LA PIRAMIDE CESTIA, A ROMA

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Le piramidi non erano solo un esclusivo manufatto limitato al continente africano e la Piramide Cestia, anche denominata Piramide di Caio Cestio o Sepulcrum Cestii, ne è una concreta testimonianza.

Eretto tra il 18 e il 12 a.C., lungo la Via Ostiense a Roma, durante il principato di Ottaviano Augusto, il monumento sepolcrale ha delle ragguardevoli dimensioni, seppur notevolmente inferiori alle piramidi egizie: base quadrata di 29,5 m e altezza di 36,4 m.

Strutturalmente la Piramide Cestia è molto più ripida rispetto alle sue omologhe egiziane e non è chiaro se sia stato un errore o una prodezza ingegneristica romana: dall’uso del calcestruzzo come materiale da costruzione principale, coperto da laterizi e rivestito con marmo di Luni, all’estremità particolarmente rastremata, per ottenere quella visione d’impatto del monumento.

Per la costruzione della piramide romana, più che l’influenza delle piramidi egiziane, il cui territorio è divenuto provincia romana dal 30 a.C., più interessanti sono gli scenari relativi alla spedizione militare romana nel territorio di kushita, nel nord del Sudan, intorno al 23 a.C. Questo tentativo di invasione avrebbe potuto svolgere il suo ruolo di “ispiratore” alla “ripida” Piramide Cestia, simile alle piramidi nubiane esistenti e progettate dal Regno di Kush.

L’architettura romana proto imperiale, ormai, come consuetudine romana quella di assorbire le culture dei vinti, era particolarmente influenzata dai manufatti egiziani e gli obelischi importati dalla terra del Nilo sono eretti in diverse parti della città, come l’obelisco di 25 m, oggi in Piazza San Pietro e realizzato nel XIII secolo a.C.

Roma ospitava diverse altre piramidi, oggi non più esistenti: na di queste era la cosiddetta Piramide di Romolo, anhe denominata Meta Romuli, posta in prossimità dell’incrocio tra la via Cornelia e la via Trionfale, in un’area fuori porta, nell’Ager Vaticanus, che vedeva la presenza di numerose aree cimiteriali come la vicina Necropoli vaticana.

Durante il Medioevo, la Piramide Cestia era conosciuta come la Piramide di Remo o Meta Remi, ed entrambi i monumenti erano erroneamente ritenuti i mausolei dei leggendari fondatori di Roma.

La mania per le strutture egiziane si è in gran parte attenuata durante l’epoca del tardo impero e in classico episodio di vandalismo culturale “sponsorizzato dallo stato”, la Piramide di Romolo è stata completamente spoliata dai suoi marmi, poi adoperati per le scale della Basilica di San Pietro.

La Piramide Cestia e Porta S. Paolo, foto del 2014 – Daniele Mancini

La Piramide Cestia è composta, al suo interno, da una camera funeraria di circa 23 mq con volta a botte con ingresso murato, secondo lo stile egiziano. La camera era originariamente decorata con vivaci affreschi di stile pompeiano, mentre le iscrizioni sul lato sud-est, recitano: <<Caio Cestio Epulo, figlio di Lucio, della tribù Poblilia, pretore, tribuno del popolo, settemviro degli epuloni. Quest’opera è stata completata per testamento in 330 giorni per disposizione di Lucio Ponzio Mela figlio di Publio della tribù Claudia, erede, e di Potho, liberto>>.

La Piramide Cestia è stata collegata alle fortificazioni delle mura aureliane tra il 271 e il 275 d.C., una decisione architettonica che avrebbe consentito il cruciale “mantenimento” del monumento nel corso dei secoli.

Recentemente la piramide ha subito importanti lavori di restauro, grazie anche alle sostanzione donazioni di alcuni moderni filantropi.

 

Daniele Mancini

 

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