LA DOMUS AUREA DI NERONE

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Le imprese militari di conquista realizzate dagli ambiziosi generali e imperatori romani erano sovente accompagnate dalla realizzazione di sontuose costruzioni a testimonianza anche della loro abilità architettonica e ingegneristica, raggiungendo, a volte, livelli “decadenti”. La Domus Aurea accoglie il progresso delle abilità costruttive romane in termini di magnificenza e ostentazione della ricchezza che persuadeva Roma in quel periodo.

Progettato come una grande villa con un portico “paesaggistico”, il progetto costruttivo, patrocinato dall’imperatore Nerone, è stato iniziato nel 64 d.C., dopo che il grande incendio di Roma aveva distrutto molti degli edifici aristocratici e civili alle pendici del Palatino.

Si può quasi certamente affermare, dunque, che la Domus Aurea non sarebbe esistita se il grande incendio di Roma non si fosse verificato nella notte tra il 18 e il 19 luglio dell’anno 64 d.C.: grazie al provvido evento catastrofico, interi quartieri sono stati distrutti lasciando enormi spazi per i futuri progetti edilizi imperiali.

Molte accuse che la storia ha rivolto a Nerone sono prive di fondamento: l’incendio originario è iniziato dall’altra parte del Colle Palatino, a circa un chilometro da dove è stata posata la pietra fondatrice della Domus Aurea: inoltre, alcune sezioni del palazzo imperiale di Nerone, la Domus Transitoria, sul Palatino, sono state distrutte dalle fiamme e solo l’intervento dell’imperatore ha salvato diverse opere in marmo della Domus Transitoria poi utilizzate nella Domus Aurea!

Costruita in laterizi e opus caementicium, l’imponente Domus Aurea è stata completata nel 68 d.C. Il nome stesso deriva dagli spettacolari componenti della facciata dell’edificio che erano ricoperti di foglie d’oro, completati da gemme rare e pregiate conchiglie. La ricchezza ostentata non era tuttavia solo limitata alle facciate esterne. L’imponente edificio, a due piani, era composta anche da sofisticati soffitti a stucco ai quali erano incastonati pietre preziose e manufatti in avorio. Le pareti erano grandiosamente affrescate e la struttura è stata concepita per contenere oltre 140 camere con elementi tematici decorativi diversi dai soffitti alti fino a 11 m).

Ad esempio, la cosiddetta Sala dalla volta d’oro sfoggia un soffitto soffitto dorato, pannelli di marmo e un affresco con una rappresentazione della scena mitologica in cui Zeus rapisce Ganimede, il più bello dei mortali, per farne il suo coppiere.

L’intero complesso della Domus Aurea copriva un’ampia area e, presumibilmente, comprendeva parti del Palatino, dell’Esquilino e del Celio. Si stima che questo enorme complesso, incluso il suo lago artificiale, abbia avuto una superficie di ben 80 ettari!

Svetonio, lo storico e biografo imperiale vissuto tra il I e il II secolo d.C., così descrive la Domus Aurea:

  • Praecipua cenationum rotunda, quae perpetuo diebus ac noctibus uice mundi circumageretur.
  • [… ] Per dare un’idea della estensione e dalla sua magnificenza, basterà ricordare i seguenti dati. C’era un vestibolo in cui era stato eretto un colosso a sua sembianza, alto centoventi piedi. Era tanto vasta, che nel proprio interno aveva dei porticati a triplo ordine di colonne, per la lunghezza di mille passi, e uno stagno che sembrava un mare, circondato da edifici che formavano come delle città.

    Per di più, nell’interno vi erano campagne ricche di campi, vigneti, pascoli e boschi, con moltissimi animali domestici e selvatici di ogni specie. Nel resto della costruzione, ogni cosa era ricoperta d’oro e abbellita con gemme e madreperla.

    Il soffitto dei saloni per i banchetti era a tasselli di avorio mobili e perforati, in modo da poter spargere fiori e profumi sui convitati. Il principale di questi saloni era rotondo e girava su se stesso tutto il giorno, continuamente, come la terra.

    Nelle sale da bagno scorrevano acque marine e acque di Albula, e quando alla fine dei lavori, Nerone inaugurò un palazzo di tal fatta, lo approvò soltanto con queste parole: «Finalmente comincerò ad abitare come un uomo!»

Il primo passo in latino narra di un particolare dell’architettura della Domus Aurea e si riferisce alla sala da pranzo più importante della Domus Aurea, una sala rotonda, spiega lo storico romano, che ”girava continuamente, giorno e notte, su se stessa, come il mondo”; sul soffitto, sembra fossero dipinti dettagli astronomici delle stelle. Questo meccanismo rotante avrebbe potuto essere alimentato dall’acqua e nel 2014 è stato identificato un ambiente circolare sostenuto da un enorme pilastro che riferirsi alla stessa stanza menzionata da Svetonio.

Ho scritto diverse volte del Colosseo Amphitheatrum Flavium, ho scritto di come fosse stato finanziato grazie al bottino delle Guerre Giudaiche che videro la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Ebbene, l’imponente anfiteatro romano è stato edificato proprio sul lago, prosciugato e spianato, della Domus Aurea. Con questa opera, l’imperatore Vespasiano, che voleva fortemente un edificio da regalare al popolo romano, in contrasto con i progetti personali presumibilmente decadenti intrapresi dal suo predecessore Nerone, ha definitivamente posto un velo di damnatio memoriae sul suo predecessore!

Sul nome Colosseo e sulla statua “colossale” di Nerone che si trovava lungo la porta principale  della Domus Aurea, tanto è stato scritto, anche in questo blog, incluso della sostituzione della testa della statua di bronzo dorato dell’imperatore con quella della dio Apollo, con tanto di corona radiata, in luogo della completa distruzione dell’imponente opera d’arte.

Lavori di ricerca sono continui nella Domus Aurea e, recentemente, è stato riportato alla eccelsa visione del pubblico un affresco con protagonisti Achille e Ulisse.

Lo scudo è alzato, la lancia è già sfoderata, perché la natura è quella dell’eroe. Nulla può la mano della madre, che stretta sul braccio cerca di trattenerlo da un destino già scritto. Cinque mesi di lavori, con microtrapani, laser e soluzioni chimiche speciali, hanno riportato alla luce Achille, duemila anni dopo, scovato ancora da Ulisse, nonostante Teti avesse fatto di tutto per sottrarlo alla guerra di Troia.

Tronfio oggi spicca al centro della volta, poco sopra quell’altra figura di donna offerente a un Dio, tra l’oro che disegna i profili di capelli e vesti e i segni lasciati sull’intonaco dalle gemme preziose di cui favoleggiava Svetonio: è lo ‘svelamento’ regalato dai lavori di pulitura, messa in sicurezza e consolidamento di due tasselli dei decori della Sala di Achille a Sciro, proprio accanto alla Sala Ottagona, realizzati grazie alla sponsorizzazione tecnica di una fondazione svizzera.

 

Daniele Mancini

 

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