del fiume Akragas, che si perdono sul mare.

A differenza degli altri templi, le fonti non tramandano a quale divinità fosse dedicato è l’attuale denominazione, Tempio della Concordia, deriva da un’iscrizione latina rinvenuta nei dintorni durante il XVI secolo, ma che non ha nessun tipo di legame con l’edificio.

Il tempio ha questa longevità, dunque, grazie alla trasformazione in chiesa cristiana nel VI secolo d.C., un periodo in cui la struttura è stata trasformata in una basilica dedicata a San Pietro e San Paolo.

La tradizione racconta che, in quel periodo, il vescovo Gregorio, insediatosi nel tempio,  ha consacrato ai due Santi l’edificio, schiacciando due demoni pagani che vi risiedevano.  Al di là del racconto, le varie attribuzioni del tempio presentano sempre una duplice dedica, ritenendo anche che il tempio fosse originariamente dedicato a Castore e Polluce.

I cambiamenti effettuati in epoca Cristiana sono visibili nelle 12 arcate ricavate nei muri della cella e nelle tombe scavate nel pavimento, confermando l’uso funerario della basilica nel primo periodo Cristiano.

Altre strutture, nella Valle dei Templi, sono state riconvertite come luoghi di sepoltura cristiana, come l’antica cinta muraria che, nel tratto compreso tra il Tempio di Hera Lacinia e il Tempio della Concordia, mostra numerose tombe ad arcosolio,  una particolare tipologia architettonica di sepoltura costituita da una tomba chiusa da lastre di marmo o in muratura.

Anche altre aree vennero adibite ad uso funerario, come ad esempio le cosiddette Grotte Fragapane, ubicate sulla via dei Templi:  sono uno dei più notevoli esempi catacombali della Sicilia, databili intorno al IV secolo d.C.

Un’altra zona trasformatasi  nel corso del tempo nella Valle dei Templi è quella che si sviluppa su una vasta area caratterizzata da un paesaggio mozzafiato:  i Giardini della Kolymbetra, l’antico bacino idrico della polis successivamente interrato e trasformato, nel I secolo d.C., in un giardino ricco di piante Mediterranee.

Quello che resta di Akragas, oggi, è una valle con dei resti eccezionali, legati alla civiltà greca e alle trasformazioni successive:  un esempio ne è proprio l’ekklesiasterion che nei secoli venne interrato e su cui è stato eretto il cosiddetto Oratorio di Falaride, un piccolo tempio chiuso nel corso dei secoli.

I templi di Akragas hanno, invece, avuto alterne fortune:  se il Tempio della Concordia è giunto fino a noi quasi intatto, non si può dire la stessa cosa per il Tempio di Zeus,  di cui restano pochi ruderi a causa dell’utilizzo fattone, ai tempi di Carlo III (metà del XIV secolo d.C.), per costruire il molo del porto di Empedocle.

Il Tempio di Eracle ha, invece, subito gli effetti di eventi bellici e di diversi terremoti e solo nella prima metà del 900 sono state risollevate otto colonne  dell’antica struttura: l’attribuzione al eroe greco è decisamente posteriore alla fondazione del tempio e deriva da fonti storiche precise, come un passo di un’opera di Cicerone,  In Verrem, in cui si menziona un tempio edificato ad Akragas in onore di Eracle.

Akragas e la Valle dei Templi, dunque, sono state nel corso dei tempi  fonte di ispirazione letteraria: Guy de Maupassant, definisce questa terra, nel suo “Viaggio in Sicilia”, “quello che mi rende indispensabile la visita è che essa può definirsi uno strano e divino museo d’architettura”…

Goethe in un martedì del 1787, il 24 aprile, passeggiando tra queste meraviglie ed estasiato dalla bellezza di questi luoghi, ha scritto: “Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sole”

Daniele Mancini

Per ulteriori info:

  • www.parcovalledeitempli.it
  • F. Alaimo, La leggenda di Akragas, Firenze 1991
  • P. Griffo, Akragas, Agrigento. La storia, la topografia, i monumenti, gli scavi, Roma 1995
  • E. De Miro, Agrigento, Palermo 2000

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