La “fantastica” storia della fondazione di Teate Marrucinorum

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Negli ultimi mesi mi sono imbattuto in diversi testi, scientifici e meno scientifici, che mi hanno raccontato della storia antica della mia città, Chieti, quella Teate Marrucinorum divenuta tale dopo alcuni millenni di piccoli insediamenti che hanno popolato i rilievi più alti, tenendo sotto controllo le varie vie di comunicazione terrestri e fluviali, con la costa e l’entroterra.

Mi piacerebbe mettere un punto fermo sulla storia “fantastica” di Teate ma ritengo che sia quasi impossibile: hanno scritto e si continuerà a scrivere delle sue origini mitologiche, è costume locale farlo, e non è certo il sottoscritto a poter mettere la parola fine ad un così “degno” argomento!

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Nella foto: Thetis consegna al figlio Achille le armi appena forgiate da Efesto, dettaglio di un vaso attico a figure nere (hydria), ca. 575 a.C.-550 a.C., esposto al Louvre

Prima di raccontare della mitica fondazione e della figura dell’ecista teatino, Achille e/o Ercole (!!!), indico le fonti da cui sono partite tutte queste importanti considerazioni di storia popolare: il geografo storico greco Strabone, vissuto in prima età imperiale, scrisse Geografia, un trattato ricco di curiosità e notizie di ogni tipo sui paesi che facevano parte dell’impero romano al tempo di Augusto. Tra i 17 libri che ne compongono l’opera, particolare rilievo hanno il V e il VI, dedicati all’Italia, in cui vengono passati in rassegna popoli e città con la loro vita economica e civile. Il Libro V, Capo VIII,  racconta brevemente anche di Teate Marrucinorum, del suo popolo e del terriotrio che occupava. Su queste notizie, i fieri storici teatini, costruirono una leggenda pari a quelle delle più importanti città italiche. Il primo fu Sinibaldo Baroncini, canonico della Cattedrale nei primi anni del ‘600. Questi indirizzò le sue ricerche sulle origini di Chieti, completando la stesura del libro De Metropoli Teate ac Marrucinorum antiquitate et praestantia. In esso si ripercorre la storia della città attraverso l’analisi delle numerose lapidi rinvenute durante gli scavi archeologici condotti allora per la prima volta. Il volume del Baroncini ha rappresentato un punto di riferimento importante per lo studio della storia di Chieti e fu spesso anche saccheggiato da altri studiosi locali come Lucio Camarra. Storico e giureconsulto seicentesco, scrisse  il De Teate Antiquo approfondendo la questione dei confini storici fra i Marrucini e Frentani, indagando anche negli scritti di Strabone e sul nome Teate. Gerolamo Nicolino, storico e giurista teatino della metà del ‘600, invece, compie un’ampia disamina su Greci, Achille, Ercole e date di fondazione nel suo scritto Historia della Città Metropoli di Chieti. Tra gli autori del XVIII secolo non posso dimenticare Padre Giuseppe Allegranza, archeologo domenicano di metà ‘700: nei suoi studi aggiunse ulteriori tasselli per la storia della città. Domenico Romanelli, storico ed archeologo abruzzese, vissuto tra fine ‘700 e primi ‘800, invece, fu molto critico nei confronti del Camarra, confutandone tutte le teorie e gli studi. In epoche più recenti, un po’ tutti hanno scritto dell’origine di Teate e oggi me ne diletto anche io.

Ne tralascio molti altri (Saverio Del Giudice, Federico Valignani, per citarne qualcuno tra quelli più antichi…) , ma veniamo al dunque. Alcuni scrittori teatini fanno risalire la fondazione di Teate a popolazioni greche (Pelasgi) dopo la distruzione di Troia e antica tradizione vuole che il nome derivi da quello della madre di Achille, la ninfa Thetis,  e che sia Achille stesso quel guerriero armato su un cavallo al galoppo che è il simbolo della città. Altri indicano che ai Marrucini si unirono alcuni coloni greci qui approdati: infatti, dietro l’angolo delle congetture inerenti le teorie storico-scientifiche dell’epoca, c’è un’altra possibile origine greca della città, con gli Arcadi che avrebbero fondato una colonia sul crinale del colle a controllo della valle dell’Aterno e con le montagne a proteggerne i confini.

Plausibile ma…

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Foto aerea recuperata presso l’Archivio Comunale di Chieti

Diversi millenni or sono, quando il traguardo del Neolitico era stato tagliato da parecchio, una famiglia, che oggi si direbbe “allargata”, stanca di nomadismo e caccia, decise di fermarsi su un declivio di una collina, a poca distanza dal mare: il Tricalle. Costruirono le loro capanne in modo da poter controllare la piccola via fluviale e le colline circostanti. Oltre agli utensili da lavoro, usavano ciottolame in una ceramica caratteristica di quei territori, detta tipo Guadone!  L’insediamento si sviluppò, nei millenni successivi, anche sulle altre colline, come la collina di S. Paolo e della Civitella, fino a giungere, in pieno Eneolitico, al controllo anche dell’altro versante dove una via fluviale più imponente (l’Aterno-Pescara), solcava una valle ampia e lussureggiante. La tipologia di utensili da cucina si sviluppò nella cosiddetta ceramica tipo Spilamberto. Fino ad Età del Bronzo avanzata, le arci sommitali del crinale furono abitate in modo continuo ed un nutrito gruppo di guerrieri, i Marrucini, si stabilì sui siti più difendibili. La loro capitale politica e religiosa (nei pressi di Rapino, ndr) era troppo lontano dalle vie di comunicazione e decisero di stabilire la nuova Touta Maruca proprio su quel crinale. Il modello di insediamento sembrerebbe riconoscibile nel tipo caratteristico delle aree italiche, dislocato su un sistema costituito da tre colline, di cui un’area adibita a necropoli: la Civitella, S. Paolo e Colle Gallo, oggi S. Giustino, e la spianata di Porta S. Anna per la necropoli.
La nostra famiglia “allargata” insediatasi nel Neolitico si sviluppò, quindi, fino a creare un vero centro sociale, sviluppatosi e ingranditosi in epoca storica successiva, ma di cui parlerò un’altra volta. Ma i Greci/Arcadi? La nostra “famiglia” sembra non averne incontrati se non in qualche scambio culturale sporadico giunto dal mare, presso la foce dell’Aterno-Pescara.

Quindi? L’esigenza di trovare, sia in epoca antica che in periodi recenti, la nobile origine, l’ecista eroe, la fondazione prima del 21 aprile del 753 a.C. (Roma…, ndr), ha convinto studiosi antichi e moderni a creare una fantastica storia della fondazione di Teate  da parte di eroi greci e culminata il fatidico 11 maggio del 1182 a.C.  (o 1181…) ! L’ora non è precisata…

 

Daniele Mancini

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