La Turchia archeologica vista da un… fisico! (prima parte)

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Inizio oggi a pubblicare i resoconti di viaggio di una mia carissima amica, compagna alle scuole superiori, oggi insegnante nonché… un fisico! Lei si chiama Maria Assunta Maccarone: è nata a Chieti dove vive fino all’età di diciannove anni; poi si trasferisce all’Aquila dove si laurea in Fisica e diventa insegnante di Matematica e Fisica nelle scuole superiori. Successivamente insegna a Chieti, Verona, Pescara e provincia, Roma in varie scuole di I e II grado. Da sempre appassionata di viaggi che inizia però a fare solo a partire dal 2000: dapprima solo in Europa e dal 2004 in poi ha girovagato nei cinque Continenti entrando in contatto con popoli e culture diverse da cui ha imparato tantissimo!

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo su Troia e la sua scoperta (http://www.danielemancini-archeologia.it/archeologicando-attorno-a-troia/) ed ora la nostra cara amica ci racconta della Turchia, una delle culle del mondo antico, dove si sono succedute popolazioni e culture di ogni tipo:  Hatti, Ittiti, Frigi, Lidi, Ioni, Persiani, Macedoni, Regni ellenistici, Romani, Parti, Sasanidi, Bizantini, Crociati e le Repubbliche marinare di Venezia e Genova, Selgiuchidi ed Ottomani, ognuno lasciando segni tangibili del loro passaggio. Ma veniamo al viaggio… Ecco a voi!

<< Uno dei più bei viaggi che ho fatto dal punto di vista archeologico è stato in Turchia, nell’agosto 2010. Non posso raccontarlo tutto ora perchè i siti archeologici visitati sono troppi e magari degli altri ne parlerò un’altra volta!

Ci sono delle premesse da fare per capire il contesto.

Viaggio con “Avventure nel Mondo”: “Cappadocia ed antichi regni”, il coordinatore alla prima esperienza in questo ruolo, gruppo formato da 2 uomini (uno dei quali il coordinatore e l’altro il mio futuro marito) e 14 donne (gruppi di amiche, madre e figlia, donne sole…) quasi tutte de Roma!

Dopo la visita nella stupenda Istanbul e dintorni, prendiamo il treno notturno per Ankara dove arriviamo l’indomani mattina presto. Alla stazione viene a prenderci un signore con il pulmino, ma subito ci accorgiamo che è troppo piccolo per starci in 16, più lui ed i bagagli!!! L’autista non sa che dire, non parla alcuna lingua comprensibile..allora mentre il nostro coordinatore alle prese con le due amiche romane,una patologa ed una regista, agguerrite perché già la sera prima hanno rischiato di perdere il treno (il coordinatore non aveva dato loro informazioni giuste per raggiungere la stazione) e pretendono giustamente un pulmino confortevole, noi tentiamo di far capire all’autista (che non parla alcuna lingua comprensibile) di portarci a fare colazione perché in stazione non c’è nulla di commestibile di prima mattina. Ci porta in una specie di centro commerciale, ma dopo aver girato un pò, ci rendiamo conto che anche lì si mangia tutta roba salata. Gli chiediamo di andare da qualche altra parte, lui non capisce e… facendo il giro tondo col pulmino, ci riporta di nuovo al bar della stazione!!!

Finalmente il coordinatore ci informa che presto cambieremo pulmino, ma il viaggio inizia ed il nuovo autista con pulmino più spazioso a seguito, ci raggiungeranno all’hotel la sera successiva.

Dopo la breve visita della Cittadella ci rechiamo al Museo delle Civiltà anatoliche (o Museo degli Ittiti) di Ankara..ben tenuto, ma visitarlo dopo una nottata in treno non è stato il massimo perciò non abbiamo afferrato tutto ciò che la guida in inglese ci spiega..e basta poco..ad uno ad uno ci stacchiamo dal gruppo ed iniziamo a girovagare leggendo alla rinfusa i cartelli disposti nelle teche.

Ci ritroviamo tutti davanti all’uscita e riprendiamo il pulmino. Dopo una trentina di chilometri arriviamo in un immenso sito archeologico: Hattusa, la capitale dell’impero ittita, situata in Anatolia centrale. Ci rechiamo ad una casina dove una guida turistica parlante italiano ci attende, a loro dire, la migliore guida in italiano del posto!!! Scesi tutti dal pulmino con una temperatura che sfiora i 50 gradi, senza un riparo all’ombra ed un’immensa distesa di sassi, la fantomatica guida inizia a parlare. Tutti ascoltano attentamente, ma appena apre bocca ci accorgiamo che purtroppo non è in grado di costruire una frase di senso compiuto nella nostra lingua e per capire qualcosa dobbiamo “ricostruirla” con le parole da lui pronunciate: “1200 finito, 7 metri lungo legno importante, peste no gherra, tutti morti stop!”

Iniziamo a guardarci in faccia, facce da ridere coperte quasi tutte da cappello ed occhiali per non essere accecati dal sole ormai alto nel cielo. Una tipa, non avendo il cappello, ha messo in testa il giubbino della tuta piegato come il fazzoletto di mia nonna a quattro spigoli… Una delle sorelle romane, senza cappello nè occhiali ma con gli occhi chiusi, sembra dorma in piedi. Immobili sotto il sole a picco di mezzoggiorno (come in quasi tutte le escursioni di Avventure), col timore che qualcuno svenisse da un momento all’altro, si finge di seguire come diligenti scolaretti in gita… tranne una, lei, l’unica eroina che ascolta attentamente e sembra sappia ricomporre in ordine tutte le parole che “l’esperta” guida pronunci con orgoglio ma alla rinfusa: lei, la figlia, appena laureata in lettere classiche, di una bigotta ex-insegnante, legate morbosamente l’un l’altra!

Mi guardo intorno e altro non vedo che sassi, il caldo è terrificante, la luce del sole penetra tra le rocce e sembra voglia scioglierle… a malapena scorgo che ci sono fondamenta di palazzi e di templi che lasciano immaginare una città molto popolata.

Riprendiamo il pulmino per recarci in una zona più in collina; sin dalla prima media avevo sentito parlare de “la porta dei leoni“, ma non immaginavo minimamente di trovarmela di fronte dopo una decina di minuti! Che dire? Non facevo altro che guardarmela e riempire gli occhi di bellezza e confrontavo il mio ricordo con ciò che all’improvviso la guida ci ha annunciato come se nulla fosse!

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Riflettendo bene e riguardando le foto successivamente, non è che sia così bella come l’avevo immaginata, ma per me rappresentava una conferma dei miei vecchi studi e di ciò che rimane nella mente dopo anni di altro interesse!

L’avevo disegnata molte volte e più volte l’avevo vista raffigurata sui libri di arte e di storia, ma il tempo l’ha logorata più di quanto immaginassi. Intanto l’ho vista realmente e per me già quello è stata una conquista! >>

Ancora curiosi? A domani per la seconda parte.

 

Daniele Mancini – Maria Assunta Maccarone

 

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